Ha lavorato con la NASA e racconta: “Sono morta tre volte, ogni esperienza è stata identica”

Una ricercatrice che ha collaborato con la NASA racconta di aver vissuto tre esperienze di pre-morte identiche: il suo racconto riapre il dibattito scientifico.

Per la medicina vengono definite esperienze di pre-morte, episodi vissuti da persone che si trovano in condizioni cliniche estremamente critiche e che spesso raccontano percezioni fuori dall’ordinario. Ma quando a raccontarle è una scienziata con una carriera costruita nella ricerca internazionale e collaborazioni con la NASA, il dibattito torna inevitabilmente ad accendersi.

La protagonista della vicenda è Ingrid Honkala, oceanografa oggi cinquantacinquenne, che sostiene di avere vissuto tre distinti episodi di morte clinica nel corso della sua vita. Circostanze completamente diverse tra loro, ma accomunate, secondo il suo racconto, dalla stessa identica esperienza: uno stato di pace assoluta, separazione dal corpo fisico e una percezione della coscienza completamente differente dalla normale esperienza umana.

Il primo episodio quando aveva soltanto due anni

La prima esperienza, secondo quanto raccontato dalla ricercatrice, sarebbe avvenuta durante l’infanzia mentre viveva a Bogotà, in Colombia.

Aveva appena due anni quando cadde accidentalmente in una vasca piena di acqua gelida all’interno della propria abitazione. Inizialmente, ricorda di avere provato panico mentre cercava disperatamente di respirare. Poi, improvvisamente, qualcosa cambiò radicalmente.

Invece della paura, una calma profonda si impossessò di me. Il panico scomparve e fu sostituito da una sensazione travolgente di pace e immobilità”.

Secondo Ingrid, la sensazione che seguì non assomigliava a nulla di ordinario. Non percepiva più il proprio corpo fisico e la consapevolezza di sé sembrava esistere in una forma completamente diversa.

In quel momento non mi sentivo più una bambina dentro un corpo, ma pura coscienza, un campo di consapevolezza e luce”.

La percezione di essere connessa a tutto ciò che esiste

Nel racconto della scienziata emerge un altro elemento ricorrente nelle testimonianze legate alle esperienze di pre-morte: la totale alterazione della percezione temporale.

Durante quell’episodio, sostiene, il concetto stesso di tempo sembrò dissolversi completamente. I pensieri sparirono, così come il senso di identità individuale, lasciando spazio a una sensazione di connessione totale con tutto ciò che la circondava.

Era come essere immersa in una vasta intelligenza piena di amore, chiarezza e pace”.

Uno degli aspetti più sorprendenti del suo racconto riguarda sua madre. Ingrid sostiene che, mentre si trovava incosciente nell’acqua, riuscì in qualche modo a percepirla a diversi isolati di distanza e a comunicare con lei senza utilizzare parole.

Poco dopo, sua madre tornò a casa e la trovò nella vasca.

Da quel momento, racconta, il suo rapporto con la morte cambiò radicalmente e da allora non ha più provato paura nei confronti della fine della vita.

Altre due esperienze: incidente in moto e sala operatoria

Quella vissuta da bambina non sarebbe stata l’unica esperienza di questo tipo.

Anni dopo, all’età di 25 anni, Ingrid fu coinvolta in un grave incidente motociclistico durante il quale sostiene di avere vissuto nuovamente lo stesso fenomeno.

Il terzo episodio sarebbe invece avvenuto molti anni più tardi, a 52 anni, durante un intervento chirurgico, quando un improvviso abbassamento della pressione sanguigna l’avrebbe portata ancora una volta in una situazione clinicamente critica.

Secondo la sua testimonianza, tutte e tre le esperienze si sarebbero svolte seguendo uno schema praticamente identico.

Ogni volta la paura spariva completamente e lasciava spazio a una condizione di calma assoluta, mentre la coscienza sembrava separarsi dal corpo fisico.

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Cosa dice la scienza sulle esperienze di pre-morte

Da anni il mondo scientifico cerca di comprendere l’origine delle cosiddette near-death experiences.

Molti ricercatori ritengono che questi fenomeni possano essere spiegati come il risultato di specifiche attività cerebrali che si attivano nei momenti di estremo stress fisico o in condizioni cliniche gravissime.

Ma Ingrid Honkala, come molte altre persone che raccontano esperienze simili, ritiene che la spiegazione possa andare oltre ciò che oggi la scienza riesce a dimostrare.

Queste esperienze hanno trasformato completamente la mia comprensione della vita stessa”.

Invece di considerarci individui isolati che lottano per sopravvivere, ho iniziato a comprendere che potremmo essere espressioni di una coscienza che vive l’esperienza attraverso una forma fisica”.

Da questa prospettiva, la morte non appare come la fine dell’esistenza, ma come una transizione all’interno di un continuum della coscienza”.

Una carriera scientifica costruita dopo quelle esperienze

Nonostante la natura straordinaria delle sue affermazioni, Ingrid Honkala ha proseguito una carriera accademica e scientifica di altissimo livello.

Ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Marine e ha successivamente partecipato a importanti progetti di ricerca ambientale collaborando sia con la NASA sia con la United States Navy.

Paradossalmente, racconta, quelle esperienze non l’hanno allontanata dal mondo scientifico.

Al contrario, hanno rafforzato il suo desiderio di comprendere in profondità la natura della realtà attraverso la ricerca.

Il suo racconto continua oggi ad alimentare una delle domande più antiche e affascinanti dell’umanità: cosa accade davvero quando la vita sembra interrompersi.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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