Metemoglobinemia, cos’è la condizione dietro gli 82 casi di Lampedusa: sintomi, rischi e l’antidoto
Avvertenza. Questo contenuto ha finalità informative e divulgative. Non sostituisce il parere del medico, la diagnosi o la prescrizione di un professionista sanitario. In caso di sospetta intossicazione rivolgersi immediatamente al pronto soccorso o a un centro antiveleni.

Ottantadue persone intossicate, due morte, trentotto costrette a ricevere trasfusioni. È il bilancio dei casi registrati a Lampedusa tra il 2024 e il 2025. Li ricostruisce uno studio pubblicato l’11 settembre 2026 sul New England Journal of Medicine. La condizione che li accomuna si chiama metemoglobinemia. La causa è la N-metilanilina, un additivo dei carburanti. Nei pazienti i livelli di metemoglobina hanno raggiunto il 68 per cento.
Indice dell'articolo
- 1 Che cos’è la metemoglobinemia
- 2 Quali sintomi compaiono e in che ordine
- 3 Perché il saturimetro può ingannare
- 4 La N-metilanilina e la via di ingresso
- 5 Il blu di metilene, l’antidoto
- 6 L’anemia emolitica come complicanza tardiva
- 7 Quando la metemoglobinemia riguarda anche gli altri
- 8 Come si è arrivati alla sostanza
Che cos’è la metemoglobinemia
L’emoglobina è la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Per farlo ha bisogno di una condizione: il ferro contenuto nel suo gruppo eme deve restare nella forma ridotta.
Quando quel ferro viene ossidato, l’emoglobina si trasforma in metemoglobina. La molecola cambia comportamento. Non lega più l’ossigeno. E ostacola anche il rilascio di quello legato dalle altre catene.
Il risultato è che il sangue può essere pieno di ossigeno mentre i tessuti ne ricevono poco. Una piccola quota di metemoglobina è presente fisiologicamente in tutti. Il problema nasce quando quella quota cresce.
Quali sintomi compaiono e in che ordine
Il segno più caratteristico è la cianosi. La pelle e le mucose assumono una colorazione bluastra o grigiastra. C’è un dettaglio che orienta la diagnosi: quel colore non migliora somministrando ossigeno.
Salendo di concentrazione compaiono mancanza di fiato, cefalea, affaticamento e alterazioni dello stato di coscienza. Nelle forme gravi si può arrivare al coma. E alla morte.
Nei pazienti di Lampedusa il quadro era esattamente questo. Difficoltà respiratorie e alterazioni della coscienza erano i segnali di allarme. Hanno reso necessari i trasferimenti urgenti in elicottero verso le rianimazioni degli ospedali siciliani.
Perché il saturimetro può ingannare
C’è un aspetto poco noto e clinicamente rilevante. Il saturimetro da dito è diffuso in ogni casa dopo la pandemia. In presenza di metemoglobinemia non è affidabile.
Lo strumento legge l’assorbimento della luce a due lunghezze d’onda. Non distingue la metemoglobina dall’emoglobina normale. Il valore che mostra tende a stabilizzarsi su cifre intermedie, anche quando l’ossigenazione reale è molto peggiore.
La misura corretta si ottiene con la co-ossimetria. È un’analisi di laboratorio che quantifica direttamente le diverse forme di emoglobina. È questo l’esame che permette di dire quanto vale davvero la percentuale di metemoglobina.
La N-metilanilina e la via di ingresso
La sostanza identificata dallo studio è un additivo impiegato per migliorare le prestazioni dei carburanti. È una causa rara di metemoglobinemia. E ha una caratteristica che spiega il fenomeno: si assorbe attraverso la pelle.
Sulle imbarcazioni sovraffollate le perdite di carburante si mescolano con l’acqua di mare che si raccoglie sul fondo. Chi è a bordo resta a contatto diretto con quella miscela per molte ore o per giorni. A volte è parzialmente immerso.
L’esposizione cutanea prolungata porta all’assorbimento della sostanza. Non serve ingerirla né respirarla a lungo: basta il contatto.
Va chiarito un punto, perché è quello che ha ritardato la diagnosi. La benzina in sé non è associata allo sviluppo di metemoglobinemia. Il problema era l’additivo, non il carburante.
Il blu di metilene, l’antidoto
Il trattamento specifico della metemoglobinemia è il blu di metilene. Agisce accelerando la conversione della metemoglobina in emoglobina normale. Restituisce al sangue la capacità di trasportare ossigeno.
Nello studio il 90 per cento dei pazienti lo ha ricevuto, spesso con somministrazioni ripetute. Un antidoto può richiedere più dosi quando l’esposizione è stata prolungata. I tessuti continuano a rilasciare il composto.
C’è una cautela che vale la pena conoscere. Nelle persone con deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi il blu di metilene è meno efficace. Può a sua volta provocare emolisi. È una condizione genetica diffusa in diverse aree del Mediterraneo e dell’Africa. In contesti di emergenza non è sempre nota in anticipo.
L’anemia emolitica come complicanza tardiva
In trentotto pazienti, dopo la fase acuta, si è manifestata un’anemia emolitica. Significa che i globuli rossi vengono distrutti troppo in fretta. L’organismo non riesce a sostituirli con la stessa velocità. Per questi pazienti sono state necessarie trasfusioni.
È un aspetto che merita attenzione. Arriva quando l’emergenza sembra superata. Una persona può essere stata stabilizzata con l’antidoto e peggiorare nei giorni successivi. Nel protocollo costruito con i sanitari di Lampedusa il monitoraggio dopo la fase acuta è diventato parte della gestione.
Quando la metemoglobinemia riguarda anche gli altri
L’additivo dei carburanti è una causa rara e legata a un contesto specifico. Ma la metemoglobinemia non è una condizione esotica.
Può essere provocata da farmaci e sostanze di uso comune. Tra le cause documentate in letteratura ci sono alcuni anestetici locali, usati in spray o gel per la gola e per le gengive. E poi alcuni antibiotici, i nitriti e i nitrati, l’esposizione a coloranti e solventi di derivazione anilinica.
Esiste anche una forma congenita, legata al deficit di un enzima o a varianti dell’emoglobina. Si manifesta fin dall’infanzia con cianosi stabile, senza le altre caratteristiche dell’intossicazione acuta.
Il segnale da non ignorare resta lo stesso in tutti i casi: una colorazione bluastra della pelle che non migliora con l’ossigeno. In quella situazione l’indicazione è una sola, rivolgersi subito al pronto soccorso o contattare un centro antiveleni.
Come si è arrivati alla sostanza
L’indagine è partita da una segnalazione del personale sanitario di Lampedusa. L’ha coordinata il Centro Antiveleni Maugeri Pavia – CNIT, con il Ministero della Salute e diversi ospedali siciliani.
Sono stati prelevati campioni biologici dai pazienti con i quadri più gravi. Le analisi sono state condotte con il Centro Ricerche Ambientali Maugeri e il Dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia. Hanno rilevato la N-metilanilina o i suoi metaboliti.
Poi è stata verificata la fonte. I campionamenti a bordo dell’imbarcazione e le analisi sul carburante hanno confermato la presenza della stessa sostanza.
Il blu di metilene all’inizio non era disponibile a Lampedusa. È stato poi stoccato sull’isola. Sessantatré pazienti su ottanta hanno ricevuto la prima dose sul posto, prima del trasferimento.