Muore dopo un parto in casa senza medici: perde sangue per oltre un’ora prima dei soccorsi
Stacey Warnecke, influencer wellness di 30 anni, muore dopo un parto domestico senza assistenza medica. L’inchiesta rivela che ha perso sangue per oltre un’ora prima dei soccorsi.
Aveva appena dato alla luce il suo bambino in casa, seguendo una pratica di parto naturale senza alcuna assistenza medica professionale. Pochi minuti dopo ha iniziato a perdere sangue in modo massiccio. Per oltre un’ora nessuno ha chiamato immediatamente i soccorsi. Quando l’ambulanza è arrivata era ormai quasi priva di conoscenza.
È morta così Stacey Warnecke, influencer wellness di 30 anni, al centro di una vicenda che sta riaprendo il dibattito internazionale sui pericoli del cosiddetto freebirth, il parto domestico senza medico o ostetrica.
L’inchiesta successiva alla morte ha ricostruito una sequenza di eventi che, secondo le conclusioni emerse in sede giudiziaria, avrebbe potuto essere completamente evitata se il parto fosse avvenuto in ospedale.

Indice dell'articolo
- 1 Il parto in casa e la scelta del freebirth
- 2 L’emorragia fatale subito dopo la nascita del figlio
- 3 La perdita di sangue scambiata per un attacco di panico
- 4 I soccorritori trovano Stacey quasi incosciente
- 5 Il disperato tentativo dei medici di salvarla
- 6 Gli esperti: in ospedale sarebbe sopravvissuta
- 7 La difesa di Emily Lal
- 8 Le convinzioni personali che l’avevano portata a scegliere il parto naturale
- 9 Il ricordo del marito Nathan Warnecke
- 10 Il caso che riaccende il dibattito sulla sicurezza del parto senza assistenza sanitaria
Il parto in casa e la scelta del freebirth
Stacey Warnecke, molto conosciuta online per i suoi contenuti dedicati al benessere e all’alimentazione definita “low-tox”, aveva dato alla luce un bambino perfettamente sano, Axel, alle 3 del mattino del 29 settembre.
Aveva scelto di partorire utilizzando il metodo freebirth.
Si tratta di una pratica nella quale la donna affronta il parto a casa senza alcun supporto di personale sanitario qualificato, quindi senza medici, ginecologi o ostetriche.
Per accompagnare la gravidanza aveva invece assunto Emily Lal, una birth support worker conosciuta online con il nome di “The Authentic Birthkeeper”.
Per il supporto aveva speso oltre 3.550 euro.
Emily Lal non possiede alcuna qualifica medica ufficiale e opera completamente al di fuori del sistema sanitario tradizionale.
L’emorragia fatale subito dopo la nascita del figlio
Pochi minuti dopo il parto, mentre stava allattando il piccolo Axel, qualcosa è cambiato improvvisamente.
Il marito Nathan Warnecke aveva inizialmente parlato di una complicazione improvvisa e rarissima avvenuta subito dopo la nascita.
Successivamente l’inchiesta ha accertato che Stacey era stata colpita da una gravissima emorragia post partum.
Si tratta di una perdita massiccia di sangue che, secondo i medici, se riconosciuta rapidamente è normalmente trattabile in ambiente ospedaliero.
Durante l’udienza è intervenuto anche il patologo forense Dr Michael Burke.
“Una donna che muore per perdita di sangue… è una situazione perfettamente trattabile se viene riconosciuta rapidamente e gestita in modo corretto”.
La perdita di sangue scambiata per un attacco di panico
Mentre Stacey iniziava a respirare in modo affannoso a causa dell’emorragia interna, Emily Lal avrebbe interpretato la situazione come un possibile attacco di panico.
Secondo i documenti processuali, Stacey in quel momento era cosciente e avrebbe pronunciato parole drammatiche.
“Non lasciarmi”.
Emily Lal chiede per due volte se debba chiamare l’ambulanza.
Per due volte Stacey rifiuta.
Solo al terzo tentativo, quando la donna era ormai da oltre un’ora a terra mentre continuava a perdere sangue, arriva il consenso alla chiamata di emergenza.
