Difterite a Palermo, l’Asp cerca il paziente zero e traccia tutti i contatti
Avvertenza medica. Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico curante, del pediatra di libera scelta o degli operatori del servizio vaccinale dell’azienda sanitaria. Per verificare il proprio stato vaccinale o quello del proprio bambino occorre rivolgersi al pediatra o all’Asp di competenza.

L’Asp di Palermo sta cercando il paziente zero. È la persona che ha trasmesso la difterite alla bambina di quattro anni morta all’ospedale dei Bambini. A dirlo è Bruno Marsala, direttore del dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria. Insieme alla ricerca dell’origine del contagio procede il tracciamento di tutti i contatti. Nel frattempo l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato in home page una serie di domande e risposte sulla malattia.
Indice dell'articolo
- 1 Cosa sta facendo l’Asp
- 2 Perché trovare il paziente zero è difficile
- 3 I vaccini nei centri e i due presidi in carenza
- 4 Cosa fa la tossina difterica
- 5 I sintomi indicati dall’Iss
- 6 Chi è più esposto
- 7 Il calendario e i richiami che gli adulti saltano
- 8 Il pediatra: “Il problema più grande dei vaccini è che hanno un’efficacia molto elevata”
- 9 Greco individua poi un paradosso. Riguarda proprio il successo dei vaccini.
Cosa sta facendo l’Asp
Marsala ha elencato le attività in corso.
“Stiamo svolgendo diverse attività. Intanto l’indagine epidemiologica per risalire al paziente zero cioè il soggetto che ha trasmesso la malattia e tracciare tutti i contatti, cioè tutte le successive persone che hanno avuto contatti con la bambina e con chi ha avuto contatti con lei”, dichiara il direttore del dipartimento di Prevenzione.
Il tracciamento non si ferma alla prima cerchia. Riguarda anche i contatti dei contatti. È una rete che si allarga a ogni passaggio.
Il paziente zero è il punto di partenza della catena. Trovarlo serve a capire da dove sia arrivato il batterio. Serve anche a sapere se qualcun altro lo abbia preso dalla stessa fonte.
È la procedura standard per una malattia soggetta a notifica obbligatoria. Serve a individuare chi potrebbe aver contratto l’infezione senza saperlo.
Il lavoro procede a cerchi. Si parte dai conviventi. Poi si passa a chi ha condiviso spazi chiusi con la bambina. Infine si allarga a chi ha avuto rapporti con quelle stesse persone.
Su ciascuno si verifica lo stato vaccinale. Dove serve si valuta la profilassi. È un lavoro di giorni, non di ore.
Perché trovare il paziente zero è difficile
La risposta sta in un passaggio delle informazioni diffuse dall’Istituto superiore di sanità.
Non tutti quelli che ospitano il batterio si ammalano. Alcuni non hanno sintomi, o li hanno lievi, e non sanno di essere infetti.
“In alcune persone l’infezione può manifestarsi con disturbi lievi o addirittura assenti. Queste persone, inconsapevoli del loro stato di salute, sono ‘portatrici sane’ e, al pari delle persone ammalate, possono diffondere l’infezione”, si legge nel testo dell’istituto.
Un portatore sano non si presenta in ospedale. Non compare in nessun registro. Si può trovare solo risalendo la catena dei contatti. E questo rende il lavoro lungo e incerto.
C’è poi la variabile tempo. Secondo l’Iss i sintomi compaiono in genere da due a cinque giorni dopo l’infezione.
È una finestra breve. In quei giorni una persona infetta può aver incontrato decine di altre persone senza sapere di esserlo. Ricostruire a ritroso quegli incontri è il compito degli epidemiologi.
I vaccini nei centri e i due presidi in carenza
Il secondo fronte riguarda le scorte di vaccino. Su questo Marsala ha dato un dettaglio che merita attenzione.
“Poi c’è l’assicurazione della fornitura di tutta la gamma dei vaccini in tutti i presidi vaccinali”, spiega. “Venerdì due centri avevano comunicato che erano in carenza di vaccino e noi abbiamo già pronto il furgone refrigerato che domani mattina fornirà i vaccini. Abbiamo scorte ampissime di vaccini nelle celle frigorifere del centro profilattico e abbiamo in arrivo una ulteriore fornitura, che era già stata programmata per l’offerta dello spettro vaccinale”.
Nella stessa dichiarazione convivono due informazioni. Venerdì due centri vaccinali della città erano rimasti senza dosi. L’azienda sanitaria assicura che le scorte complessive sono ampie e che il rifornimento parte lunedì mattina.
Il dato va letto insieme a un altro elemento. Dopo la morte della bambina le richieste di vaccinazione sono aumentate. Due centri in carenza in quella giornata sono il segno di una domanda cresciuta in fretta.
Marsala indica anche una fornitura già programmata in arrivo. Non riguarda l’emergenza di questi giorni ma l’offerta ordinaria.
Cosa fa la tossina difterica
L’Istituto superiore di sanità ha pubblicato una scheda di domande e risposte. La cura il dipartimento di Malattie infettive. Il testo sta sulla home page del sito.
