Perché coi primi freddi ci si ammala di più: cosa succede alle difese del naso e quali virus circolano ora
Il legame tra aria fredda e raffreddore dipende anche da una risposta immunitaria locale: un calo di 5 °C nella mucosa riduce del 41,9% le vescicole antivirali che formano le difese del naso, secondo uno studio della Harvard Medical School sul Journal of Allergy and Clinical Immunology. Queste prove derivano però da test di laboratorio su cellule e tessuti nasali umani; nella vita reale il freddo da solo non fa ammalare senza incontrare i virus respiratori.

Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2026
Perché aria fredda e raffreddore sono collegati e cosa succede alle difese del naso?
Il naso è la prima porta d’ingresso per i virus respiratori. Quando la mucosa intercetta un virus, libera subito nel muco miliardi di minuscole sfere chiamate vescicole extracellulari.
Il meccanismo è stato descritto dal gruppo di Benjamin Bleier e Mansoor Amiji (Massachusetts Eye and Ear, Harvard Medical School e Northeastern University) nello studio uscito sul Journal of Allergy and Clinical Immunology. Quando il recettore immunitario TLR3 riconosce un virus a 37 °C, la mucosa aumenta del 60% (1,6 volte) la produzione di queste vescicole difensive.
Queste vescicole proteggono le vie aeree con una doppia azione. In superficie espongono recettori-esca (LDLR e ICAM-1) che agganciano i virus nel muco. All’interno trasportano invece il microRNA antivirale miR-17, che frena la replicazione virale.
Cosa cambia nella mucosa quando la temperatura del naso scende di 5 gradi?
I ricercatori di Boston hanno prima misurato la temperatura interna del naso su volontari sani passati da 23,3 °C a 4,4 °C. Nel turbinato inferiore la temperatura è scesa fino a 6,4 °C davanti e di 4,7 °C al centro, con un calo medio di circa 5 °C.
Il gruppo ha quindi applicato la stessa riduzione di 5 °C (da 37 °C a 32 °C) su colture in vitro di cellule epiteliali nasali umane e su campioni ex vivo di tessuto nasale umano. I test hanno misurato la tenuta delle difese del naso contro due rinovirus (RV-1B e RV-16) e un coronavirus stagionale del raffreddore (CoV_OC43).
A 32 °C la barriera antivirale tra aria fredda e raffreddore ha mostrato quattro cedimenti netti nei campioni di laboratorio.
- Meno vescicole difensive: la quantità totale di vescicole extracellulari rilasciate dalla mucosa dopo lo stimolo virale è scesa del 41,9%.
- Meno microRNA antivirale: dentro ogni vescicola il contenuto di miR-17 si è ridotto del 23,8%.
- Recettori-esca indeboliti: sulle vescicole i recettori superficiali LDLR e ICAM-1 sono calati fino al 24,4% e al 77,2%, riducendo la capacità di intrappolare i virus.
- Maggiore replicazione virale: con meno scudi nel muco, i rinovirus e il coronavirus stagionale hanno infettato le cellule in misura quasi doppia rispetto ai test a 37 °C.
Che differenza c’è tra gli studi in vitro sul freddo e il contagio nella vita reale?
I risultati di Harvard completano un precedente studio della Yale University, guidato da Ellen Foxman e Akiko Iwasaki e pubblicato nel 2015 su PNAS. In quel lavoro, condotto su cellule delle vie aeree di topo infettate con rinovirus, alla temperatura nasale di 33 °C le cellule producevano molti meno interferoni di tipo I e III rispetto ai 37 °C dei polmoni. Di conseguenza il virus riusciva a replicarsi con più facilità.
Nella lettura medica occorre però distinguere il piano sperimentale dalla vita reale. Le prove sulle vescicole e sugli interferoni derivano da test in vitro (su cellule) ed ex vivo (su campioni di mucosa), non da test di contagio su persone esposte al freddo.
In condizioni reali il freddo e gli sbalzi termici non creano mai un’infezione dal nulla: per ammalarsi serve sempre l’incontro con un virus. Il raffreddamento della mucosa rende però più vulnerabili le prime vie aeree proprio in autunno. In questa stagione si passa infatti più tempo al chiuso, come spiegato nell’analisi sul perché ci si ammala di più in autunno tra raffreddore, influenza e Covid.
Quali virus respiratori circolano in Italia a fine ottobre 2026?
