Poca vitamina D dopo i 50 e cataratta: il legame emerso in uno studio (e i suoi limiti)

Negli adulti over 50 con carenza persistente di vitamina D la cataratta legata all’età è risultata più frequente nell’arco di dieci anni. Lo indica uno studio taiwanese su oltre 466mila persone pubblicato online a ottobre 2026 su Clinical Nutrition ESPEN. Il legame tra vitamina D e cataratta è un’associazione: la ricerca non dimostra che sia la carenza a causare la malattia.

Illustrazione generata con AI: capsule gialle simili a vitamina D accanto a lenti di prova oculistiche e occhiali su un tavolo di legno alla luce del sole

Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2026

Chi è stato studiato e come?

Il gruppo di ricercatori taiwanesi guidato da Hung (Chi Mei Medical Center) ha analizzato le cartelle cliniche della rete internazionale TriNetX. Ha confrontato 233.425 adulti dai 50 anni in su con carenza persistente, cioè due dosaggi di 25-idrossivitamina D pari o inferiori a 19,9 ng/mL, con altrettante persone che avevano livelli di almeno 30 ng/mL.

I due gruppi sono stati resi simili per età, sesso, origine e oltre venti altri fattori di salute con il metodo del propensity score. In totale sono 466.850 persone seguite fino a dieci anni.

Quanto era più frequente la cataratta?

La cataratta legata all’età è comparsa nel 3,18% delle persone con carenza contro l’1,73% di chi aveva livelli adeguati. Il rischio nel tempo (hazard ratio) è risultato più alto del 71% (HR 1,71). Anche gli interventi di cataratta sono stati più frequenti nel gruppo carente (HR 1,78).

Il dato regge anche considerando quante visite oculistiche avevano fatto i pazienti prima dello studio: chi va più spesso dall’oculista riceve più diagnosi. Con questa correzione l’aumento scende al 66% (HR 1,66). Nelle analisi limitate agli anni 2016-2023 o a chi aveva già visite oculistiche registrate l’associazione si riduce ancora (HR 1,46 e 1,39) ma resta.

Per controllare il metodo i ricercatori hanno usato due “spie”. Le fratture da osteoporosi, legate alla vitamina D, sono risultate più frequenti nei carenti come atteso. Le malattie dell’appendice, che con la vitamina D non c’entrano, non hanno mostrato differenze.

Perché non si può dire che la carenza causi la cataratta?

Lo studio è retrospettivo: osserva dati già raccolti e non può separare del tutto la vitamina D da altri fattori. Esposizione al sole, alimentazione e integratori presi dopo l’ingresso nello studio non sono stati considerati. Nel gruppo carente era più alta anche la mortalità per tutte le cause (HR 1,48).

Gli autori concludono che servono studi prospettici con dosaggi ripetuti della vitamina D per confermare i risultati. Lo studio non ha valutato se integrare la vitamina D riduca il rischio di cataratta.

Cosa dicevano le ricerche precedenti?

Il tema è dibattuto e i risultati finora erano contrastanti. Un’analisi della UK Biobank pubblicata sul British Journal of Ophthalmology ha seguito per una media di 10,8 anni 427.923 persone senza cataratta all’inizio. La carenza di vitamina D è risultata associata a un rischio più alto dell’11% (HR 1,11), un legame molto più debole di quello emerso nello studio taiwanese.

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Nella stessa analisi britannica la carenza grave (sotto i 25 nmol/L) pesava di più nei giovani: +27% sotto i 50 anni, +12% tra 50 e 60 anni e +9% oltre i 60.

Perché la vitamina D potrebbe contare per il cristallino?

Le ipotesi degli autori riguardano le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie della vitamina D e il suo ruolo nell’equilibrio del calcio nelle cellule. Sono meccanismi che potrebbero proteggere il cristallino dal danno ossidativo e dall’accumulo di proteine all’origine dell’opacità. Per ora restano ipotesi da verificare.

Cosa può fare chi ha più di 50 anni?

Lo studio non cambia le indicazioni pratiche. Chi sospetta una carenza può parlarne con il medico e valutare un dosaggio nel sangue: qui spieghiamo come riconoscere i sintomi della carenza di vitamina D. Visione offuscata o abbagliamento vanno invece riferiti all’oculista, perché la cataratta si tratta con l’intervento. Ecco cosa succede se non si opera la cataratta.

In sintesi

  • Studio su 466.850 over 50: con carenza persistente di vitamina D più casi di cataratta (HR 1,71).
  • È un’associazione e non prova un rapporto di causa ed effetto.
  • Nella UK Biobank il legame è più debole (HR 1,11).
  • I due studi non hanno verificato se gli integratori prevengano la cataratta: dosaggi e terapie vanno decisi con il medico.

Domande frequenti

La carenza di vitamina D causa la cataratta?

Non è dimostrato. Lo studio di Hung e colleghi ha trovato un’associazione tra carenza persistente e più diagnosi di cataratta negli over 50, ma per il suo disegno retrospettivo non può stabilire un rapporto di causa ed effetto. Gli stessi autori chiedono studi prospettici.

Prendere integratori di vitamina D previene la cataratta?

Nessuno dei due studi lo ha verificato. La ricerca non ha valutato l’effetto dell’integrazione sul cristallino. Eventuali integratori vanno decisi con il medico sulla base degli esami del sangue e non per prevenire la cataratta.

Quali livelli di vitamina D sono stati considerati carenti?

Nello studio TriNetX la carenza persistente corrispondeva a due dosaggi di 25-idrossivitamina D pari o inferiori a 19,9 ng/mL. Il gruppo di confronto aveva livelli di almeno 30 ng/mL.

Il rischio riguarda solo chi ha più di 50 anni?

Lo studio di Hung ha incluso solo adulti dai 50 anni in su. Nella UK Biobank invece l’associazione tra carenza grave e cataratta è risultata più marcata nelle persone sotto i 50 anni (HR 1,27) che negli over 60 (HR 1,09).

Quali sono i segnali della cataratta da riferire all’oculista?

La cataratta rende la vista progressivamente più offuscata. Visione annebbiata, colori meno brillanti, abbagliamento e difficoltà a guidare di sera sono motivi per una visita oculistica.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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