La telefonata al numero di emergenza viene registrata alle 4:13 del mattino.
In sottofondo si sente il neonato piangere mentre Stacey geme dal dolore.
Durante quella chiamata Emily Lal pronuncia una frase poi entrata negli atti processuali.
“L’emorragia si è fermata”.
I soccorritori trovano Stacey quasi incosciente
Quando i paramedici arrivano sul posto la situazione appare subito disperata.
Vicino al corpo della donna è presente un grosso coagulo di sangue.
Uno dei soccorritori descrive così la scena davanti alla corte.
“La stanza era buia. Stacey era nuda, la pelle gialla e fredda”.
La donna viene trasportata immediatamente al Frankston Hospital, struttura sanitaria situata nell’area sudorientale di Melbourne.
L’arrivo in ospedale viene registrato alle 4:36.
Durante il trasferimento dalla barella al letto ospedaliero si verifica una nuova perdita massiccia di sangue.
Gli avvocati parlano di una vera e propria espulsione improvvisa di sangue in quantità enorme.
Il disperato tentativo dei medici di salvarla
In ospedale il personale sanitario avvia immediatamente procedure di emergenza estreme.
I medici eseguono interventi urgenti sia a livello cardiaco sia uterino.
Viene utilizzata tutta la scorta di sangue ancora disponibile nella struttura nel tentativo di compensare l’emorragia devastante.
Nonostante ogni tentativo di rianimazione, Stacey Warnecke muore il 29 settembre 2025.
Gli esperti: in ospedale sarebbe sopravvissuta
Le conclusioni emerse durante l’inchiesta sono molto nette.
Secondo i medici, la morte sarebbe stata evitabile se il parto fosse avvenuto in una struttura sanitaria.
Alcuni specialisti hanno spiegato che, trattandosi di sanguinamento interno, Emily Lal probabilmente non aveva le competenze necessarie per riconoscere immediatamente la gravità dei sintomi.
La difesa di Emily Lal
Durante l’inchiesta Emily Lal ha difeso il proprio ruolo.
Ha chiarito di non essere presente durante i parti per garantire maggiore sicurezza clinica.
Le sue dichiarazioni sono finite direttamente agli atti.
“Io non sono lì per rendere il parto più sicuro. Non posso farlo”.
Poi ha aggiunto.
“Non ho una formazione clinica. Non è il mio ruolo valutare la perdita di sangue”.
Le convinzioni personali che l’avevano portata a scegliere il parto naturale
Secondo quanto emerso nel procedimento, Stacey Warnecke aveva maturato negli ultimi anni una crescente diffidenza verso la medicina tradizionale.
In particolare aveva sviluppato scetticismo nei confronti degli obblighi vaccinali introdotti durante il Covid.
Aveva progressivamente scelto uno stile di vita orientato alla riduzione totale dell’esposizione a sostanze chimiche, compresi farmaci e percorsi sanitari convenzionali.
Questo orientamento l’aveva portata a scegliere il freebirth.
Il ricordo del marito Nathan Warnecke
Dopo la tragedia, Nathan Warnecke ha ricordato pubblicamente il sogno più grande di sua moglie.
“Il sogno più grande della sua vita era diventare mamma”.
Successivamente ha pubblicato un altro messaggio che oggi assume un significato ancora più doloroso.
“Ce l’ha fatta”.
Poi ha aggiunto.
“Alle sue condizioni, esattamente nel modo in cui aveva sempre sognato di farlo”.
Il caso che riaccende il dibattito sulla sicurezza del parto senza assistenza sanitaria
La vicenda sta alimentando un dibattito sempre più acceso sulla diffusione online di modelli di parto completamente esterni al sistema sanitario.
L’emorragia post partum rappresenta una delle emergenze ostetriche più pericolose.
Può svilupparsi in pochi minuti.
Richiede interventi immediati, disponibilità di trasfusioni e monitoraggio costante.
In un ambiente domestico, senza personale sanitario preparato, ogni minuto può diventare decisivo.
La storia di Stacey Warnecke dimostra quanto rapidamente una nascita apparentemente normale possa trasformarsi in una tragedia irreversibile.
Fonte: The Sun.
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