Il quadro virologico italiano di fine ottobre 2026 conferma questa dinamica stagionale. Come ha riferito il 22 ottobre 2026 Sky TG24 Salute citando il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università Statale di Milano, le temperature ancora miti in diverse regioni stanno ritardando l’ondata dei veri virus influenzali. Questi ultimi si trasmettono con più forza quando il freddo diventa stabile.
Come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità sul portale EpiCentro, l’influenza vera e propria dipende dai virus di tipo A e B della famiglia Orthomyxoviridae. Si manifesta con febbre improvvisa, dolori muscolari e sintomi respiratori. Accanto a questi agenti, a fine ottobre 2026 circolano in Italia diversi altri virus che provocano raffreddori, mal di gola, tosse e febbricola.
- Rinovirus e coronavirus stagionali: sono i principali responsabili del raffreddore comune e sfruttano proprio il raffreddamento delle prime vie aeree.
- Virus parainfluenzali, adenovirus e SARS-CoV-2: causano forme simil-influenzali spesso indistinguibili dai primi sintomi dell’influenza senza un tampone specifico.
- Virus respiratorio sinciziale (VRS): cresce tra autunno e inverno e richiede particolare attenzione nei bambini molto piccoli (per il rischio di bronchiolite) e negli anziani.
In Italia il monitoraggio di questi patogeni fa capo alla rete RespiVirNet, coordinata dall’ISS col Ministero della Salute. Il 22 ottobre 2026 l’epidemiologo Gianni Rezza ha ricordato l’importanza di una piena e tempestiva operatività della sorveglianza nazionale.
Come proteggere le difese del naso quando scendono le temperature?
Il rapporto tra aria fredda e raffreddore nasce dall’incontro tra un virus e una mucosa raffreddata. Per proteggere le difese del naso conviene quindi unire le misure igieniche contro il contagio alla tutela termica delle vie aeree.
Un primo accorgimento fisiologico consiste nel respirare con il naso anziché con la bocca quando si cammina all’aperto. I turbinati nasali riscaldano, umidificano e filtrano l’aria prima che raggiunga i bronchi. Al contrario, l’abitudine di respirare con la bocca riduce il filtro nasale e l’ossido nitrico. Nelle giornate più rigide, coprire naso e bocca con una sciarpa aiuta a mantenere tiepida l’aria inspirata e a preservare i 37 °C della mucosa.
Restano infine essenziali le regole classiche di prevenzione indicate dall’ISS: lavare spesso le mani con acqua e sapone, arieggiare stanze e uffici ed evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani sporche. È utile inoltre valutare col proprio medico le vaccinazioni stagionali raccomandate per anziani, fragili e categorie a rischio.
Domande frequenti
Prendere freddo fa venire il raffreddore anche se non si incontrano virus?
No. Il freddo da solo non può causare il raffreddore né l’influenza, perché le infezioni respiratorie richiedono sempre il contatto con un virus. L’aria fredda abbassa però di circa 5 °C la temperatura interna del naso, indebolendo temporaneamente la barriera immunitaria locale della mucosa.
Cosa succede alle difese del naso quando la temperatura scende di 5 gradi?
Secondo uno studio della Harvard Medical School su cellule e tessuti nasali umani in laboratorio, un calo di 5 °C (da 37 °C a 32 °C) riduce del 41,9% il rilascio delle vescicole extracellulari antivirali. Calano inoltre fino al 77,2% i loro recettori-esca contro i virus del raffreddore.
Quali virus causano raffreddore e sindromi simil-influenzali a fine ottobre 2026?
A fine ottobre 2026 in Italia circolano soprattutto rinovirus, coronavirus stagionali, virus parainfluenzali, adenovirus, SARS-CoV-2 e il virus respiratorio sinciziale. I virus influenzali di tipo A e B, monitorati dalla rete RespiVirNet dell’ISS, raggiungono invece il picco con il freddo invernale più stabile.
Come si possono proteggere le difese del naso dall’aria fredda in autunno?
Conviene respirare con il naso e, quando fuori fa molto freddo, coprire naso e bocca con una sciarpa per mantenere calda e umida l’aria inspirata. A questo vanno affiancati il lavaggio frequente delle mani, il ricambio d’aria nei locali chiusi e le vaccinazioni consigliate dal medico.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. In presenza di febbre alta persistente, difficoltà respiratoria o sintomi in bambini piccoli, anziani e persone fragili, è sempre necessario consultare il medico curante o il pediatra.
⚕️ Nota editoriale
I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.