Vitamina K alla nascita: cosa emerge dallo studio su oltre 5 milioni di neonati negli USA
Avvertenza. Contenuto informativo. Non sostituisce il parere del pediatra o del punto nascita. Non è un consiglio clinico individuale.
Nei neonati degli Stati Uniti la mancata somministrazione intramuscolare di vitamina K alla nascita è associata a un rischio più alto di emorragie nei primi sei mesi di vita. Lo indica uno studio di coorte osservazionale pubblicato il 5 novembre 2026 su JAMA, basato su oltre cinque milioni di nascite. I numeri vanno letti come associazione nei dati USA, non come prova sperimentale di causa né come «epidemia» in Italia.

Il lavoro (DOI 10.1001/jama.2026.21764) è riassunto nel comunicato di JAMA Network. Non è un vaccino: è una profilassi farmacologica intramuscolare contro l’emorragia da deficit di vitamina K (VKDB).
Cosa ha misurato lo studio JAMA
Secondo l’abstract PubMed (PMID 42986716) i ricercatori hanno analizzato 5.240.780 neonati nati tra il 2017 e il 2025 a 35-43 settimane di gestazione, con dati da cartelle elettroniche Epic Cosmos in tutti i 50 Stati USA. L’esposizione studiata è la mancata ricezione documentata di vitamina K intramuscolare alla nascita («nonreceipt»), non automaticamente un rifiuto firmato dai genitori.
La quota di neonati senza vitamina K IM registrata è passata dal 3,1% nel 2017 al 6,8% nel 2025. Nei primi sei mesi, le emorragie risultano 288,0 ogni 10.000 nascite tra chi non ha ricevuto la profilassi IM contro 185,9 ogni 10.000 tra chi l’ha ricevuta: rapporto di rischio aggiustato (ARR) 1,47 (intervallo di confidenza al 95% 1,43-1,51). Per l’emorragia intracranica i tassi sono 33,0 contro 13,2 ogni 10.000 (ARR 2,43; IC 2,26-2,62).
Il Children’s Hospital of Philadelphia, che ha partecipato allo studio, riporta anche che circa un neonato su 114 senza iniezione documentata corrisponderebbe a un evento emorragico in più nei primi sei mesi rispetto a un gruppo simile che l’ha ricevuta. È una stima degli autori, non una regola individuale.
Cosa dicono gli autori (traduzione)
Heather H. Burris, neonatologa al CHOP e coautrice, ha detto: «La somministrazione intramuscolare di routine della vitamina K è da decenni molto efficace nel prevenire l’emorragia da deficit di vitamina K nei neonati». E ha aggiunto: «Il nostro studio è il primo a documentare un calo nazionale della somministrazione insieme a un aumento dei rischi di emorragia. I risultati sottolineano quanto contino informazione e consapevolezza, perché le famiglie capiscano i rischi gravi e prevenibili per i neonati che non ricevono la vitamina K alla nascita».
Kevin Dysart, coautore senior, ha osservato che la differenza è particolarmente preoccupante per le emorragie in o intorno al cervello: i neonati senza vitamina K documentata avevano più del doppio del rischio di emorragia intracranica registrata, con 33 casi ogni 10.000 nascite contro 13 ogni 10.000 tra chi l’aveva ricevuta.
Limiti: osservazionale, USA, non «rifiuto» automatico
Si tratta di uno studio retrospettivo osservazionale. L’abstract parla di «refusal» in apertura, ma la variabile misurata è l’assenza di somministrazione IM documentata: possono entrare rifiuti, omissioni, problemi di registrazione o altri motivi. Non si può leggere ogni caso come rifiuto genitoriale. Non sono inclusi i pretermine sotto le 35 settimane; i dati vengono da cartelle elettroniche e restano possibili errori di classificazione. La via orale non è stata valutata in questo confronto.
ARR qui significa rapporto di rischio aggiustato, non «riduzione assoluta del rischio». Associazione statistica non equivale a dimostrazione sperimentale di causalità.
In Italia: cosa spiega il Bambino Gesù
La scheda del Bambino Gesù sulla malattia emorragica del neonato ricorda che alla nascita i livelli di vitamina K sono bassi e che dal 1961 si usa la profilassi intramuscolare. In Italia la maggior parte dei centri somministra 0,5-1 mg per via intramuscolare. La via orale, usata in alcuni Paesi, secondo la stessa scheda non protegge altrettanto dalla forma tardiva, la più pericolosa. Non trasformiamo questi punti in indicazioni personali: restano informazioni istituzionali da discutere con pediatra e punto nascita.
Su SaluteLab abbiamo già spiegato i tipi di vitamina K e il loro ruolo; un altro pezzo riguarda invece un angolo diverso, sul menadione e la prostata. Nessuno dei due sostituisce questo aggiornamento sullo studio USA.
Domande frequenti
No. È una profilassi farmacologica intramuscolare contro l’emorragia da deficit di vitamina K, non un vaccino.
No. È osservazionale: collega la mancata somministrazione IM documentata a un rischio più alto di emorragie registrate nei primi sei mesi, nei dati USA. Non è una prova sperimentale di causa né una previsione individuale.
Non necessariamente. Lo studio misura l’assenza di vitamina K IM documentata. Il rifiuto è una delle possibili spiegazioni, non l’unica.
Secondo il Bambino Gesù, nella maggior parte dei centri si somministrano 0,5-1 mg di vitamina K per via intramuscolare alla nascita. Le scelte sul singolo neonato spettano a pediatra e punto nascita.
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