Acqua ghiacciata durante un pasto abbondante: cosa dicono gli studi sulla digestione
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. In presenza di disturbi digestivi frequenti o persistenti è opportuno rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista.
Un bicchiere di acqua ghiacciata durante il pasto non “blocca” la digestione. Gli studi disponibili mostrano però che una bevanda fredda raffredda lo stomaco per circa mezz’ora e, in quella finestra, rallenta la prima fase dello svuotamento gastrico. Il limite è nei numeri: le ricerche sono poche, datate e condotte su piccoli gruppi di volontari sani, con bevande e non con pranzi abbondanti.

Acqua fredda durante i pasti: cosa succede nello stomaco
Il dato più preciso viene da uno studio dell’Università di Sheffield pubblicato nel 1988 sulla rivista Gut. W. M. Sun e colleghi hanno fatto bere a sei volontari sani, tra i 19 e i 24 anni, un succo d’arancia a tre temperature: 4 °C, 37 °C e 50 °C. Con la bevanda fredda la temperatura dentro lo stomaco è scesa in media a 21,2 °C, circa 45 secondi dopo l’inizio dell’ingestione. Con quella calda è salita a 43 °C.
In entrambi i casi lo stomaco è tornato alla temperatura corporea entro 20-30 minuti. Nello stesso intervallo la bevanda fredda ha lasciato lo stomaco più lentamente: la velocità iniziale di svuotamento era significativamente più bassa rispetto alla bevanda a 37 °C. Il rallentamento era tanto più marcato quanto più si abbassava la temperatura nello stomaco. Per la bevanda calda, invece, la differenza non era statisticamente significativa.
In pratica, un bicchiere a 4 °C porta lo stomaco da circa 37 °C a poco più di 21 °C. Per tornare alla temperatura di partenza servono fino a mezz’ora.
Acqua ghiacciata e digestione lenta: cosa dicono gli altri studi
Nel 1995 un gruppo del Royal Adelaide Hospital, in Australia, ha misurato la motilità gastrica di 12 volontari sani tra i 18 e i 55 anni. Lo studio, pubblicato sempre su Gut, ha confrontato bevande a 4, 37 e 50 °C, da 400 millilitri e quasi senza calorie. Sia le bevande fredde sia quelle calde hanno ridotto le contrazioni della parte finale dello stomaco, l’antro, rispetto a quella a 37 °C. Hanno anche modificato l’attività del piloro, la valvola che regola il passaggio verso l’intestino.
Gli effetti erano più evidenti nei primi 30 minuti e più marcati con la bevanda a 4 °C. Secondo gli autori, si tratta di un insieme di movimenti associato a un rallentamento del flusso verso l’intestino. Lo svuotamento, però, in questo studio non è stato misurato direttamente.
Un terzo lavoro, pubblicato nel 2009 sul Journal of Gastroenterology, ha testato pasti liquidi e solidi a 4, 37 e 60 °C su due gruppi di 25 volontari sani. Il tempo di svuotamento dimezzato non è cambiato con la temperatura. Il pasto a 60 °C ha invece accorciato la fase iniziale dello svuotamento rispetto a quello a 37 °C. Gli autori ne hanno concluso che un pasto caldo accelera lo svuotamento gastrico.
Grassi che si solidificano e congestione: cosa non è dimostrato
Circolano due spiegazioni molto diffuse: l’acqua fredda solidificherebbe i grassi del pasto e frenerebbe gli enzimi digestivi, e restringerebbe i vasi sanguigni della mucosa gastrica. Negli studi sull’uomo che abbiamo consultato non abbiamo trovato conferme a nessuna delle due.
Lo stesso vale per la “congestione fulminante” da bicchiere d’acqua. Le ricerche citate descrivono effetti misurabili ma temporanei sulla motilità dello stomaco, che si esauriscono in circa mezz’ora. Non descrivono un blocco della digestione.
Meglio bere acqua fredda o a temperatura ambiente ai pasti?
Gli studi non indicano una temperatura ideale per tutti. Suggeriscono però alcune cose:
- bevanda a 4 °C: rallenta la fase iniziale dello svuotamento gastrico nei primi 20-30 minuti (Sun, 1988);
- bevanda a 37 °C: è il riferimento usato negli studi, senza effetti termici sullo stomaco;
- pasto a 60 °C: accorcia la fase iniziale dello svuotamento (Journal of Gastroenterology, 2009).
Chi ha una digestione normale e beve un bicchiere d’acqua fredda può aspettarsi al massimo un rallentamento transitorio. Diverso il caso di chi soffre di dispepsia funzionale, un disturbo in cui lo svuotamento dello stomaco è spesso rallentato. Per queste persone, secondo gli autori dello studio del 2009, la temperatura del pasto potrebbe diventare un elemento della dieta terapeutica. È un’ipotesi da valutare con il proprio medico.
Domande frequenti
Bere acqua fredda dopo mangiato fa male? Negli studi su volontari sani una bevanda a 4 °C ha raffreddato lo stomaco e rallentato la prima fase dello svuotamento gastrico per circa 20-30 minuti. Non sono emersi blocchi della digestione. Chi ha disturbi digestivi frequenti dovrebbe parlarne con il proprio medico.
Quanto tempo impiega lo stomaco a scaldare l’acqua fredda? In uno studio pubblicato su Gut nel 1988, dopo una bevanda a 4 °C la temperatura nello stomaco è scesa in media a 21,2 °C. È tornata ai valori corporei, circa 37 °C, entro 20-30 minuti dall’ingestione, sia con la bevanda fredda sia con quella calda.
L’acqua calda aiuta la digestione? I dati sono contrastanti. Uno studio del 2009 ha osservato che un pasto a 60 °C accorcia la fase iniziale dello svuotamento gastrico, mentre uno studio del 1988 non ha trovato differenze significative con una bevanda a 50 °C. Le ricerche sono poche e condotte su piccoli gruppi.
Cos’è la dispepsia funzionale? È un disturbo digestivo che si manifesta senza una causa organica evidente, e in molti casi si accompagna a uno svuotamento dello stomaco più lento. Gli autori di uno studio del 2009 suggeriscono che la temperatura dei pasti possa diventare parte della dieta terapeutica, da concordare con il medico.
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