Dolori mestruali, milioni di donne assumono il farmaco sbagliato: lo studio che cambia tutto
Una ricerca su 211 milioni di acquisti rivela che molte donne scelgono il paracetamolo per i dolori mestruali, ma gli esperti spiegano perché l’ibuprofene è più efficace.
Quando arrivano i crampi mestruali, il gesto è quasi automatico: aprire il cassetto dei medicinali, prendere un antidolorifico e sperare che il dolore passi rapidamente. Ma una nuova ricerca internazionale suggerisce che milioni di donne potrebbero scegliere il farmaco meno adatto proprio nel momento in cui cercano sollievo.
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PLOS Digital Health, dopo aver analizzato ben 211 milioni di scontrini della spesa raccolti tra il 2006 e il 2015, ha scoperto che nella maggior parte dei casi chi acquista prodotti per il ciclo mestruale tende ad associare il paracetamolo, quando in realtà il trattamento generalmente più efficace contro i crampi sarebbe un altro: l’ibuprofene.
Una scoperta che apre una riflessione molto più ampia sulla gestione del dolore mestruale, ancora oggi spesso sottovalutato.
Indice dell'articolo
- 1 Lo studio: 211 milioni di acquisti analizzati
- 2 Il fattore economico pesa sulla gestione del dolore
- 3 Il dolore mestruale continua a essere sottovalutato
- 4 Il dramma dell’endometriosi: diagnosi dopo oltre nove anni
- 5 Perché l’ibuprofene è più efficace del paracetamolo
- 6 Il paracetamolo non è inutile, ma agisce in modo diverso
- 7 Assumere ibuprofene prima del dolore può aiutare?
- 8 Alternative ai farmaci: calore e contraccezione ormonale
- 9 Quando rivolgersi al medico
- 10 FAQ
Lo studio: 211 milioni di acquisti analizzati
I ricercatori della University of Bristol e della University of Nottingham hanno esaminato oltre duecento milioni di ricevute di supermercato per comprendere le abitudini di acquisto legate ai prodotti mestruali.
Per individuare i farmaci acquistati specificamente per i dolori del ciclo, gli studiosi hanno messo in relazione l’acquisto di assorbenti e tamponi con quello dei medicinali antidolorifici.
Il dato emerso è significativo.
Il 50% delle persone che acquistavano prodotti per il ciclo aggiungeva anche un antidolorifico al carrello.
Di questi:
- due terzi sceglievano il paracetamolo
- solo un terzo acquistava ibuprofene
Eppure gli esperti sottolineano che è proprio l’ibuprofene a risultare generalmente più efficace nel contrastare il dolore mestruale.
Il fattore economico pesa sulla gestione del dolore
Lo studio ha evidenziato anche un importante elemento sociale.
Le persone residenti in aree economicamente svantaggiate risultano 32% meno propense ad acquistare antidolorifici insieme ai prodotti mestruali rispetto a chi vive in aree ad alto reddito.
Il motivo individuato dai ricercatori è semplice: il costo.
Un elemento che pone ancora una volta il tema della salute femminile all’interno delle disuguaglianze economiche.
La ricercatrice Anya Skatova, dell’Università di Bristol, ha spiegato:
“Come molte donne, ero consapevole di quanto sia comune il dolore mestruale, ma l’entità degli acquisti di antidolorifici insieme ai prodotti mestruali è stata comunque sorprendente”.
E ancora:
“Utilizzando i dati sugli acquisti possiamo osservare quanto sia realmente diffusa la necessità di antidolorifici. Questo tipo di evidenza aiuta a rendere visibile il dolore mestruale su scala collettiva e offre una base concreta per cambiare il modo in cui viene riconosciuto, trattato e considerato nella salute pubblica”.
Il dolore mestruale continua a essere sottovalutato
Nel 2025 l’organizzazione Wellbeing of Women ha condotto un’indagine coinvolgendo oltre 3.000 persone.
Lo studio, intitolato “Just A Period”, ha restituito un quadro preoccupante.
I risultati mostrano che:
- il 50% delle donne ha consultato un medico per dolore mestruale o sanguinamento abbondante
- un altro 50% ha visto minimizzati o ignorati i propri sintomi
- il 17% ha dichiarato di essere stata ignorata da operatori sanitari uomini
- il 26% ha riferito di non essere stata presa sul serio dal partner
- il 51% afferma che il ciclo mestruale influisce negativamente sulla qualità della vita
Il dramma dell’endometriosi: diagnosi dopo oltre nove anni
Il quadro diventa ancora più complesso guardando ai dati sull’endometriosi, patologia spesso associata a dolori mestruali molto intensi.
