Ebola in Congo: in 48 ore i morti sono passati da 80 a 131. Un medico americano è già in cura in Germania
Aggiornamento Ebola Bundibugyo al 19 maggio 2026: 513 casi sospetti e 131 morti in Congo. Virus oltre l'Ituri, caso in Sud Sudan, medico americano positivo trasferito in Germania. Italia attiva sorveglianza.
⚠️ Disclaimer medico Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza medica, diagnosi o indicazione terapeutica. Per valutazioni personali o indicazioni specifiche su viaggi in aree a rischio, rivolgersi al proprio medico curante o alle autorità sanitarie competenti.
Nelle ultime 48 ore il quadro dell’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo è cambiato in modo significativo. Il bilancio aggiornato al 19 maggio parla di 131 morti e almeno 513 casi sospetti nella Repubblica Democratica del Congo, con 30 casi confermati in laboratorio nel Paese e 2 in Uganda. Al momento della dichiarazione del PHEIC da parte dell’OMS, domenica 16 maggio, i casi sospetti erano 246 e i morti 80. In meno di tre giorni entrambi i numeri sono quasi raddoppiati.
Un portavoce del governo di Kinshasa ha precisato che i contagi si sono estesi anche ad altre aree dell’est del Congo dopo i primi casi nella provincia di Ituri. Il focolaio non è più circoscritto alle zone sanitarie di Bunia, Rwampara e Mongbwalu: la diffusione geografica è in corso.
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Un caso in Sud Sudan, un medico americano trasferito in Germania
Un contagio è stato rilevato anche in Sud Sudan, nella zona di confine. È il terzo Paese ad essere toccato dall’epidemia dopo la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda.
Tra le persone contagiate figura un medico americano impegnato nella Repubblica Democratica del Congo con il gruppo missionario sanitario Serge, risultato positivo al virus Ebola e trasferito in Germania per ricevere cure specialistiche. Secondo quanto riferito dai Centers for Disease Control and Prevention, almeno sei cittadini statunitensi potrebbero essere stati esposti al virus durante le attività mediche nelle aree colpite.
È il primo caso di paziente con Ebola Bundibugyo trattato in un Paese europeo dall’inizio dell’attuale epidemia. Le strutture ad alto isolamento in Europa, tra cui quella dove è stato trasferito il paziente in Germania, sono progettate per gestire patogeni a trasmissione per contatto diretto senza rischio per il personale sanitario o la popolazione circostante.
L’OMS convoca il comitato di emergenza: una prima assoluta
Il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato all’Assemblea Mondiale della Sanità in corso a Ginevra che il comitato di emergenza sarebbe stato convocato nel pomeriggio del 19 maggio. “Questa è la prima volta che un direttore generale dichiara un’emergenza internazionale prima di convocare un comitato di emergenza. Non l’ho fatto a cuor leggero”, ha affermato Tedros, indicando come motivazione “la portata e la rapidità dell’epidemia”.
La procedura abituale prevede che il comitato di esperti si riunisca prima e valuti se i criteri per il PHEIC siano soddisfatti. In questo caso la sequenza è stata invertita: la dichiarazione è arrivata prima, il comitato è stato convocato dopo. Un precedente senza precedenti nella storia dell’organizzazione, che testimonia la velocità con cui la situazione si è deteriorata sul campo.

L’Africa CDC dichiara l’emergenza continentale
L’Africa CDC (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) ha dichiarato l’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo “un’emergenza di sanità pubblica continentale”. La sigla è PHECS (Public Health Emergency of Continental Security), un livello di allerta specifico per il continente africano, distinto ma parallelo al PHEIC dell’OMS.
In meno di 24 ore, il dipartimento Africa dell’OMS ha consegnato quasi 12 tonnellate di forniture di emergenza. Il Centro di preparazione e risposta alle emergenze dell’OMS a Nairobi, in Kenya, ha inviato 4,7 tonnellate di forniture e attrezzature mediche a Bunia. Altre 7 tonnellate di forniture sono arrivate a Bunia da Kinshasa il 17 maggio, insieme a 35 esperti e soccorritori dell’OMS e del Ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo.
Le misure attivate in Italia
Il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza sanitaria al personale impiegato nelle zone del focolaio di virus Bundibugyo. La misura riguarda operatori umanitari, missionari, personale di organizzazioni internazionali e chiunque sia rientrato recentemente dalle aree colpite della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda.
L’OMS raccomanda agli Stati di non chiudere i propri confini o imporre restrizioni ai viaggi e al commercio, di fornire ai viaggiatori diretti nelle aree colpite informazioni accurate sui rischi e sulle misure per minimizzarli, e di facilitare l’evacuazione e il rimpatrio dei propri cittadini esposti al virus.
L’ECDC considera attualmente molto bassa la probabilità di infezione per le persone che vivono nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo. Il virus Bundibugyo si trasmette per contatto diretto con fluidi corporei e non per via aerea. Diventa contagioso solo dopo la comparsa dei sintomi. Chi è stato esposto a un caso sospetto o confermato viene monitorato per 21 giorni, così da intercettare rapidamente l’eventuale comparsa dei sintomi.
Per chi rientra da aree colpite con febbre alta o altri sintomi compatibili con la malattia da virus Bundibugyo (malessere intenso, vomito, diarrea, sanguinamenti), la raccomandazione delle autorità italiane è di contattare immediatamente il proprio medico o il 118, segnalando la storia di viaggio, senza presentarsi autonomamente in pronto soccorso.