Dopo una diagnosi di tumore c’è un periodo più delicato: cosa emerge dallo studio sull’ictus

Le persone con un tumore invasivo presentano un rischio più elevato di ictus ischemico, soprattutto nei primi mesi successivi alla diagnosi. È quanto emerge da una ricerca pubblicata su CANCER, condotta su 182.221 adulti dai 40 anni in su con una prima diagnosi oncologica invasiva tra il 2014 e il 2021. Nel complesso, gli ictus osservati sono risultati superiori dell’80% rispetto a quanto atteso sulla base dei dati della popolazione generale.

La differenza non è uguale per tutti i tumori e raggiunge il valore più alto nei primi tre mesi.

Valutazione del rischio di ictus ischemico dopo una diagnosi di tumore invasivo.

Il rischio raggiunge il picco nei primi tre mesi

I ricercatori hanno analizzato i dati del Registro nazionale israeliano dei tumori e del Registro nazionale israeliano degli ictus.

L’obiettivo era misurare quanti nuovi ictus ischemici si verificassero entro un anno dalla diagnosi oncologica.

Nel campione esaminato, 62 pazienti ogni 10.000 hanno avuto un ictus.

Il numero complessivo è risultato superiore dell’80% rispetto a quello previsto nella popolazione generale.

La fase più delicata è stata quella immediatamente successiva alla diagnosi.

Nei primi tre mesi, il tasso di ictus è arrivato a essere 2,5 volte superiore rispetto a quanto atteso.

Il dato temporale permette di distinguere il periodo iniziale dal resto del primo anno preso in esame.

Pancreas e polmone mostrano gli aumenti maggiori

Le differenze tra le neoplasie sono marcate.

Il valore più elevato è stato osservato tra i pazienti con tumore al pancreas, per i quali il tasso di ictus è risultato 5,9 volte superiore al previsto.

In questo gruppo sono stati registrati 162 casi ogni 10.000 pazienti.

Per il tumore al polmone, il tasso è risultato invece 3,9 volte superiore rispetto alle attese.

Tipo di tumoreRischio di ictus rispetto all’attesoDato assoluto riportato
Pancreas5,9 volte superiore162 su 10.000
Polmone3,9 volte superioreNon indicato
SenoNessun aumento rilevatoNon indicato
ProstataNessun aumento rilevatoNon indicato

Per tumore al seno e tumore alla prostata, invece, non è emersa un’associazione con un aumento del rischio di ictus.

I pazienti più giovani mostrano una differenza più marcata

Il confronto con la popolazione generale ha evidenziato un rischio particolarmente elevato anche in alcuni sottogruppi.

Tra questi figurano i pazienti più giovani e quelli con una neoplasia in stadio avanzato.

Il dato non significa che l’età giovane comporti da sola un rischio assoluto maggiore rispetto a tutte le altre fasce, ma mostra che la differenza rispetto a quanto atteso nella popolazione generale risulta più pronunciata in questi pazienti.

L’analisi riguarda esclusivamente il primo anno successivo alla prima diagnosi di tumore invasivo.

Lo studio ha seguito oltre 182mila adulti

La popolazione esaminata comprendeva 182.221 persone di almeno 40 anni.

Tutti avevano ricevuto una prima diagnosi di tumore invasivo tra il 2014 e il 2021.

I ricercatori hanno quindi verificato la comparsa di nuovi ictus ischemici entro i dodici mesi successivi.

La dimensione del campione ha permesso di confrontare più tipologie di neoplasia e di osservare come il rischio cambiasse nel corso del tempo.

La ricerca si concentra sull’ictus ischemico, cioè la forma presa in esame dai registri analizzati, e non su tutte le possibili tipologie di ictus.

📲 Vuoi ricevere notizie come questa sul tuo smartphone? Iscriviti al canale Telegram di SaluteLab oppure unisciti al gruppo WhatsApp

Carmit Libruder: “I primi mesi sono un periodo critico”

Carmit Libruder, dell’Università di Haifa e del Ministero della Salute israeliano, autore corrispondente dello studio, afferma:

“I nostri risultati identificano i primi mesi successivi a una diagnosi di cancro come un periodo critico ad alto rischio di ictus ischemico, la notevole variabilità tra i diversi tipi di cancro, con aumenti del rischio particolarmente pronunciati nei tumori del pancreas e del polmone, sottolinea l’importanza di individuare i pazienti che potrebbero beneficiare di una valutazione più accurata del rischio cerebrovascolare”.

La differenza tra i diversi tipi di tumore rappresenta quindi uno degli elementi più rilevanti emersi dall’analisi.

Il dato non è uniforme tra tutte le diagnosi oncologiche

Il risultato complessivo, superiore dell’80% rispetto alla popolazione generale, non va applicato indistintamente a ogni paziente oncologico.

La ricerca mostra infatti una forte variabilità.

Pancreas e polmone presentano gli aumenti maggiori, mentre per seno e prostata non è stato osservato un incremento del rischio.

Anche la tempistica modifica il quadro, perché il massimo aumento si concentra nei primi tre mesi.

Lo stadio della malattia e l’età contribuiscono inoltre a distinguere i gruppi nei quali il rischio relativo rispetto alla popolazione generale appare più elevato.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

Articoli correlati