Secondo dati diffusi nel 2026 da Endometriosis UK, il tempo medio per arrivare a una diagnosi è di nove anni e quattro mesi.
Inoltre:
- il 39% delle donne ha dovuto consultare il medico di base almeno dieci volte prima di ricevere l’invio per accertamenti
- il 55% si è recato al pronto soccorso per i sintomi
- il 46% è stato rimandato a casa senza alcun trattamento
Numeri che raccontano quanto il dolore mestruale venga ancora oggi frequentemente sottovalutato.

Perché l’ibuprofene è più efficace del paracetamolo
A spiegare il motivo è Giuseppe Aragona, consulente medico di Prescription Doctor.
Durante il ciclo, il corpo produce sostanze chiamate prostaglandine, responsabili delle contrazioni dell’utero e quindi di dolore, crampi e fastidi.
Il medico spiega:
“Durante il ciclo mestruale il corpo rilascia sostanze chimiche chiamate prostaglandine che causano la contrazione dei muscoli uterini e possono provocare dolore, crampi e disagio”.
L’ibuprofene appartiene alla categoria dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
Il suo meccanismo di azione consiste nel ridurre proprio la produzione delle prostaglandine.
Aragona aggiunge:
“L’ibuprofene appartiene a un gruppo di medicinali noti come antinfiammatori non steroidei, o FANS, che agiscono riducendo la produzione di prostaglandine”.
E conclude:
“Agendo sul processo che genera il dolore, l’ibuprofene riesce spesso a offrire un sollievo maggiore rispetto al solo paracetamolo”.
Il paracetamolo non è inutile, ma agisce in modo diverso
Questo non significa che il paracetamolo sia inefficace.
Può risultare utile soprattutto in persone che non possono assumere ibuprofene.
Tra i casi più comuni:
- asma indotta da FANS
- ulcere gastriche
- problemi renali
- altre condizioni che rendono controindicati gli antinfiammatori
Aragona chiarisce:
“Il paracetamolo agisce in modo diverso, aiutando a ridurre la percezione del dolore, ma non possiede lo stesso effetto antinfiammatorio e non riduce la produzione di prostaglandine”.
Poi aggiunge:
“Alcune persone possono trovare un certo beneficio, ma generalmente risulta meno efficace nei crampi mestruali moderati o intensi”.
Assumere ibuprofene prima del dolore può aiutare?
Molte donne scelgono di assumere antidolorifici in anticipo, prima che il dolore si manifesti.
Secondo gli esperti, questa strategia può funzionare.
Il dottor Aragona spiega:
“L’obiettivo è ridurre la produzione di prostaglandine prima che i livelli aumentino”.
Questo consente di attenuare i sintomi prima che raggiungano la massima intensità.
Ma precisa:
“Tuttavia questo approccio non è adatto a tutti”.
E ancora:
“Bisogna sempre seguire le indicazioni riportate sulla confezione e chiedere consiglio a farmacista o medico se non si è sicuri che l’ibuprofene sia appropriato”.

Alternative ai farmaci: calore e contraccezione ormonale
Esistono anche altre soluzioni.
Tra queste:
- naprossene, appartenente alla stessa famiglia dell’ibuprofene
- borsa dell’acqua calda
- cerotti riscaldanti
Per chi soffre di dolori particolarmente invalidanti può essere utile valutare la contraccezione ormonale.
Il medico spiega:
“La pillola contraccettiva combinata può ridurre la gravità dei sintomi sopprimendo l’ovulazione e diminuendo la produzione di prostaglandine”.
Quando rivolgersi al medico
Il dolore mestruale non dovrebbe essere ignorato quando diventa intenso o progressivamente invalidante.
Il consiglio degli esperti è consultare il medico se il dolore:
- peggiora nel tempo
- interferisce con la vita quotidiana
- si accompagna a sanguinamento abbondante
- provoca dolore durante i rapporti sessuali
- si associa a difficoltà di fertilità
Come sottolinea Aragona:
“Chiunque sperimenti dolori mestruali severi, in peggioramento, che interferiscono con la vita quotidiana o accompagnati da sanguinamento abbondante, dolore durante i rapporti o problemi di fertilità, dovrebbe rivolgersi al proprio medico”.
FAQ
Generalmente l’ibuprofene risulta più efficace perché riduce la produzione di prostaglandine.
No, ma agisce solo sulla percezione del dolore e non sull’infiammazione.
Sì, in alcuni casi può prevenire sintomi più intensi.
Se il dolore diventa invalidante o peggiora progressivamente.
Sì, in alcuni casi può essere collegato a endometriosi o altre patologie ginecologiche.