L’epidemia di Ebola accelera: 204 morti in Congo. MSF in campo, 10 Paesi a rischio. E Pregliasco avverte l’Europa

Il bilancio dell’epidemia di Ebola Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo ha superato quota 200 morti. Il Ministero della Salute congolese ha comunicato 204 decessi su 867 casi sospetti in tre province del Paese. Il dato supera e aggiorna quello dell’OMS diffuso il 23 maggio, che riportava 177 morti su 750 casi sospetti. In meno di 48 ore dall’ultimo bilancio disponibile, i casi sospetti sono cresciuti del 15% e i decessi del 45%.

Il confronto con i dati degli aggiornamenti precedenti restituisce la velocità della progressione: al 16 maggio, quando l’OMS dichiarò il PHEIC, si contavano 246 casi e 80 morti. Al 19 maggio erano 513 casi e 131 morti. Al 21 maggio quasi 600 casi e 139 morti. Oggi: 867 casi e 204 morti.

MSF sul campo con 530 operatori: la sfida non è solo Ebola

Medici Senza Frontiere ha attivato un’operazione di emergenza su larga scala. I team dell’organizzazione umanitaria, spiega un comunicato ufficiale, stanno “lavorando giorno e notte a una risposta d’emergenza su larga scala all’epidemia di Ebola nell’est della Repubblica Democratica del Congo”, in collaborazione con le autorità sanitarie congolesi e con l’OMS.

Solo nella provincia dell’Ituri, epicentro dell’attuale focolaio, circa 50 operatori internazionali arriveranno nelle prossime settimane per lavorare insieme a circa 480 professionisti assunti localmente. Forniture e attrezzature vengono inviate nelle province interessate da Kinshasa e dal centro logistico MSF di Kampala, in Uganda. Si segnalano anche interventi nel Kivu Nord.

La capo progetto di MSF a Goma, Valeria Greppi, ha chiarito la complessità dell’intervento: “La sfida oggi è riuscire a curare i pazienti malati da Ebola, riuscire a tracciare i loro contatti e allo stesso tempo riuscire a garantire i servizi essenziali e l’accesso alle cure per altre malattie come la malaria, il colera e Hiv”.

È questo il nodo che MSF sottolinea con forza: l’Ebola non è l’unica emergenza sanitaria che la RDC sta affrontando. Nell’est del Paese le principali cause di mortalità restano malattie prevenibili come la malaria e il morbillo. “Una delle priorità di MSF sarà mantenere le attività mediche esistenti e garantire alla popolazione un accesso continuo alle cure essenziali”, conclude il comunicato.

Africa CDC: altri dieci Paesi a rischio

L’Africa CDC ha segnalato che oltre alla Repubblica Democratica del Congo, epicentro dell’epidemia, e all’Uganda, altri dieci Paesi africani rischiano di essere raggiunti dal virus. L’agenzia sanitaria dell’Unione Africana ha diramato un’allerta che comprende Sud Sudan, Ruanda, Kenya e altri Paesi della regione.

Ebola in Congo

La voce italiana: Pregliasco sull’Europa e sull’Italia

Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, è intervenuto con una valutazione che riguarda direttamente la situazione italiana ed europea.

“L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è un segnale che il mondo non può permettersi di ignorare. Non siamo davanti a uno scenario da pandemia globale come il Covid, perché Ebola ha modalità di trasmissione molto diverse e meno efficienti, ma il rischio di espansione regionale africana è concreto e serio ed è irresponsabile sottovalutare il problema per Europa e Italia”.

Sulla segnalazione dell’Africa CDC sui dieci Paesi a rischio, Pregliasco è diretto: “Quando Africa CDC parla di dieci Paesi a rischio, sta lanciando un messaggio preciso: bisogna rafforzare immediatamente sorveglianza, tracciamento, laboratori e cooperazione internazionale. L’Europa e l’Italia oggi non sono in una situazione di emergenza sanitaria imminente, ma sarebbe irresponsabile sottovalutare il problema. Dopo il Covid dovremmo aver imparato una lezione fondamentale: le epidemie non si fermano ai confini”.

La conclusione dell’esperto è un invito all’azione preventiva: “La sicurezza sanitaria italiana si difende anche sostenendo la risposta sanitaria nei Paesi colpiti. Servono investimenti nella preparedness, nella medicina delle malattie infettive e nel coordinamento con OMS e Africa CDC. La prevenzione costa sempre meno dell’improvvisazione”.

Il rischio per chi si trova in Italia

L’ECDC mantiene la valutazione di rischio molto basso per la popolazione europea. Il virus Bundibugyo si trasmette esclusivamente per contatto diretto con fluidi corporei di persone già sintomatiche, non per via aerea. Il periodo di incubazione è di 2-21 giorni. Il Ministero della Salute italiano mantiene attiva la sorveglianza sanitaria per il personale rientrato dalle aree colpite.

Chi ha soggiornato nelle province orientali della RDC, in Uganda o nelle zone di confine del Sud Sudan negli ultimi 21 giorni e sviluppa febbre alta, malessere intenso, vomito o diarrea deve contattare immediatamente il proprio medico o il 118 segnalando la storia di viaggio, senza recarsi autonomamente in strutture sanitarie.

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