“Ci aspettiamo che i numeri aumentino”: l’OMS rilancia l’allarme Ebola
Aggiornamento Ebola Bundibugyo: quasi 600 casi sospetti e 139 morti. L'OMS avverte che i numeri aumenteranno. La Commissione UE: rischio molto basso per i cittadini europei.
⚠️ Disclaimer medico Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza medica, diagnosi o indicazione terapeutica. Per indicazioni personalizzate su viaggi o esposizioni a rischio, rivolgersi al proprio medico curante.
L’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto, al 20 maggio 2026, quasi 600 casi sospetti e 139 decessi sospetti. I dati sono stati comunicati dallo stesso direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso di una conferenza stampa. “Oltre ai casi confermati di Ebola, ci sono quasi 600 casi sospetti e 139 decessi sospetti. Ci aspettiamo che questi numeri continuino ad aumentare, dato il lasso di tempo nel quale il virus ha circolato prima che l’epidemia fosse rilevata”.
Rispetto al dato del 19 maggio (513 casi sospetti e 131 morti) la crescita in meno di 24 ore è significativa. Rispetto all’inizio dell’emergenza (246 casi sospetti e 80 morti al 16 maggio, quando l’OMS dichiarò il PHEIC) i numeri sono quasi triplicati in cinque giorni.
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Perché l’OMS si aspetta ancora più casi: il ritardo nelle diagnosi
Il motivo dell’atteso aumento ulteriore è tecnico oltre che epidemiologico: le prime diagnosi sono avvenute in ritardo a causa della variante del virus chiamata Bundibugyo, praticamente sconosciuta, tanto che non esistevano i test in grado di riconoscerla e “non esistono vaccini o terapie approvate“.
Questo significa che nella fase iniziale dell’epidemia, molti casi sono rimasti non identificati o classificati sotto altre diagnosi. Solo quando i campioni sono stati analizzati con metodi più avanzati il virus è stato riconosciuto. Il ritardo diagnostico ha permesso al virus di circolare più a lungo del previsto prima che scattassero le misure di contenimento.
“Ci sono diversi fattori che giustificano una seria preoccupazione per il potenziale di ulteriore diffusione e ulteriori decessi”, ha detto Ghebreyesus. “L’epidemia si è estesa, con casi riportati in diverse aree urbane. Sono stati riportati decessi tra i lavoratori sanitari, indicando una trasmissione associata all’assistenza sanitaria”.
Il contesto del conflitto: 100mila sfollati nella provincia dell’Ituri
A richiedere una particolare attenzione è la situazione politica nelle zone colpite dai contagi, definita “altamente insicura”. Nella provincia di Ituri è in corso un conflitto che dal 2025 si è intensificato, causando un numero di sfollati stimato in oltre 100.000 persone. L’area è inoltre una zona mineraria “con alti livelli di movimento di popolazione che aumentano il rischio di ulteriore diffusione”.
La combinazione di conflitto armato, sfollamento di massa e mobilità legata all’attività mineraria rende il contenimento dell’epidemia strutturalmente più difficile rispetto a un focolaio in area stabile. Le squadre di tracciamento dei contatti faticano ad accedere alle zone di origine dei casi e a seguire gli spostamenti di una popolazione che si muove continuamente.

La risposta dell’UE: rischio molto basso, nessuna misura specifica necessaria
Su questo aggiornamento preoccupante si inserisce una dichiarazione della Commissione europea che fornisce la prospettiva rilevante per il lettore italiano. “Al momento, per quanto riguarda i cittadini europei, secondo l’ECDC, il rischio di contagio in Unione Europea è molto basso. Anche per le persone che si recano nella regione è valutato come basso”, ha dichiarato la portavoce della Commissione Eva Hrncirova. “Stiamo seguendo con estrema attenzione la situazione in Africa; in questa fase non vi sono indicazioni che le persone in Europa debbano adottare misure specifiche oltre alle normali raccomandazioni di salute pubblica”.
L’epidemia di Ebola “non è un motivo di allarme” per l’Unione europea, ha precisato la portavoce, specificando che oggi si riunisce il Comitato per la sicurezza sanitaria, che “sta anche discutendo se siano necessarie misure in Europa”.
Cosa sta facendo concretamente l’UE
La Commissione europea ha annunciato l’invio di un ponte aereo umanitario con materiale essenziale: medicinali, dispositivi di protezione, materiale per il contenimento, tende. L’ECDC ha già inviato esperti sul posto e sta supportando il lavoro sul campo con kit di rilevamento. I partner dell’UE, principalmente la Croce Rossa, stanno monitorando i valichi di frontiera, tracciando i contatti e operando nelle aree ad alto rischio. “Le malattie non si fermano ai confini. Questo vale anche per l’Ebola che non è presente solo nella Repubblica democratica del Congo, ma ci sono alcuni casi anche in Uganda e nel Sud Sudan”, ha ricordato la portavoce.
Cosa fare se si rientra da aree colpite
Il rischio per chi vive in Europa resta classificato come molto basso dall’ECDC. Il virus Bundibugyo si trasmette esclusivamente per contatto diretto con i fluidi corporei di una persona con sintomi, non per via aerea. Chi ha soggiornato nelle aree colpite (province orientali della Repubblica Democratica del Congo, Uganda, zona di confine del Sud Sudan) e sviluppa nei 21 giorni successivi febbre alta, malessere intenso, vomito o diarrea deve contattare immediatamente il proprio medico o il 118, segnalando con precisione la storia di viaggio, senza recarsi autonomamente in strutture sanitarie.