L’infezione che finora colpiva cavalli e bovini ha cambiato modo di trasmettersi

Oltre 120 casi di dermatofilosi in Europa, nessuno in Italia. L'Ecdc classifica il rischio per la popolazione generale come molto basso. Cosa dicono gli esperti.

Avviso. Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun caso il parere di un medico. In presenza di lesioni cutanee di qualsiasi natura è necessario rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista dermatologo, evitando l’autodiagnosi e l’assunzione di farmaci senza prescrizione.

Gocce di pioggia su una pozza d'acqua, immagine di corredo sulla dermatofilosi

In Europa sono stati accertati oltre 120 casi di dermatofilosi. È l’infezione batterica soprannominata malattia della pioggia. In Italia non ne è stato registrato nessuno.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie classifica il rischio per la popolazione generale come molto basso. Il decorso è lieve. L’infezione risponde alle normali terapie antibiotiche e non provoca complicanze gravi.

Che cos’è la malattia della pioggia

Il nome comune viene dalla tendenza dell’infezione a svilupparsi negli ambienti molto umidi. In inglese si chiama rain rot.

È causata dal batterio Dermatophilus congolensis. Sfrutta l’umidità per liberare le proprie spore e penetrare la barriera cutanea quando trova piccole abrasioni.

Fino a oggi era nota quasi solo in ambito veterinario, fra bovini e cavalli. Nell’uomo si osservava di rado. E quasi sempre dopo il contatto con un animale.

La novità è un’altra. È la trasmissione da persona a persona, attraverso il contatto ravvicinato fra la pelle.

Dove sono stati registrati i casi

I cluster principali riguardano sei Paesi: Francia, Germania, Spagna, Austria, Svezia e Norvegia.

Nel Regno Unito è stato intercettato il primo paziente. Si trovava in Scozia.

I contesti variano. Nei Paesi centrali e centro-settentrionali i focolai sono stati collegati soprattutto a saune e a locali dedicati a incontri intimi. In Norvegia si è registrata un’epidemia circoscritta fra atleti di arti marziali e sport da contatto.

In Italia, allo stato, non risultano casi.

I sintomi

Le manifestazioni sono cutanee e hanno un impatto visivo notevole. È anche il motivo di parte dell’attenzione mediatica.

Si tratta di papule, pustole e croste. Compaiono su viso, genitali e arti. Sono lesioni visibili, e per questo difficili da ignorare.

I sintomi sono quasi sempre locali. Le manifestazioni sistemiche sono rare e non si registrano forme gravi.

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Perché l’Ecdc parla di rischio molto basso

La valutazione ufficiale dell’agenzia europea invita a contestualizzare il fenomeno.

Il rischio per la popolazione generale è classificato come molto basso. L’infezione ha un decorso clinico lieve. Risponde rapidamente alle normali terapie antibiotiche e non causa complicanze gravi.

L’attenzione delle autorità sanitarie riguarda un aspetto diverso. È il cambiamento nel comportamento del batterio, che sembra adattarsi alla trasmissione pelle contro pelle.

Pregliasco: “Non trasformarlo in un nuovo allarme”

Sul punto è intervenuto il virologo Fabrizio Pregliasco.

“Nei casi più recenti è emersa la possibilità di una trasmissione interumana attraverso un contatto molto stretto pelle contro pelle”.

E ha aggiunto un’indicazione sul modo di raccontare la vicenda.

“È importante, però, non trasformare un fenomeno epidemiologicamente interessante in un nuovo allarme sanitario: per la popolazione generale il rischio rimane molto basso. L’attenzione deriva dal fatto che sembra essere cambiata la dinamica di un batterio che prima interessava quasi solo il mondo veterinario”.

Gentile: “Non è un’emergenza sanitaria”

Sul piano clinico è intervenuto Ivan Gentile, ordinario di Malattie Infettive all’Università Federico II di Napoli.

“La malattia della pioggia è un’infezione cutanea batterica che conosciamo da tempo, ma che finora è stata osservata nell’uomo assai raramente e comunque quasi sempre dopo il contatto con un animale. La novità è rappresentata dalla comparsa di oltre 120 casi prevalentemente collegati a contatti umani stretti. Ovviamente non siamo di fronte a un’emergenza sanitaria, ma semplicemente a un cambiamento epidemiologico che richiede attenzione clinica e sorveglianza, senza destare alcun allarme”.

Perché non è un’infezione sessualmente trasmessa

Il docente insiste su una distinzione. La considera necessaria per evitare diagnosi sbagliate e stigmatizzazioni.

“Mi preme sottolineare che non si tratta di una classica infezione sessualmente trasmessa, bensì di un’infezione che si propaga attraverso un contatto diretto pelle contro pelle, il quale può avvenire anche durante i rapporti sessuali”.

Da questa distinzione discende una conseguenza pratica. Vale la pena conoscerla.

“Perché questa distinzione è importante? Perché il preservativo, pur rimanendo uno strumento di difesa chiave contro molte infezioni sessualmente trasmesse, non protegge dalla malattia della pioggia proprio perché non copre l’intera superficie cutanea esposta”.

Come si previene

Le indicazioni di prevenzione riguardano il buon senso. Non servono misure straordinarie.

“Il rischio per la popolazione generale è considerato molto basso. Le principali situazioni di esposizione sono i contatti cutanei molto ravvicinati, specialmente in ambienti caldo-umidi come saune, palestre o durante gli sport di contatto. Non si registrano forme gravi: i sintomi sono quasi sempre locali ed è raro riscontrare manifestazioni sistemiche. Non serve creare allarme, ma servono una diagnosi tempestiva e semplici precauzioni, come evitare i rapporti sessuali o lo sport di contatto in presenza di lesioni, consultare il medico, evitare la condivisione di asciugamani e non condividere mai i rasoi. Serve poi una comunicazione che sia assolutamente priva di stigmatizzazione”.

In sintesi. Curare l’igiene nei luoghi di allenamento e di benessere. Astenersi dai contatti stretti quando sono presenti sfoghi cutanei. Rivolgersi al medico per avviare il trattamento.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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