Vaccino antinfluenzale, si parte a ottobre: le due novità della stagione 2026/2027
Avvertenza. Questo contenuto ha finalità informative e divulgative. Non sostituisce il parere del medico, la diagnosi o la prescrizione di un professionista sanitario. Per valutare l’indicazione alla vaccinazione rivolgersi al medico curante, al pediatra o al servizio vaccinale della propria azienda sanitaria.

Le vaccinazioni antinfluenzali in Italia partiranno dall’inizio di ottobre. Lo indica la circolare del ministero della Salute sulla stagione 2026-2027. L’avvio è fissato alla quarantesima settimana dell’anno. Rispetto al passato cambiano due cose: l’età per i vaccini potenziati scende a 60 anni e la vaccinazione dei bambini piccoli diventa una priorità dichiarata.
Indice dell'articolo
- 1 Quando si comincia e perché proprio a ottobre
- 2 La prima novità: i vaccini potenziati scendono a 60 anni
- 3 La seconda novità: la spinta sui bambini piccoli
- 4 A chi è rivolta l’offerta
- 5 Quante dosi servono
- 6 Cosa si può fare nella stessa seduta
- 7 Quanto pesa l’influenza, in numeri
- 8 Il divario tra obiettivo e realtà
- 9 Quanto dura l’incubazione e per quanto si contagia
- 10 Le misure che riducono la trasmissione
Quando si comincia e perché proprio a ottobre
La data non è arbitraria. Deriva dall’andamento osservato delle infezioni respiratorie acute.
In Italia i virus influenzali stagionali iniziano a circolare in autunno. Il massimo si raggiunge nei mesi invernali. Nella stagione appena trascorsa il picco è caduto nella settimana tra il 15 e il 21 dicembre 2025. Sono stati registrati 17,6 casi per mille assistiti.
Partire a inizio ottobre serve a coprire la popolazione prima che la curva salga.
Sul fronte dei prodotti disponibili l’Agenzia europea del farmaco ha già dato il via libera. Ha approvato i vaccini e gli aggiornamenti previsti per la stagione, inclusi quelli contro il Covid-19 e il vaccino combinato influenza-Covid.
La prima novità: i vaccini potenziati scendono a 60 anni
Le indicazioni italiane sono raccolte in un documento condiviso. Lo hanno elaborato il ministero, l’Istituto superiore di sanità, le Regioni e le Province autonome.
Il cambiamento riguarda la soglia anagrafica. Per gli adulti dai 60 anni in su vengono raccomandati i vaccini antinfluenzali potenziati. Il documento li descrive come prodotti con “una maggiore efficacia nella protezione verso forme severe di malattia”.
In precedenza quella raccomandazione riguardava una fascia più ristretta. L’abbassamento amplia la platea. Più persone hanno diritto a una formulazione che protegge meglio dalle complicanze gravi.
La seconda novità: la spinta sui bambini piccoli
L’altro elemento riguarda la fascia tra i 6 mesi e i 6 anni.
Per le autorità sanitarie è “indispensabile il rafforzamento della vaccinazione nella fascia d’età infantile, quale principale driver di diffusione precoce della malattia”.
La logica è descritta apertamente nel documento come un cambio di impostazione. Gran parte della trasmissione avviene tra i bambini piccoli che frequentano asili nido e scuola dell’infanzia. Vaccinarli per tempo, oltre alla popolazione anziana, può ridurre la circolazione complessiva del virus. E proteggere indirettamente chi appartiene ai gruppi a rischio.
Non si tratta quindi solo di proteggere il singolo bambino. L’obiettivo dichiarato è un altro: intervenire sul canale attraverso cui l’influenza si diffonde prima e più velocemente.
A chi è rivolta l’offerta
I destinatari principali della vaccinazione antinfluenzale stagionale sono cinque gruppi.
Bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Persone di età pari o superiore a 60 anni. Donne in gravidanza. Operatori sanitari. E chi convive con patologie di base che aumentano il rischio di complicanze, a qualsiasi età.
Come accade ogni stagione, le categorie eleggibili vengono servite per prime. Dopo di loro resta possibile offrire la vaccinazione gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta.
Quante dosi servono
Per la quasi totalità della popolazione la risposta è una sola dose, a qualsiasi età.
L’eccezione riguarda i più piccoli. Ai bambini sotto i 9 anni mai vaccinati in precedenza contro l’influenza si raccomandano due dosi. Vanno somministrate “a distanza di almeno 4 settimane”.
Se invece il bambino sotto i 9 anni ha già ricevuto almeno una dose in una stagione precedente, ne basta una.
Per l’età pediatrica è indicato anche il vaccino somministrato per via nasale, sotto forma di spray.
Cosa si può fare nella stessa seduta
La circolare dedica uno spazio alla co-somministrazione, cioè alla possibilità di ricevere più vaccini nello stesso momento.
L’indicazione è che le persone possono ricevere il vaccino antinfluenzale insieme ad altri vaccini. Servono sedi corporee diverse e siringhe diverse.
L’appuntamento viene anzi presentato come un’occasione utile per recuperare altre vaccinazioni previste dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale. Si tratta, quando raccomandate, di anti-pneumococcica, anti-Herpes Zoster e antidiftotetanopertussica.
Salve indicazioni d’uso specifiche, tutti i vaccini antinfluenzali possono essere somministrati anche insieme ai vaccini anti Covid.
Quanto pesa l’influenza, in numeri
Le stime europee danno la misura del fenomeno.
Ogni anno l’influenza provoca in Europa tra i 4 e i 50 milioni di casi sintomatici. L’ampiezza dell’intervallo dipende dalla variabilità delle stagioni. La quota di popolazione colpita oscilla tra il 10 e il 30 per cento. Sono differenze enormi da un anno all’altro.
Le ospedalizzazioni si contano a centinaia di migliaia. Il tasso di mortalità complessivo stimato è di 13,8 decessi ogni 100mila persone.
Il divario tra obiettivo e realtà
C’è uno scarto che il documento mette in evidenza e riguarda gli over 65.
L’obiettivo minimo di copertura indicato per questa fascia è il 75 per cento. Quello ottimale è il 95 per cento.
I dati rilevati all’inizio di marzo 2026 raccontano però una situazione diversa. Sulla stagione precedente le coperture negli over 65 risultavano stabili intorno al 50 per cento.
Mancano quindi venticinque punti percentuali al solo obiettivo minimo. Aumentare quella quota è indicato tra le finalità della campagna.
Quanto dura l’incubazione e per quanto si contagia
Il documento riporta anche alcune informazioni cliniche di base che aiutano a orientarsi.
Il periodo di incubazione è “solitamente di due giorni”, con una variabilità compresa tra uno e quattro giorni.
La finestra di contagiosità è più ampia di quanto si immagini. Una persona infetta può trasmettere il virus già dal giorno precedente la comparsa dei sintomi. E continua a farlo fino a circa cinque o sette giorni dopo.
Per i bambini e per chi ha un sistema immunitario indebolito quel periodo può prolungarsi oltre i cinque o sette giorni dall’esordio dei sintomi.
Le misure che riducono la trasmissione
Accanto alla vaccinazione, il documento richiama cinque comportamenti.
Lavare regolarmente le mani. Osservare una buona igiene respiratoria. Restare a casa quando si hanno sintomi. Evitare il contatto stretto con persone sintomatiche. Evitare di portarsi le mani a occhi, naso e bocca.
Sono indicazioni semplici. Incidono però proprio sui meccanismi di trasmissione descritti sopra, a partire dalla finestra in cui si è contagiosi senza saperlo.