17mila contagi e 40 morti per morbillo in Messico: cosa sta succedendo?
⚠️ Disclaimer medico Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza medica, diagnosi o indicazione terapeutica. Per valutare il proprio stato vaccinale o ricevere indicazioni personalizzate, rivolgersi al proprio medico curante o al pediatra di riferimento.
Dall’inizio del 2025 il morbillo ha causato oltre 17.000 contagi confermati e almeno 40 morti in Messico. L’epidemia si è innescata dopo che un bambino di nove anni, non vaccinato, ha accompagnato i genitori a trovare dei parenti a Seminole, in Texas, all’inizio del 2025. Al ritorno nella sua casa in Messico ha sviluppato febbre alta e il tipico rash cutaneo del morbillo. Nel giro di poche settimane così tanti compagni di scuola si sono ammalati che l’istituto ha dovuto chiudere e i contagi si sono diffusi in tutto lo Stato di Chihuahua. La storia di quel bambino non è una storia di sfortuna. È la dimostrazione di cosa accade quando la copertura vaccinale di una popolazione scende sotto una soglia precisa. E l’Italia quella soglia non la raggiunge.
Indice dell'articolo
- 1 Come un bambino ha innescato la più grave epidemia messicana degli ultimi anni
- 2 Perché il morbillo si diffonde così rapidamente: la biologia del contagio
- 3 Il calo vaccinale messicano: le cause strutturali
- 4 La situazione in Italia: prima dose al 95%, seconda dose all’84%
- 5 Chi è a rischio e cosa fare
Come un bambino ha innescato la più grave epidemia messicana degli ultimi anni
Secondo le autorità sanitarie messicane, quel viaggio avrebbe innescato il più grave focolaio di morbillo registrato nel Paese negli ultimi anni, trasformando l’epidemia partita dal Texas in una crisi sanitaria che ha già provocato almeno 40 morti e oltre 17.000 contagi confermati dall’inizio del 2025. Il bilancio è quattro volte superiore a quello registrato negli Stati Uniti, dove l’epidemia originatasi a Seminole ha causato oltre 760 infezioni e tre decessi.
Il primo focolaio messicano è stato individuato nella comunità mennonita di Cuauhtémoc, nello Stato di Chihuahua. Le analisi genetiche effettuate su oltre cento campioni hanno identificato lo stesso ceppo virale, il genotipo D8 e il lignaggio MVs/Ontario.CAN/47.24, già rilevato in Canada nel 2024 e successivamente in Texas. Il virus si è diffuso rapidamente tra gli studenti della scuola mennonita Esperanza, dove un terzo dei 240 alunni si è ammalato, costringendo il preside a sospendere le lezioni.
L’epidemia ha poi raggiunto la città di Chihuahua attraverso gli spostamenti dei mennoniti, che si recavano regolarmente nei grandi centri commerciali durante il fine settimana, e si è diffusa ulteriormente tra i lavoratori agricoli stagionali, molti dei quali appartenenti a comunità indigene provenienti da villaggi remoti con bassi tassi di vaccinazione. Le conseguenze sono state particolarmente gravi proprio tra le popolazioni indigene, spesso colpite anche da malnutrizione e altre condizioni di vulnerabilità. Nello Stato di Chihuahua, entro la fine del 2025, erano già stati registrati circa 4.500 casi e 21 decessi, 17 dei quali tra persone indigene.
Tra le vittime messicane, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute del paese, figurano neonati e lavoratori agricoli di mezza età.
Perché il morbillo si diffonde così rapidamente: la biologia del contagio
Il morbillo è una delle malattie più contagiose al mondo: una sola persona infetta può trasmettere il virus fino a 18 altre persone, e l’agente patogeno può restare sospeso nell’aria per due ore. Per impedire la circolazione del virus è necessario che almeno il 95% della popolazione abbia ricevuto due dosi del vaccino.
Questi numeri hanno una conseguenza diretta e verificabile: “La matematica crudele del virus è semplice”, spiegano gli esperti. Con una copertura vaccinale del 96% il morbillo non riesce a diffondersi; ma già al 90% il rischio di una crescita esponenziale dei contagi diventa concreto. La differenza tra sicurezza e epidemia si gioca su una manciata di punti percentuali.
Il meccanismo biologico alla base è l’immunità di gregge: quando abbastanza persone sono protette, il virus non trova ospiti sufficienti per trasmettersi e si spegne da solo. Quando la percentuale di persone suscettibili supera una soglia critica, ogni singolo caso produce una catena di contagi che si moltiplica in modo esponenziale. È esattamente ciò che è avvenuto in Messico.

Il calo vaccinale messicano: le cause strutturali
Gli epidemiologi sottolineano che il problema principale non è stato il viaggio del bambino, ma il progressivo calo della copertura vaccinale. In Messico, il sistema di immunizzazione, un tempo considerato tra i più efficaci dell’America Latina, si è progressivamente indebolito a causa di tagli alla spesa sanitaria, della pandemia di Covid-19 e di una complessa riorganizzazione del sistema sanitario nazionale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Vaccines, tra il 2006 e il 2024 il Paese ha accumulato un deficit del 25% nella somministrazione dei vaccini contro il morbillo. In alcune aree del Chihuahua, nel 2024 solo circa due terzi dei bambini di un anno avevano ricevuto la prima dose raccomandata.
