Perché quasi un italiano su due oggi esita davanti ai vaccini?

La più ampia indagine nazionale rivela un fenomeno complesso, legato a fiducia, comunicazione e reti sociali

In Italia quasi un adulto su due manifesta una qualche forma di esitazione nei confronti delle vaccinazioni. Non si tratta di un rifiuto netto, ma di un atteggiamento di incertezza, dubbio o rinvio che attraversa fasce molto diverse della popolazione. A certificarlo è una delle più grandi indagini mai realizzate nel Paese su questo tema, pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe.

Una fotografia senza precedenti sull’esitazione vaccinale

Lo studio, intitolato “Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study”, rappresenta il primo risultato della INF-ACT Vaccine Hesitancy Survey, una maxi indagine nazionale pensata per restituire una fotografia aggiornata e dettagliata dell’esitazione vaccinale in Italia.

La ricerca è stata coordinata dal Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino e ha coinvolto, tra gli altri, le Università di Roma “La Sapienza”, Pavia, Cagliari e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Numeri e metodo: oltre 52 mila adulti coinvolti

L’indagine si basa su uno studio trasversale condotto tra settembre 2024 e marzo 2025, attraverso interviste web e telefoniche. Il campione è composto da 52.094 adulti, residenti in tutte le regioni italiane, selezionati per essere rappresentativi della popolazione per:

  • età
  • genere
  • livello di istruzione
  • area geografica
  • dimensione del comune di residenza

L’obiettivo principale è duplice: misurare la diffusione dell’esitazione vaccinale e identificare i sottogruppi della popolazione più esposti a questo fenomeno.

Differenze sociali, identitarie e culturali

Uno degli elementi più rilevanti emersi dallo studio riguarda la presenza di differenze significative legate a genere, identità sessuale ed etnia, dimensioni raramente analizzate in modo sistematico nelle precedenti ricerche italiane.

Un dato che rafforza la necessità di informazioni sempre più granulari, indispensabili per progettare politiche di prevenzione e strategie comunicative realmente inclusive e mirate, capaci di parlare a comunità diverse con linguaggi e strumenti adeguati.

Perché oggi si esita: non è solo paura dei vaccini

Dall’analisi dei dati emerge un cambiamento importante rispetto al passato. L’esitazione vaccinale non sembra più legata principalmente a timori sulla sicurezza dei vaccini, ma piuttosto a una difficoltà crescente nel comunicare in modo efficace il valore della vaccinazione.

Come spiega Fabrizio Bert, Professore Ordinario e Direttore del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino:

“L’esitazione vaccinale continua a rappresentare una delle principali sfide per i programmi di immunizzazione e per la tutela della salute pubblica. Ma il fenomeno è complesso: i risultati suggeriscono che, oggi, l’esitazione vaccinale dipende meno da timori legati alla sicurezza dei vaccini e più dalla difficoltà di comunicare efficacemente il valore della vaccinazione”.

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Il ruolo chiave delle figure di riferimento

Un altro elemento centrale riguarda il peso delle reti sociali e comunitarie. Secondo lo studio, l’esitazione vaccinale è più diffusa tra le persone che non percepiscono un chiaro sostegno alla vaccinazione da parte di:

  • operatori sanitari
  • insegnanti
  • leader religiosi
  • figure autorevoli nella comunità

Un passaggio che evidenzia come la fiducia non si costruisca solo negli ambulatori, ma anche nei contesti di vita quotidiana.

vaccino

Perché l’esitazione vaccinale non è solo un problema sanitario

I risultati indicano la necessità di ripensare profondamente le strategie di sanità pubblica. Limitarsi ai contesti sanitari tradizionali non basta più. Serve un approccio che:

  • coinvolga reti comunitarie
  • utilizzi figure di prossimità
  • affronti apertamente la sfiducia istituzionale

La comunicazione deve essere depoliticizzata, basata su evidenze scientifiche solide e adattata ai diversi sottogruppi della popolazione.

Un rischio concreto è quello di trattare l’esitazione vaccinale come un fenomeno uniforme. I dati dimostrano invece che si tratta di una galassia di posizioni diverse, che vanno dall’indecisione temporanea alla sfiducia strutturale. Senza questa distinzione, ogni strategia rischia di essere inefficace o, peggio, controproducente.

Il progetto INF-ACT e il contesto nazionale

La ricerca rientra nel più ampio progetto INF‑ACT, una collaborazione nazionale nata per rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti legati alle malattie infettive emergenti.

Il progetto è finanziato dal NextGenerationEU nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Ministero dell’Università e della Ricerca.

Cosa serve ora

Rafforzare l’accessibilità e la qualità dei servizi vaccinali, ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e investire in una comunicazione capace di ascoltare prima ancora di convincere. È questa la sfida che emerge con forza dai dati.

TABELLA – I punti chiave dello studio

AspettoDato principale
Campione52.094 adulti
PeriodoSettembre 2024 – Marzo 2025
Esitazione vaccinaleQuasi 1 adulto su 2
Fattori chiaveFiducia, comunicazione, reti sociali
FinanziamentoNextGenerationEU – PNRR

FAQ

Cos’è l’esitazione vaccinale?
È una condizione di incertezza o rinvio rispetto alla vaccinazione, che non coincide necessariamente con il rifiuto totale.

Quante persone esitano in Italia?
Secondo lo studio, quasi un adulto su due manifesta forme di esitazione.

Da cosa dipende oggi l’esitazione?
Meno dalla paura dei vaccini e più da problemi di comunicazione, fiducia e sostegno sociale.

Perché contano le reti comunitarie?
Perché la fiducia si costruisce anche attraverso figure di riferimento quotidiane, non solo tramite le istituzioni sanitarie.

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