Curato per depressione mentre aveva un’embolia polmonare, risarcimento da 1,7 milioni ai familiari

Avviso. Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun caso il parere di un medico. Le indicazioni di carattere generale riportate nella seconda parte del testo non si riferiscono al caso descritto e non consentono alcuna valutazione sull’operato dei sanitari coinvolti. Chi presenta sintomi deve rivolgersi al proprio medico curante o, in caso di necessità, ai servizi di emergenza.

Corridoio d’ospedale (IA)

Era arrivato in un luogo di cura emergenziale con difficoltà respiratorie e vertigini. È stato curato per depressione. Aveva un’embolia polmonare, ed è morto a sessantasei anni.

Il Tribunale civile di Piacenza ha stabilito un risarcimento di 1,7 milioni di euro per i suoi familiari.

Cosa è successo

L’uomo soffriva di depressione, e quella diagnosi la portava con sé.

Si è presentato però per due sintomi che con la depressione non hanno a che vedere. Fatica a respirare e capogiri. Dal luogo di primo intervento è stato poi trasferito in un reparto dell’ospedale di Piacenza.

I sanitari che lo hanno preso in carico lo hanno trattato per la condizione psichiatrica di cui era già noto essere affetto.

Sono stati gli accertamenti successivi a stabilire che l’uomo era stato colpito da un’embolia polmonare.

La cifra non è definitiva

Qui va fatta una precisazione che nei titoli si perde sempre.

I familiari hanno promosso una causa civile contro l’Ausl e il giudice Antonino Fazio ha fissato l’importo del risarcimento.

Si tratta però di una sentenza di primo grado. Significa che l’azienda sanitaria può impugnarla, e che la cifra potrebbe essere modificata o annullata nei gradi successivi del giudizio.

Un milione e settecentomila euro è quanto un giudice ha stabilito oggi. Non è ancora quanto la famiglia riceverà.

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Che cos’è un’embolia polmonare

Da qui in avanti il discorso non riguarda più questo caso, ma il quadro generale.

L’embolia polmonare si verifica quando un coagulo di sangue ostruisce un’arteria del polmone. Nella maggior parte dei casi quel coagulo si forma altrove, spesso nelle gambe, e da lì raggiunge il circolo polmonare.

È una condizione che richiede un intervento tempestivo, e la sua identificazione dipende dalla combinazione fra i sintomi riferiti e gli accertamenti strumentali.

Quando una diagnosi ne copre un’altra

C’è un fenomeno che in medicina ha un nome, ed è quello attorno a cui ruota questo genere di vicende.

Si chiama oscuramento diagnostico. Indica la tendenza ad attribuire i sintomi fisici di un paziente alla condizione psichiatrica di cui è già noto soffrire. Anziché indagarli come sintomi a sé stanti.

È un problema documentato nella letteratura sulla sicurezza delle cure. Chi ha una diagnosi psichiatrica in cartella può vedere i propri disturbi fisici letti alla luce di quella. E una condizione organica rischia di restare non riconosciuta.

Non è una questione di malafede. È un meccanismo cognitivo che riguarda il modo in cui le informazioni disponibili orientano l’attenzione di chi valuta.

Cosa può fare un paziente

Su questo punto non esistono formule risolutive, ma un principio sì.

Un sintomo fisico ha diritto a una valutazione fisica, indipendentemente da quali altre diagnosi compaiano nella storia clinica della persona.

Chiedere che un disturbo venga indagato. Domandare quali accertamenti siano stati eseguiti. Richiedere un secondo parere. Sono tutte facoltà che spettano al paziente e a chi lo assiste, e non sono atti di sfiducia verso i medici.

Cosa non è stato reso noto

Diversi elementi non risultano dalle ricostruzioni disponibili.

Non è stata comunicata la data dei fatti, né quanto tempo sia trascorso fra l’arrivo dell’uomo e il suo decesso.

Non sono stati precisati gli accertamenti eseguiti durante il ricovero, né quelli che hanno poi individuato l’embolia. Non si sa se l’Ausl intenda impugnare la sentenza.

Non risultano infine posizioni dell’azienda sanitaria sulla vicenda.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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