Una bambina di 7 anni con lo scorbuto in Italia: la malattia “dei marinai” è tornata

Un caso di scorbuto in una bambina di 7 anni, pubblicato sul NEJM. I pediatri italiani lanciano l'allerta sulla selettività alimentare.

⚕️ NOTA MEDICA OBBLIGATORIA

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun caso la consulenza medica, la diagnosi o la terapia di un professionista della salute qualificato. In presenza di sintomi sospetti in bambini o adulti, è necessario rivolgersi immediatamente al proprio pediatra o medico curante.

Una bambina di 7 anni ricoverata all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino ha ricevuto a maggio 2026 una diagnosi di scorbuto pediatrico: la stessa malattia che decimava i marinai nei lunghi traversate oceaniche del Settecento. Il caso è stato descritto sulla rivista scientifica internazionale New England Journal of Medicine Evidence, gestito in collaborazione tra l’ospedale torinese e l’Università di Torino. Non è un episodio isolato: i pediatri italiani hanno alzato l’allerta su un fenomeno che stava crescendo silenziosamente da mesi.

Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino
Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino

Perché lo scorbuto torna nel 2026

La risposta non è nelle condizioni di povertà o di carestia. Questa malattia è tornata a essere un’emergenza anche in Italia, e i pediatri della Società italiana di pediatria puntano il dito su un fattore inatteso: le diete drastiche costruite con chatbot e intelligenza artificiale, adottate senza supervisione medica.

Oggi l’Arfid (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) viene considerato sempre più vicino ai disturbi dell’asse intestino-cervello, condizioni in cui apparato digerente e sistema nervoso centrale si influenzano reciprocamente, alterando fame, sazietà, paura e risposta agli alimenti. Si tratta di un disturbo che va ben oltre la semplice “difficoltà a mangiare” e che può avere conseguenze clinicamente significative se non viene riconosciuto in tempo.

“Alcuni bambini arrivano a eliminare intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura, fino a sviluppare deficit nutrizionali importanti”, afferma Antonella Diamanti, presidente della Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica (Sigenp) e responsabile dell’Unità operativa Malattie digestive e riabilitazione nutrizionale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Tra questi riportiamo una crescente diagnosi di casi di scorbuto da grave carenza di vitamina C, associato a diete estremamente selettive, malattia che ritenevamo appartenesse al passato”.

Le stime sulla prevalenza dell’Arfid parlano di una forbice compresa tra lo 0,3% e il 15,5% nella popolazione pediatrica generale. Una variabilità così ampia riflette la difficoltà diagnostica, ma anche la scarsa uniformità dei criteri di rilevazione tra le strutture sanitarie.

Cosa provoca lo scorbuto nel corpo

I sintomi dello scorbuto si sviluppano dopo alcuni mesi di deficit. Le manifestazioni comprendono ipercheratosi follicolare, capelli attorcigliati e emorragie perifollicolari. Le gengive possono diventare rigonfie, violacee, spugnose e friabili, sanguinando facilmente nei casi più gravi. Alla fine, i denti possono muoversi e cadere. Le ferite guariscono male e sanguinano facilmente; possono comparire ecchimosi cutanee agli arti inferiori o emorragie della congiuntiva bulbare.

Nel caso pediatrico, i segnali che devono spingere a indagare sono spesso meno tipici di quelli classici. Emanuele Savasta, neospecialista della scuola di specializzazione in Pediatria di Torino e primo autore della pubblicazione, spiega: “In presenza di dolore persistente o zoppia non spiegata da traumi, è essenziale un’anamnesi accurata. Le abitudini alimentari devono essere sempre indagate. Nella severa selettività alimentare, lo scorbuto deve entrare nella diagnosi differenziale. Una diagnosi precoce consente di evitare esami inutili e di avviare rapidamente una terapia efficace.

Il meccanismo biologico è noto. Lo scorbuto è una condizione che determina un’alterazione della sintesi del collagene, proteina fondamentale per l’elasticità e il sostegno di pelle, ossa, cartilagini e vasi sanguigni. Ne conseguono fragilità dei tessuti connettivi, sanguinamenti e dolore osteo-articolare. Può inoltre manifestarsi con astenia, irritabilità e difficoltà alla deambulazione.

Il fabbisogno giornaliero che quasi nessuno conosce

Uno degli aspetti più sottovalutati della questione riguarda le quantità di vitamina C necessarie per prevenire la malattia. Non ne servono grammi, ma i valori di riferimento indicati dai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento per la popolazione italiana) devono essere rispettati con costanza.

Il fabbisogno giornaliero medio di vitamina C secondo i LARN è il seguente: bambini fino ai 6 anni, 30 mg al giorno; ragazzi dai 7 ai 10 anni, 45 mg al giorno; ragazzi fino ai 14 anni, tra 65 e 75 mg al giorno; adulti, 75 mg al giorno per i maschi e 60 mg per le femmine; in gravidanza, 70 mg al giorno; durante l’allattamento, 90 mg al giorno.

Fascia d’età / condizioneFabbisogno vitamina C (LARN)Fonte alimentare di riferimento
Bambini fino a 6 anni30 mg/dieFragole, kiwi, agrumi
Ragazzi 7-10 anni45 mg/diePeperoni crudi, broccoli
Ragazzi 11-14 anni65-75 mg/dieRibes, succo di arancia fresco
Adulti (maschi)75 mg/diePrezzemolo fresco, pomodori
Adulti (femmine)60 mg/dieKiwi, cavolfiore
Gravidanza70 mg/dieAgrumi, spinaci crudi
Allattamento90 mg/diePeperoni, fragole

Nota editoriale: i valori si riferiscono ai LARN 2014 della SINU. La vitamina C è sensibile al calore: la cottura prolungata riduce significativamente il contenuto nelle verdure. Il consumo di cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura fresca copre e supera agevolmente il fabbisogno per tutte le fasce d’età.