“La difterite è un’infezione molto contagiosa causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae e, in misura molto minore, da Corynebacterium ulcerans. Pur localizzandosi nel naso, nelle tonsille, nell’ugola, l’infezione può diventare potenzialmente mortale a causa della tossina difterica che i batteri producono e che si diffonde, attraverso il sangue, in tutto l’organismo provocando gravi danni a organi vitali. Mentre i batteri rimangono localizzati nella sede dell’infezione, la tossina difterica che producono si diffonde, attraverso il sangue, in tutto l’organismo provocando gravi lesioni al cuore, al fegato, ai reni, alle ghiandole surrenali e al sistema nervoso periferico. Anche se l’infezione viene curata, i danni provocati al cuore possono essere causa di morte”, scrive l’istituto.
L’ultima frase è quella che spiega la gravità della malattia. Il danno al cuore può restare anche dopo che l’infezione è stata trattata.
La distinzione da tenere a mente è questa. Il batterio resta dove entra. La tossina invece viaggia nel sangue e arriva ovunque. È la tossina a fare i danni.
I sintomi indicati dall’Iss
L’istituto elenca i segnali da riconoscere. Il primo dettaglio riguarda i tempi. Il secondo il quadro clinico.
“In genere si manifestano da 2 a 5 giorni dopo l’infezione e possono includere: membrana grigio biancastra che copre la gola e le tonsille (pseudomembrane), mal di gola e raucedine, ghiandole gonfie (linfonodi ingrossati) nel collo, difficoltà nella respirazione e respiro accelerato, secrezione dal naso, febbre e brividi, grave stato di stanchezza generale”, si legge nella scheda.
Chi è più esposto
L’Iss individua due categorie a maggior rischio. La prima riguarda le vaccinazioni mancanti o non aggiornate. La seconda i viaggi in aree dove la malattia circola.
“Le persone a maggior rischio di contrarre la difterite sono: bambini e adulti non vaccinati o che non abbiano vaccinazioni aggiornate, e persone non vaccinate in viaggio in zone in cui la difterite è endemica, ad esempio Sud-Est asiatico, Africa, Brasile. In Italia e in Europa in generale, i casi di difterite sono molto rari”, indica l’istituto.
Il calendario e i richiami che gli adulti saltano
Sulla prevenzione la scheda entra nel dettaglio. Qui il testo diventa operativo.
“È prevenibile con un vaccino, sicuro ed efficace. Il calendario vaccinale prevede la vaccinazione dei bambini nel primo anno di vita (ciclo di base a 3 dosi), utilizzando un vaccino combinato anche contro tetano e pertosse (DTaP pediatrico) e somministrato assieme a quelli contro l’epatite B, l’Haemophylus influenzae di tipo b, la polio (vaccino esavalente). È previsto un richiamo nel sesto e nel dodicesimo anno di vita. Successivamente è raccomandato un richiamo ogni 10 anni con la formulazione trivalente antidifterica, antitetanica, antipertosse per adulti (dTap). La vaccinazione dTap è raccomandata alle donne ad ogni gravidanza, anche se sono state già vaccinate o sono in regola con i richiami decennali”, scrive l’Iss.
Due indicazioni riguardano gli adulti e passano spesso inosservate. La prima è il richiamo ogni dieci anni. La seconda è la dose raccomandata in ogni gravidanza, anche a chi è in regola con i richiami.
Chi non ricorda l’ultima dose può verificarlo. Il libretto vaccinale riporta date e somministrazioni. In alternativa si contatta il servizio vaccinale dell’Asp o il medico di famiglia.
Il pediatra: “Il problema più grande dei vaccini è che hanno un’efficacia molto elevata”
Sul tema è intervenuto anche Luigi Greco. È un pediatra e consigliere dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Il suo non è un commento sul caso di Palermo. Riguarda il rapporto tra copertura vaccinale e informazione.
“Nel corso dei decenni i vaccini hanno dimostrato di essere efficaci e sicuri. Prevengono in modo estremamente efficace gli effetti gravi, le complicanze e la mortalità in relazione alle malattie infettive contro cui sono stati messi a punto. Per evitare che certe malattie possano tornare, è fondamentale che la copertura vaccinale non cali: serve una corretta informazione per non cadere nelle fake news. C’è chi si affida a notizie non validate, chi è assalito dai dubbi e chi ha convinzioni contrarie alle vaccinazioni, ma si tratta di convincimenti e non di dati validati scientificamente”, afferma il pediatra.
Greco individua poi un paradosso. Riguarda proprio il successo dei vaccini.
“Paradossalmente, il problema più grande dei vaccini è che hanno un’efficacia molto elevata. La gente si è dimenticata di tante patologie che sono quasi scomparse grazie alle vaccinazioni: se un piccolo paziente ha la febbre e gli viene prescritto un antibiotico i genitori non hanno nulla da eccepire, mentre se è sano e gli viene somministrato un vaccino per malattie terribili hanno qualche scrupolo. Succede perché in quel momento il bambino non è malato, ma i vaccini vengono eseguiti a scopo preventivo”, prosegue.
La chiusura riguarda il bilancio tra rischi e benefici. Il pediatra lo pone in termini di confronto.
“È infinitamente meglio vaccinarsi piuttosto che rischiare di contrarre certe malattie. I vaccini sono i farmaci più somministrati e sorvegliati al mondo: ci sono possibili effetti collaterali, ma sono di gran lunga inferiori rispetto ai rischi e alle gravi complicazioni causati dalle malattie infettive che gli stessi vaccini prevengono”, conclude Greco.