Retinite pigmentosa, individuato un nuovo gene: lo studio coordinato da ISS e Bambino Gesù
Un gene finora non associato alla retinite pigmentosa, PRKCZ, può spiegare alcune forme della malattia che compaiono in età adulta e senza casi evidenti in famiglia. Lo hanno individuato ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e della Fondazione Bietti, alla guida di un gruppo internazionale. Lo studio, pubblicato su JAMA Ophthalmology, è un passo avanti per la diagnosi: al momento non esiste una terapia specifica per questa forma.

Cosa hanno scoperto i ricercatori?
Il gruppo ha analizzato il DNA di circa 4.500 persone con malattie della retina, comparse nell’infanzia o da adulti, che non avevano ancora una diagnosi genetica. In 13 pazienti di 10 famiglie non imparentate, di diverse origini, sono state trovate varianti in entrambe le copie del gene PRKCZ.
La malattia legata al gene è comparsa tra i 18 e i 49 anni. I pazienti avevano difficoltà a vedere al buio, un restringimento progressivo del campo visivo e, con il tempo, una perdita della visione centrale. Quattro di loro avevano sviluppato da adulti anche un calo dell’udito.
Negli esperimenti di laboratorio sulle cellule dei pazienti le varianti colpivano la forma «lunga» della proteina, presente soprattutto nella retina. Ne risultavano alterazioni delle ciglia cellulari e dell’organizzazione dei mitocondri, processi importanti per la sopravvivenza dei fotorecettori.
Perché è importante per le famiglie?
La retinite pigmentosa è la più comune tra le malattie ereditarie della retina, ma è anche molto varia: secondo lo studio sono già stati coinvolti oltre 90 geni e molti casi restano senza spiegazione. Le forme che compaiono da adulti e senza una storia familiare sono tra le più difficili da inquadrare.
«Una quota significativa di pazienti con retinite pigmentosa rimane ancora senza una diagnosi molecolare», ha spiegato Viviana Cordeddu, ricercatrice ISS e prima autrice. «L’identificazione di PRKCZ ci permette di fornire una risposta a nuove famiglie». Gli autori suggeriscono di inserire il gene nei pannelli genetici usati per la diagnosi.
Quali sono i sintomi della retinite pigmentosa?
I primi segnali sono di solito la difficoltà a vedere con poca luce (cecità notturna) e la riduzione della visione laterale, fino alla cosiddetta visione «a tunnel». Possono comparire anche fastidio alla luce e difficoltà a distinguere i contrasti. Abbiamo spiegato la malattia nel dettaglio nella guida retinite pigmentosa: cos’è e quali sono i sintomi.
Cosa non cambia e quali sono i limiti
- Non c’è una terapia specifica per questa forma: la scoperta riguarda la diagnosi e la conoscenza della malattia.
- È una serie di casi su 13 pazienti: un numero piccolo, tipico delle forme genetiche rare.
- Il meccanismo è stato studiato in cellule di laboratorio, non direttamente nella retina dei pazienti.
Chi ha una retinite pigmentosa senza diagnosi genetica può chiedere all’oculista o al genetista se un nuovo test è utile nel proprio caso.
In sintesi
- Il gene PRKCZ è stato collegato a una forma di retinite pigmentosa che compare in età adulta.
- Lo studio ha trovato varianti del gene in 13 pazienti di 10 famiglie, su circa 4.500 persone analizzate.
- La forma è recessiva: può comparire senza casi evidenti in famiglia.
- La scoperta aiuta la diagnosi; al momento non esiste una terapia specifica.
Domande frequenti
Esiste una cura per la retinite pigmentosa legata a PRKCZ?
No. L’ISS precisa che la scoperta del gene non corrisponde, al momento, alla disponibilità di una terapia specifica per questa forma. Il risultato serve soprattutto alla diagnosi e alla comprensione della malattia.
Perché è importante trovare un nuovo gene?
Molti pazienti con retinite pigmentosa restano senza una diagnosi molecolare. Conoscere un gene in più permette in alcuni casi di collegare i sintomi a una causa genetica precisa e di dare alle famiglie informazioni su come si trasmette la malattia.
Che cosa vuol dire forma autosomica recessiva?
Per ammalarsi bisogna ereditare una copia alterata del gene da ciascun genitore. I genitori, che hanno una sola copia alterata, di solito non hanno sintomi: per questo la malattia può comparire senza casi evidenti in famiglia.
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