Vibrio vulnificus, l’ISS: “In Italia il rischio è estremamente basso”
Secondo l'Istituto superiore di sanità il rischio di contrarre un'infezione da Vibrio vulnificus nelle acque italiane è estremamente basso. Il batterio prolifera con una salinità tra 15 e 25 parti per mille, mentre i mari italiani ne registrano in media circa 36.
Questo articolo ha finalità informativa. Non sostituisce il parere del medico curante. In caso di ferita che si infiamma dopo l’esposizione all’acqua di mare rivolgiti a un medico.
C’è un numero che spiega perché nel Mediterraneo il problema non si pone come altrove. Ed è la salinità.
Il Vibrio vulnificus trova condizioni ottimali tra le 15 e le 25 parti per mille di sale. I mari italiani ne contengono in media circa 36.
È il motivo per cui l’Istituto superiore di sanità definisce “estremamente basso” il rischio di contrarre questa infezione nelle acque italiane.
Indice dell'articolo
Cosa ha chiarito l’Istituto
La presa di posizione arriva dal Dipartimento malattie infettive.
L’obiettivo è fare il punto sui rischi reali legati al microrganismo e sulle precauzioni da adottare. È lo stesso che i media indicano come batterio mangiacarne.
L’attenzione era cresciuta dopo alcuni casi registrati negli Stati Uniti. Lì il batterio provoca alcune centinaia di infezioni ogni anno. In Florida è stato segnalato di recente il primo decesso dell’anno.
In Italia se ne è tornati a parlare anche per uno studio dell’Università di Messina. La ricerca, che risale al 2005, aveva rilevato tracce del microrganismo nelle acque dello Stretto.
Il fattore che fa la differenza
Il punto centrale del chiarimento è ambientale.
Il batterio ha bisogno di due condizioni per proliferare. La prima è la temperatura, che deve superare i 18 gradi. La seconda è la salinità, che deve collocarsi tra 15 e 25 parti per mille.
In estate il Mediterraneo rientra ampiamente nel primo parametro. Il secondo, invece, no. Con una media intorno alle 36 parti per mille, i nostri mari sono troppo salati per questo microrganismo.
Dove il rischio esiste davvero
In Europa le condizioni più adatte alla proliferazione dei batteri del genere Vibrio si registrano altrove.
Le aree indicate sono il Mar Baltico e il Mar Nero. Entrambi hanno una salinità molto inferiore a quella mediterranea.
A luglio il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie aveva richiamato l’attenzione sul possibile aumento estivo di queste infezioni. Le aree indicate erano proprio quelle due.
Lo strumento che monitora le acque
Esiste un sistema che aggiorna il quadro in tempo reale.
Si chiama Vibrio Map Viewer ed è gestito dall’Ecdc. Utilizza dati satellitari su temperatura e salinità delle acque europee. Da questi elabora un indice di idoneità ambientale.
Secondo l’Istituto superiore di sanità, il sistema colloca oggi le condizioni di maggiore rischio nel Baltico e nel Mar Nero. Alle acque dell’Europa meridionale attribuisce invece un rischio pari a zero.
Come avviene il contagio
Le modalità sono due, e comportano conseguenze diverse.
La prima è alimentare e riguarda il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti. Possono comparire disturbi gastrointestinali, che di norma si risolvono senza terapia.
La seconda è il contatto tra una ferita aperta e acqua marina o salmastra contaminata. Questa via è la più seria.
Cosa succede in caso di infezione da ferita
I primi segni sono cutanei: rossore, vesciche, bolle emorragiche.
Nei casi più gravi il quadro può evolvere in fascite necrotizzante. È da questa complicanza che deriva la definizione giornalistica di batterio mangiacarne.
Raramente può rendersi necessaria l’amputazione dell’arto interessato. Accade soprattutto quando manca un trattamento antibiotico adeguato.
Secondo i dati statunitensi riportati dall’Istituto, circa il 5% delle infezioni può evolvere in sepsi. Le conseguenze più gravi riguardano le persone immunocompromesse.
Le precauzioni indicate
Le raccomandazioni sono semplici e non richiedono rinunce particolari.
La prima è evitare di entrare in mare con ferite aperte. Vale per tutti, ma diventa particolarmente importante per chi ha il sistema immunitario compromesso.
La seconda riguarda la tavola: non consumare frutti di mare crudi o poco cotti.
⚕️ Nota editoriale
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