Perché i bambini sono protetti dalle forme gravi del Covid-19?

Dall’inizio della crisi sanitaria, la stragrande maggioranza dei bambini è stata risparmiata dalle gravi forme di Covid-19. Si è appena capito perché.

Perché i bambini sono meno inclini alle forme critiche di Covid-19 rispetto agli adulti?

I ricercatori francesi hanno appena individuato alcune risposte. Il loro lavoro, pubblicato sulla rivista Frontiers in Immunology, ha dimostrato in particolare che la risposta immunitaria innata non è la stessa a seconda dell’età dei pazienti.

Per fare ciò, hanno analizzato i tamponi nasofaringei di 226 persone che sono venute per eseguire un test PCR in un centro di screening “drive” presso l’Angers University Hospital, da marzo 2020 a marzo 2021.

Tra questi individui, 147 sono stati infettati da SARS-CoV- 2. “L’originalità del nostro lavoro sta nel non aver preselezionato i partecipanti, per non falsare i risultati, ma anche nell’interessarsi all’immunità innata, e più precisamente alla risposta all’interferone“, sottolinea Yves Delneste, ricercatore dell’Inserm, che partecipato a questo studio.

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Quando le cellule vengono infettate da qualsiasi virus, producono rapidamente interferoni (IFN) di tipo I (IFN-α / β) e di tipo III (IFN-1) che sono potenti molecole antivirali naturali. Sono chiamati interferoni perché “interferiscono” con la replicazione del virus e proteggono le cellule vicine dall’infezione. Questi interferoni hanno tutti attività antivirale, ma le loro modalità di azione non sono ridondanti. Ciascuno, infatti, induce una risposta antivirale di diversa intensità e durata e agisce in modo distinto ma complementare sulla risposta immunitaria.

L’analisi dei campioni studiati dal gruppo di ricerca ha rivelato che, nei soggetti infetti da SARS-CoV-2, i profili di espressione di tipo I (IFN-α/β) e di tipo III (IFN -l) differiscono con l’età. Pertanto, i bambini di età inferiore ai 15 anni hanno un’aumentata espressione di interferoni di tipo III, molecole a bassa infiammazione e ad azione locale, che controllano il virus nel suo punto di ingresso (nella mucosa nasofaringea). Al contrario, gli adulti, e soprattutto gli anziani, esprimono preferenzialmente gli interferoni di tipo I, che sono infiammatori e hanno un’azione più sistemica (in tutto l’organismo).

“Questi risultati aiutano a spiegare perché i bambini sono meno inclini alle forme critiche di Covid-19 rispetto agli adulti. Gli interferoni di tipo III, che agiscono principalmente proteggendo localmente l’epitelio, potrebbero controllare l’infezione nel punto di ingresso, senza indurre un’eccessiva infiammazione generalizzata, e quindi evitare uno scivolone verso la tempesta infiammatoria con massiccia distruzione cellulare che vediamo nelle forme gravi“, sottolineano Pascale Jeannin (docente universitario e medico ospedaliero) e Dominique Couez (docente di università), che hanno guidato questo lavoro.

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⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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