Secondo la letteratura pediatrica specializzata, per prevenire lo scorbuto nel lungo periodo bastano livelli minimi di vitamina C: il fabbisogno giornaliero raccomandato in età pediatrica secondo i LARN va da 35 mg/die nei bambini tra 1 e 3 anni fino a 105 mg/die nei pazienti tra i 15 e i 17 anni.

I disturbi del neurosviluppo: un fattore di rischio non trascurabile

Il fenomeno della selettività alimentare è sempre più osservato in associazione ai disturbi del neurosviluppo, inclusi i disturbi dello spettro autistico. In questi casi, la limitazione alimentare può essere marcata e persistente, con rischio concreto di carenze nutrizionali importanti.

Non si tratta di negligenza familiare. Nei bambini con disturbo dello spettro autistico, la selettività alimentare può avere una base sensoriale e neurologica precisa: rifiuto di determinate consistenze, colori o odori degli alimenti. Questo rende la gestione nutrizionale molto più complessa rispetto a quella di un bambino normosvil uppato, e richiede un approccio integrato tra il pediatra di base, il neuropsichiatra infantile e, quando necessario, il nutrizionista clinico.

Tra i segnali che possono far sospettare un disturbo della selettività alimentare come l’Arfid, la SIP indica: mangiare solo un numero molto limitato di alimenti; rifiutare consistenze, colori o odori di alcuni cibi; paura di soffocare, vomitare o stare male dopo aver mangiato; eliminare intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura; i pasti diventano motivo di ansia o conflitto familiare.

Nei confronti dell’Arfid, l’Ospedale Bambino Gesù di Roma ha registrato negli ultimi cinque anni un aumento dei casi superiore al 60%.

Come si tratta lo scorbuto

La buona notizia è che la terapia è efficace e rapida. Le dosi terapeutiche di acido ascorbico ripristinano le funzioni della vitamina C in alcuni giorni; la sintomatologia di solito scompare in 1-2 settimane. La gengivite cronica con estese emorragie sottocutanee può persistere più a lungo.

Lo scorbuto viene trattato con alte dosi di vitamina C assunte quotidianamente, seguite da una dieta nutriente che prevede un apporto una o due volte superiore alla quantità giornaliera raccomandata. La dieta deve includere un maggior consumo di frutta e verdura fresca.

La sfida, però, non è nel trattamento ma nella diagnosi. Una malattia considerata scomparsa da decenni non viene più cercata di riflesso, e questo ritarda il riconoscimento. La scarsa familiarità con la diagnosi è il primo ostacolo al riconoscimento clinico tempestivo. Secondo i pediatri torinesi, la patologia richiede formazione specifica per i medici in via di avviamento e impone un nuovo equilibrio tra rigore scientifico e cura, puntando sull’indagine sistematica delle abitudini alimentari.

Il caso della bambina di Torino ha trovato spazio sul New England Journal of Medicine Evidence: un segnale che la comunità scientifica internazionale lo considera clinicamente rilevante, non un’anomalia aneddotica da archiviare.

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FAQ

Lo scorbuto è una malattia contagiosa?

No. Lo scorbuto non è infettivo né trasmissibile. È una patologia da carenza nutrizionale: si sviluppa esclusivamente quando l’organismo riceve quantità insufficienti di vitamina C per un periodo prolungato, generalmente diversi mesi. Non è possibile contrarlo per contatto con una persona affetta.

Quali bambini sono più a rischio di sviluppare lo scorbuto oggi in Italia?

I pediatri indicano due categorie principali: i bambini con severa selettività alimentare, che escludono sistematicamente frutta e verdura dalla propria dieta, e i bambini con disturbi del neurosviluppo (in particolare dello spettro autistico), nei quali la limitazione alimentare può avere una base sensoriale marcata e persistente. I bambini sottoposti a diete drastiche costruite senza supervisione medica rappresentano un terzo gruppo di attenzione emergente.

In quanto tempo si manifesta lo scorbuto dopo una dieta carente di vitamina C?

Secondo i Manuali MSD, i sintomi clinicamente evidenti compaiono dopo alcuni mesi di deficit continuativo. L’organismo umano non produce vitamina C autonomamente e non la immagazzina in quantità significative: è necessaria un’assunzione regolare attraverso l’alimentazione. Una dieta completamente priva di frutta e verdura fresca può portare a segni clinici entro 1-3 mesi.

La vitamina C si distrugge con la cottura?

Sì, in misura significativa. La vitamina C è idrosolubile e termolabile: la cottura prolungata, la conservazione in acqua, l’esposizione alla luce e l’utilizzo di coltelli metallici ne riducono la concentrazione negli alimenti. Per massimizzare l’apporto, i nutrizionisti raccomandano il consumo preferenziale di frutta e verdura crude o cotte al vapore per tempi brevi. I cibi industriali processati e le verdure surgelate cotte a lungo offrono un apporto di vitamina C significativamente inferiore rispetto al fresco.

Come si distingue lo scorbuto da altre patologie nei bambini?

La diagnosi differenziale è complessa proprio perché i sintomi (zoppia, dolore osseo, irritabilità) mimano altre condizioni come osteomieliti, artriti settiche, neoplasie o disturbi reumatologici. Il gold standard diagnostico è la misurazione dei livelli ematici di vitamina C, associata al miglioramento clinico dopo supplementazione. L’anamnesi alimentare dettagliata è considerata il primo strumento orientativo dai pediatri.

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