Caldo, Pregliasco stima fino a 3.000 morti in più questa estate
La proiezione di Fabrizio Pregliasco sull'eccesso di mortalità legato alle ondate di calore: da cosa dipenderà il bilancio e chi rischia di più.
Questo articolo ha finalità informativa. Non sostituisce il parere del medico curante. In caso di malessere legato al caldo rivolgiti al tuo medico o ai servizi di emergenza.

Non sono i colpi di calore a fare la maggior parte dei danni. È un punto che spesso sfugge. E il virologo Fabrizio Pregliasco lo mette al centro della sua stima sui prossimi giorni.
Il numero che ha diffuso è preciso: tra 1.500 e 3.000 decessi in più rispetto all’estate scorsa.
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La stima e le sue condizioni
“Se l’attuale andamento climatico dovesse proseguire fino a dopo Ferragosto, possiamo ipotizzare un eccesso di mortalità compreso tra il 10 e il 20% superiore rispetto all’estate scorsa”, afferma Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale.
La proiezione parte da un dato di riferimento. “In termini assoluti, questo potrebbe tradursi in 1.500-3.000 decessi aggiuntivi in Italia rispetto all’estate 2025 (4.597 vittime, secondo fonte Ue) e il bilancio complessivo per le ondate di calore potrebbe raggiungere 5.000-8.000 morti in eccesso”.
La stima si basa su proiezioni epidemiologiche. Mettono a confronto l’anno in corso con quelli precedenti, che non avevano temperature così estreme.
Perché questa estate è diversa
Il 2026 è una delle estati più calde mai registrate in Italia.
In molte aree le temperature hanno già superato i valori del 2003. Le ondate di calore risultano più lunghe. E anche più persistenti.
Cosa succede davvero al corpo
Qui sta il passaggio centrale del ragionamento.
“L’impatto del caldo sulla salute non si misura soltanto attraverso i colpi di calore”, spiega l’esperto.
Le temperature elevate, prosegue, “aumentano il rischio di scompensi cardiovascolari, respiratori e metabolici, determinano un incremento degli accessi ai pronto soccorso e dei ricoveri, soprattutto tra anziani, persone fragili e pazienti con malattie croniche”.
In altre parole il caldo aggrava condizioni già presenti. Il decesso viene registrato per una causa cardiaca o respiratoria. Ma la causa scatenante è stata il caldo.
Da cosa dipenderà il bilancio
Pregliasco elenca le variabili che determineranno il numero finale.
- la durata dell’ondata di calore
- il livello di umidità
- le temperature notturne
- l’efficacia delle misure di prevenzione
- la capacità del sistema sanitario e sociale di proteggere le persone più vulnerabili
Le temperature notturne meritano attenzione particolare. Quando di notte il termometro non scende abbastanza, il corpo non riesce a recuperare. È una condizione che pesa soprattutto sugli anziani.
Chi rischia di più
Il virologo indica quattro categorie precise.
“Gli anziani soli, i pazienti cronici, chi assume farmaci che alterano la termoregolazione e chi lavora all’aperto rappresentano le categorie più esposte”, conclude.
Il riferimento ai farmaci merita una precisazione. Alcune terapie comuni possono interferire con i meccanismi che regolano la temperatura corporea. Altre agiscono sull’equilibrio dei liquidi. Chi le assume non deve interromperle di propria iniziativa. Può però parlarne con il medico curante e valutare precauzioni aggiuntive nei periodi più caldi.
I segnali da non ignorare
Alcuni sintomi richiedono attenzione immediata, soprattutto in una persona anziana o fragile:
- confusione o disorientamento improvviso
- pelle calda e secca, senza sudorazione
- battito cardiaco accelerato
- respiro affannoso
- riduzione marcata delle urine
- svenimento o difficoltà a rimanere svegli
In presenza di questi segnali occorre contattare i servizi di emergenza.
Cosa può ridurre il rischio
Le misure di prevenzione restano quelle indicate dalle autorità sanitarie. La loro efficacia rientra tra le variabili citate dall’esperto.
Riguardano l’idratazione regolare, anche senza sete. Il riparo nelle ore centrali della giornata. L’attenzione alla temperatura degli ambienti chiusi. E soprattutto il controllo delle persone anziane che vivono sole.
Quest’ultimo punto non è secondario. Gli anziani soli sono la prima categoria citata da Pregliasco. Una telefonata o una visita, durante un’ondata di calore, può fare differenza.
⚕️ Nota editoriale
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