West Nile a 594 casi e 41 decessi, dengue autoctona a quota 24: i dati dell’ISS e come proteggersi
Avvertenza. Questo contenuto ha finalità informative e divulgative. Non sostituisce il parere del medico, la diagnosi o la prescrizione di un professionista sanitario. In presenza di febbre o sintomi neurologici rivolgersi al medico curante o al pronto soccorso.

Cinquecentonovantaquattro casi di West Nile e 41 decessi dall’inizio dell’anno. È il quadro che emerge dal settimo bollettino settimanale del sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità, aggiornato all’8 settembre 2026. Nello stesso periodo i casi confermati di dengue sono 265, di cui 24 contratti in Italia. La differenza tra i due virus non sta solo nei numeri: sta anche nell’orario in cui bisogna proteggersi.
Indice dell'articolo
- 1 I numeri del West Nile
- 2 Quanto è letale, in proporzione
- 3 Perché i casi lievi non si vedono
- 4 Chi sviluppa le forme gravi
- 5 Dove circola il virus
- 6 La dengue: 265 casi, 24 contratti in Italia
- 7 Il focolaio in provincia di Livorno
- 8 Le altre arbovirosi
- 9 Due zanzare, due orari
- 10 Cosa riduce il rischio di puntura
- 11 Quando rivolgersi al medico
I numeri del West Nile
Il salto rispetto al bollettino precedente è consistente. Si passa da 521 a 594 casi confermati nell’uomo.
La composizione conta più del totale. Le forme neuroinvasive, quelle che coinvolgono il sistema nervoso, sono 306. I casi di febbre 202. Poi 4 casi con altri sintomi e uno asintomatico.
Ci sono infine 81 infezioni individuate tra i donatori di sangue, persone senza sintomi intercettate dallo screening trasfusionale.
I decessi notificati sono 41, uno dei quali in un caso importato.
Quanto è letale, in proporzione
La letalità viene calcolata sulle sole forme neuroinvasive contratte in Italia. Su quel denominatore è pari al 13,3 per cento.
Nello stesso periodo del 2025 il valore era 15,0 per cento. La proporzione, quindi, è in lieve calo.
Il numero assoluto dei casi è invece superiore a quello dell’anno scorso, quando alla stessa data se ne contavano 582 con 39 decessi.
Perché i casi lievi non si vedono
C’è un aspetto che aiuta a leggere i numeri senza allarmarsi e senza sottovalutare.
Circa otto infezioni da West Nile su dieci non danno alcun sintomo. Circa due su dieci provocano febbre. Meno dell’uno per cento evolve nella forma neuroinvasiva.
Significa che le oltre trecento forme neuroinvasive registrate corrispondono a una circolazione del virus molto più ampia di quella che i bollettini fotografano.
Gli 81 donatori risultati positivi senza sintomi sono la conferma indiretta di questo meccanismo.
Chi sviluppa le forme gravi
Il rischio non è distribuito in modo uniforme nella popolazione.
Le complicanze serie riguardano soprattutto le persone oltre i 65 anni, chi ha un sistema immunitario indebolito, chi ha ricevuto un trapianto e chi convive con patologie croniche.
Per tutti gli altri l’infezione, quando si manifesta, decorre nella grande maggioranza dei casi come una sindrome febbrile.
Dove circola il virus
Le province con circolazione dimostrata sono salite a 79, distribuite in 19 regioni. Nel bollettino precedente erano 75.
Restano fuori soltanto due territori: la Basilicata e la provincia di Bolzano.
I numeri più alti si concentrano in Lombardia, Veneto, Lazio e Piemonte.
La dengue: 265 casi, 24 contratti in Italia
Il quadro della dengue è diverso, a partire dalla mortalità: nessun decesso.
Dei 265 casi confermati, la maggior parte è associata a viaggi all’estero. Il 56 per cento riguarda persone esposte alle Maldive.
I casi autoctoni, cioè contratti sul territorio nazionale, sono 24. Erano 3 nel bollettino di inizio settembre.
Il focolaio in provincia di Livorno
L’aumento è concentrato in due episodi di trasmissione locale.
Il più esteso è un focolaio in un comune della provincia di Livorno, in Toscana, con 20 casi confermati. Tutti sintomatici.
La sorveglianza in questi casi diventa settimanale e prevede interventi di disinfestazione mirata nell’area interessata.
Le altre arbovirosi
Il bollettino registra anche altri virus trasmessi da zanzare.
I casi confermati di chikungunya sono 25, uno dei quali autoctono. Gli altri sono legati a viaggi, con il 42 per cento riconducibile alle Seychelles. Nessun decesso.
I casi di Zika virus sono 3, tutti associati a soggiorni all’estero. Nessun decesso.
Due zanzare, due orari
Qui sta l’informazione pratica che cambia il modo di proteggersi.
Il West Nile viaggia con la zanzara comune, quella del genere Culex. Punge dal tramonto e durante la notte.
La dengue viaggia invece con la zanzara tigre, che punge di giorno.
La conseguenza è diretta: la protezione non può concentrarsi solo sulle ore serali. Va estesa all’intera giornata.
Cosa riduce il rischio di puntura
Le misure indicate dalle autorità sanitarie sono semplici e riguardano due fronti.
Sul piano personale: repellenti cutanei registrati, abiti che coprano braccia e gambe nelle ore di maggiore attività, zanzariere alle finestre e sui letti.
Sul piano ambientale conta l’eliminazione dei ristagni d’acqua, dove le zanzare depongono le uova. Sottovasi, secchi, teli, grondaie ostruite, copertoni, annaffiatoi. Bastano pochi centimetri d’acqua ferma.
I trattamenti antilarvali nei tombini e nelle caditoie rientrano nei piani comunali di disinfestazione.
Quando rivolgersi al medico
Non esiste un vaccino disponibile contro il West Nile per l’uomo, né una terapia specifica. Il trattamento è di supporto.
I sintomi che meritano un consulto sono febbre alta comparsa dopo punture di zanzara, mal di testa intenso, rigidità del collo, confusione, difficoltà nei movimenti.
In presenza di questi segnali, soprattutto nelle persone over 65 o con patologie croniche, è indicato rivolgersi subito al medico curante o al pronto soccorso.
Per chi rientra da un viaggio in area tropicale, la febbre che compare entro due settimane dal ritorno va sempre segnalata al medico, specificando la destinazione.