Il bambino di Seminole non ha causato l’epidemia. Ha semplicemente incontrato una popolazione che non era più protetta abbastanza da fermarlo.
La situazione in Italia: prima dose al 95%, seconda dose all’84%
Il caso messicano non è geograficamente distante quanto appare. Il morbillo continua a circolare in Italia e resta endemico in diverse nazioni europee, sostenuto da coperture vaccinali insufficienti.
Dopo due anni di alta incidenza di contagi in Italia, con 1.055 casi nel 2024 e 532 nel 2025, il 2026 inizia con un nuovo aumento nel mese di gennaio. Il virus continua a circolare nel Paese, soprattutto tra giovani adulti non vaccinati. La quasi totalità dei casi (96,4%) arriva da sole sei Regioni: Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Calabria. L’età mediana dei casi è pari a 28 anni, con l’incidenza più elevata nella fascia 0-4 anni.
Più di un terzo dei casi ha riportato almeno una complicanza: le più frequenti sono state polmonite ed epatite con aumento delle transaminasi.
Sul fronte vaccinale, il quadro italiano presenta una criticità precisa. Le ultime stime OMS-UNICEF mostrano che solo 4 paesi dell’Unione Europea (Cipro, Ungheria, Islanda, Portogallo) hanno riportato almeno il 95% di copertura vaccinale sia per la prima che per la seconda dose. La media europea è del 93,8% per la prima dose e dell’87,8% per la seconda, con l’Italia rispettivamente al 95% e all’84%.
Il 95% sulla prima dose è nella norma. L’84% sulla seconda non lo è. Lo stato vaccinale è noto per il 91,7% dei casi segnalati in Italia: il 90,9% di questi erano non vaccinati al momento del contagio.
Chi è a rischio e cosa fare
Il profilo del soggetto a rischio in Italia non è il bambino piccolo, protetto dai programmi di immunizzazione pediatrica. È il giovane adulto tra i 20 e i 35 anni che ha ricevuto una sola dose nell’infanzia, o nessuna. I neonati di età inferiore a un anno sono particolarmente vulnerabili al morbillo e alle sue complicanze e sono meglio protetti da un alto livello di immunità della popolazione.
Per chi non ricorda il proprio stato vaccinale, il medico di base può richiedere la verifica della sierologia (la ricerca degli anticorpi nel sangue) per valutare se è necessaria una dose di richiamo. Il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) è disponibile gratuitamente nel Servizio Sanitario Nazionale per le categorie previste dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. L’OMS raccomanda di mantenere una copertura vaccinale omogenea e duratura di almeno il 95% con la prima e la seconda dose e di rafforzare la sorveglianza, specie nelle aree di confine ad alto traffico per evitare il ripristino della trasmissione endemica.
Sì. Il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) è efficace anche se somministrato in età adulta. Chi non ha mai ricevuto nessuna dose o ne ha ricevuta solo una da bambino può completare il ciclo vaccinale con due dosi a distanza di almeno 28 giorni. Il medico di base può indicare se è necessaria una verifica sierologica preventiva o se procedere direttamente con la vaccinazione.
Sì. Contrariamente a quanto si crede comunemente, il morbillo negli adulti tende a manifestarsi in forma più grave rispetto ai bambini. Le complicanze più frequenti sono polmonite (la principale causa di morte) e encefalite. I soggetti più a rischio di complicanze gravi sono i neonati sotto l’anno di vita, le donne in gravidanza e le persone immunodepresse.
Il morbillo si trasmette per via aerea attraverso le goccioline respiratorie emesse con tosse, starnuti o semplicemente parlando. L’agente patogeno può rimanere sospeso nell’aria o su superfici per circa due ore dopo che una persona infetta ha lasciato un ambiente chiuso. Questo lo rende uno dei virus più contagiosi esistenti: ogni malato può infettare fino a 18 persone suscettibili.
Il periodo di incubazione è di 10-14 giorni. I primi sintomi sono febbre alta, tosse, naso che cola e congiuntivite. Tra il secondo e il quarto giorno compare il caratteristico esantema (rash cutaneo), che inizia dal viso e si estende al tronco e agli arti. Nelle prime 24-48 ore dall’esantema possono essere visibili le macchie di Koplik all’interno della bocca, un segno clinico praticamente patognomonico del morbillo.
Chi ha avuto un contatto stretto con un caso di morbillo confermato e non è vaccinato deve contattare il proprio medico il prima possibile. L’OMS raccomanda di considerare la profilassi post-esposizione per i contatti potenzialmente suscettibili: i neonati, le donne incinte e gli immunodepressi dovrebbero essere considerati prioritari. In nessun caso presentarsi autonomamente in un pronto soccorso o studio medico senza aver prima avvertito il personale sanitario.