Gambe accavallate alla scrivania: cosa succede davvero a pressione, bacino e nervi

Un ginocchio sopra l’altro, senza pensarci, mentre si scrive una mail o si segue una riunione online. Accavallare le gambe è uno dei gesti più comuni alla scrivania. Gli effetti sono più sfumati di quanto si legga spesso. Il più misurato riguarda la pressione arteriosa: con le ginocchia accavallate, in uno studio su 283 pazienti ipertesi, la massima è salita in media di circa 10 mmHg.

Persona seduta alla scrivania con le gambe accavallate al ginocchio e un poggiapiedi sotto il tavolo, per l’articolo sugli effetti delle gambe accavallate su pressione e bacino

Perché accavalliamo le gambe senza accorgercene

Una possibile spiegazione arriva dalla biomeccanica. In uno studio pubblicato su Clinical Biomechanics, i ricercatori dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam hanno misurato l’attività dei muscoli addominali con elettrodi applicati sulla pelle. Con le gambe accavallate si riduceva in modo significativo l’attività dell’obliquo interno, uno dei muscoli che stabilizzano il bacino. Secondo gli autori, questo suggerisce che accavallare le gambe possa sostituire il lavoro di quei muscoli.

Gambe accavallate e pressione arteriosa

L’effetto più studiato riguarda la pressione. Due ricerche sono arrivate a risultati simili:

  • su 283 pazienti ipertesi, misurati da infermieri addestrati, accavallare la gamba all’altezza del ginocchio ha fatto salire la massima di circa 10 mmHg e la minima di circa 8, secondo lo studio pubblicato sul Journal of Clinical Nursing;
  • su 111 persone, la ricerca olandese su Blood Pressure Monitoring ha registrato aumenti della massima di 6,7 mmHg negli ipertesi in cura e di 7,9 mmHg nei diabetici in cura. Nelle persone con pressione normale l’aumento era più contenuto, ma significativo.

Lo studio olandese aggiunge un dettaglio utile: incrociando le caviglie invece delle ginocchia, la pressione non aumentava in modo significativo. Entrambi i gruppi di ricerca chiedono di standardizzare la posizione delle gambe durante la misurazione. Sono effetti osservati al momento della misura, non danni dimostrati nel lungo periodo.

Cosa succede al bacino e al muscolo piriforme

Accavallare le gambe cambia l’assetto del bacino. Nello studio di Rotterdam, il muscolo piriforme, che collega l’osso sacro al femore, risultava allungato dell’11,7% rispetto alla seduta normale e del 21,4% rispetto alla posizione in piedi. La sua forza comprimeva l’articolazione sacroiliaca, il punto di contatto tra sacro e osso iliaco.

Gli autori, però, interpretano questo effetto in senso positivo: secondo loro la posizione contribuisce alla stabilità dell’articolazione, non la mette a rischio.

Di segno diverso un piccolo studio coreano pubblicato sul Journal of Physical Therapy Science. Su 37 ventenni sani, un’ora a gambe accavallate è stata associata a squilibrio sagittale e torsione del bacino, misurati subito dopo da sdraiati. Il campione è piccolo e lo studio non dice se questi cambiamenti durino nel tempo.

Il rischio raro: la compressione del nervo peroneo

C’è poi un effetto meno noto. Il nervo peroneo passa sotto la testa del perone, appena sotto il ginocchio, dove può essere schiacciato. Un caso clinico pubblicato su Cureus descrive un ragazzo di 26 anni con il piede cadente, cioè l’incapacità di sollevare la punta del piede. Il disturbo è comparso dopo due-tre ore seduto a gambe incrociate su una superficie dura, senza cambiare posizione, e si è risolto in un mese.

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Il rischio sembra maggiore dopo un forte dimagrimento. Una serie di casi pubblicata nel 2026 descrive due uomini che hanno sviluppato il piede cadente dopo un rapido calo di peso con la tirzepatide e l’abitudine di accavallare le gambe. In entrambi i casi i sintomi sono scomparsi in tre-quattro mesi, smettendo di accavallare le gambe e con la fisioterapia.

Come sedersi meglio alla scrivania

Non ci sono studi che stabiliscano una postura ideale, ma da quelli disponibili si ricavano alcuni accorgimenti:

  • tenere i piedi appoggiati a terra, paralleli, e usare un poggiapiedi se la sedia non si abbassa abbastanza;
  • se si vuole incrociare le gambe, farlo alle caviglie invece che alle ginocchia, la posizione che non ha alzato la pressione negli studi;
  • cambiare posizione spesso, anche con un promemoria sul telefono o sul computer ogni 30 minuti;
  • misurare la pressione sempre con i piedi a terra e le gambe non accavallate.

Formicolii, debolezza del piede o difficoltà a sollevarne la punta dopo essere stati seduti a lungo vanno segnalati al medico.

Domande frequenti

Accavallare le gambe fa male?

Gli studi non dimostrano danni nel lungo periodo nelle persone sane. Accavallare le gambe al ginocchio fa salire la pressione al momento della misurazione e cambia l’assetto del bacino. Raramente, se la posizione dura a lungo, può comprimere il nervo peroneo sotto il ginocchio. Cambiare spesso posizione è la scelta più prudente.

Perché la pressione si misura con le gambe non accavallate?

Perché accavallare le gambe al ginocchio può far salire i valori. In uno studio su 283 pazienti ipertesi la massima aumentava di circa 10 mmHg e la minima di circa 8. Per questo le ricerche chiedono di misurare la pressione con i piedi appoggiati a terra.

È meglio incrociare le gambe alle caviglie?

Negli studi disponibili sì, almeno per la pressione. Una ricerca olandese su 111 persone ha rilevato che incrociare le caviglie, a differenza delle ginocchia, non faceva aumentare la pressione in modo significativo. Non ci sono invece studi che confrontino le due posizioni per bacino e schiena.

Cos’è la paralisi del nervo peroneo?

È una compressione del nervo che passa sotto la testa del perone, appena sotto il ginocchio. Può causare il piede cadente, cioè la difficoltà a sollevare la punta del piede. Nei casi descritti dopo posizioni prolungate a gambe incrociate, i sintomi sono scomparsi in settimane o mesi.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. In caso di dolore, formicolii o debolezza alle gambe, rivolgiti al tuo medico.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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