Ebola in Congo, sesta provincia colpita: perché manca il vaccino

L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto una sesta provincia, il Bas-Uele. Il virus responsabile è il ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini né trattamenti approvati.

Questo articolo ha finalità informativa. Non sostituisce il parere del medico curante. Per informazioni sui viaggi internazionali è opportuno rivolgersi agli ambulatori di medicina del viaggiatore.

Nelle epidemie di Ebola degli ultimi anni un vaccino c’era. In questa no.

È il dato che spiega perché l’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo stia crescendo più rapidamente di qualsiasi altra registrata finora.

Il virus responsabile è il ceppo Bundibugyo, per il quale al momento non esistono vaccini né trattamenti approvati.

L’estensione alla sesta provincia

La notizia delle ultime ore riguarda la geografia del contagio.

L’epidemia ha raggiunto una sesta provincia, il Bas-Uele, dove è stato registrato un decesso.

Fino a quel momento i casi erano concentrati in cinque province: Ituri, dove tutto è cominciato, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uélé e Tshopo.

I numeri aggiornati

Secondo gli ultimi dati governativi, i decessi hanno superato quota 2.100 a fronte di oltre 4.500 casi.

Il confronto con i giorni precedenti mostra la velocità della progressione. L’11 agosto il bilancio ufficiale indicava 2.011 morti su 4.381 casi confermati. Il 4 agosto erano 1.801 decessi su 3.973 casi, distribuiti in 51 zone sanitarie.

Almeno mille dei decessi complessivi si sono verificati nell’arco di tre settimane.

Il confronto con il passato

L’Organizzazione mondiale della sanità ha indicato che l’epidemia è sulla strada per superare la più letale mai registrata.

Quel primato appartiene all’epidemia dell’Africa occidentale del 2014-2016, che causò oltre 11.000 vittime.

C’è però una differenza che riguarda i tempi. Il bilancio attuale è stato raggiunto quasi tre volte più rapidamente rispetto ad allora.

L’epidemia era stata dichiarata meno di tre mesi fa. È la diciassettesima nella storia del Paese, arrivata a soli cinque mesi dalla conclusione della precedente.

Perché manca il vaccino

Qui sta il punto sanitario centrale.

Esistono diverse specie di virus Ebola. I vaccini sviluppati e impiegati con successo nelle epidemie precedenti sono diretti contro la specie Zaire, responsabile della maggior parte dei focolai storici.

Il ceppo Bundibugyo è un’altra specie. I vaccini disponibili non offrono protezione dimostrata contro di esso, e nessun trattamento specifico risulta approvato.

Restano quindi le sole misure classiche di contenimento: isolamento dei casi, tracciamento dei contatti, controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e gestione sicura delle sepolture.

I bambini pagano il prezzo più alto

I dati diffusi dall’Unicef al 2 agosto delineano una distribuzione sbilanciata.

Tra i minori di 18 anni si contano 743 casi confermati e 330 decessi. Rappresentano quasi un caso su quattro, ma quasi un decesso su tre.

La fascia più esposta è quella sotto i cinque anni, dove oltre il 60% dei casi confermati ha esito fatale. È un tasso più che doppio rispetto a quello registrato negli adulti.

#e6f7ff; padding: 15px; border-radius: 8px; margin-top: 20px;”> 📲 Vuoi ricevere notizie come questa sul tuo smartphone? Iscriviti al canale Telegram di SaluteLab oppure unisciti al gruppo WhatsApp

Il danno indiretto

C’è poi una conseguenza meno visibile, che riguarda chi non ha contratto il virus.

Tra aprile e giugno il ricorso ai servizi sanitari essenziali è diminuito del 42% nei principali focolai dell’epidemia. Le cause indicate sono il timore del contagio e l’interruzione dei servizi.

Le vaccinazioni infantili ne hanno risentito in modo marcato. A maggio e giugno sono state somministrate oltre 23.000 dosi in meno rispetto ad aprile. La terza dose di vaccino pentavalente è calata del 22%, la seconda dose contro il morbillo del 18%.

Anche l’assistenza alla maternità è stata colpita. I parti in struttura sono diminuiti del 13% su scala provinciale, con punte del 70% in una delle zone più interessate. Le prime visite prenatali sono scese di circa il 28%.

Ebola in Congo
Ebola in Congo

Il contesto che complica tutto

Le difficoltà di contenimento non dipendono solo dal virus.

Le province colpite convivono da anni con un conflitto armato e con una crisi umanitaria che coinvolge quasi due milioni di persone. I movimenti di popolazione, gli spostamenti transfrontalieri e quelli legati all’attività mineraria rendono complesso il tracciamento dei contatti.

A questo si aggiungono gli attacchi subiti dagli operatori sanitari.

Cosa significa per l’Italia

Il rischio per il nostro Paese resta estremamente contenuto.

La trasmissione di Ebola avviene per contatto diretto con fluidi corporei di persone infette o con materiali contaminati, non per via aerea. Non si tratta quindi di un’infezione che si diffonde come quelle respiratorie.

Chi programma viaggi verso le aree interessate può rivolgersi agli ambulatori di medicina del viaggiatore per le indicazioni aggiornate.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

Articoli correlati