Azoospermia, la scoperta choc dopo anni di tentativi: “Aveva zero spermatozoi”
La diagnosi di azoospermia ha sconvolto una coppia britannica. Dopo anni di tentativi, interventi e fecondazione assistita, sono diventati genitori di due gemelli.
Per anni Jenna e Shaun Greenaway avevano immaginato un futuro insieme, senza fretta di costruire una famiglia. Dopo il matrimonio, celebrato nel 2013, avevano deciso di rimandare il progetto di avere figli. Quando però hanno iniziato a cercare una gravidanza, nulla è andato come speravano.

Dopo diversi tentativi senza successo, la coppia si è sottoposta agli accertamenti per la fertilità. Gli esami di Jenna non hanno evidenziato alcun problema. Per Shaun, invece, è arrivata una diagnosi destinata a stravolgere la loro vita: azoospermia.
Si tratta di una condizione che interessa circa l’1% degli uomini nel Regno Unito e che comporta l’assenza totale di spermatozoi nel liquido seminale.
La notizia è arrivata in modo improvviso e traumatico.
Secondo il racconto della moglie, Shaun ha ricevuto la diagnosi mentre era al lavoro, attraverso una telefonata che non proveniva nemmeno da un medico.
“Non sapevamo nemmeno cosa fosse l’azoospermia. Eravamo sotto shock. Sentirsi dire che non c’erano spermatozoi, nemmeno pochi, ma zero, ci ha lasciati senza parole. Non sapevamo cosa significasse per il nostro futuro”.
Indice dell'articolo
- 1 Il peso psicologico dell’infertilità maschile
- 2 I tentativi per recuperare la fertilità
- 3 Due ore in sala operatoria alla ricerca di un solo spermatozoo
- 4 La scelta del donatore e il percorso di fecondazione assistita
- 5 La gravidanza e la nascita dei gemelli
- 6 Quando parlare diventa una forma di guarigione
- 7 La battaglia per sensibilizzare sull’infertilità maschile
- 8 Essere genitori va oltre il DNA
Il peso psicologico dell’infertilità maschile
Per Shaun la diagnosi non ha avuto soltanto conseguenze mediche.
La scoperta ha colpito profondamente la sua autostima e il modo in cui percepiva se stesso.
Jenna racconta che il marito, solitamente socievole e pieno di energia, ha iniziato a chiudersi in sé stesso.
Si sentiva privato di una parte fondamentale della propria identità maschile.
“Pensava di non essere un uomo e di non potermi dare ciò che un uomo dovrebbe poter dare. Arrivò perfino a dirmi che, se avessi voluto lasciarlo, lo avrebbe capito”.
I tentativi per recuperare la fertilità
I medici ipotizzarono che la causa dell’azoospermia potesse essere stata una grave forma di parotite contratta da Shaun quando aveva poco più di vent’anni.
Nonostante la diagnosi, la coppia decise di non arrendersi.
Il primo tentativo fu una procedura chiamata embolizzazione del varicocele, un intervento volto a ridurre il surriscaldamento dei testicoli e favorire la produzione di spermatozoi.
Le probabilità di successo erano limitate.
“Ci avevano detto che le possibilità erano circa del 30%, ma avevamo riposto tutte le nostre speranze in quell’intervento”.
La telefonata che comunicò l’esito negativo rimane uno dei ricordi più dolorosi della loro storia.
“Eravamo in macchina vicino alla stazione. Stavo accompagnando Shaun. In quel momento passò una persona con un neonato e subito dopo arrivò la chiamata: intervento non riuscito. È stato devastante”.
Due ore in sala operatoria alla ricerca di un solo spermatozoo
Dopo il primo fallimento, Shaun si sottopose a una procedura ancora più invasiva.
I medici esplorarono i dotti riproduttivi nella speranza di trovare almeno uno spermatozoo utilizzabile.
L’intervento durò circa due ore.
Anche questa volta il risultato fu negativo.
“Mi ero preparata allo scenario peggiore. Ne avevamo parlato a lungo. Avevamo preso in considerazione l’adozione e anche la possibilità di ricorrere a un donatore”.
Quando Shaun si risvegliò dall’anestesia, la realtà non era ancora completamente emersa.
“Poco dopo aver saputo che l’intervento non aveva funzionato, si fece una foto sorridendo con il pollice alzato. Eravamo distrutti, ma lui era ancora sotto l’effetto dell’anestesia”.
La scelta del donatore e il percorso di fecondazione assistita
Nel 2019 la coppia prese una decisione difficile ma condivisa.
Scelsero un donatore di sperma e iniziarono il percorso di procreazione medicalmente assistita.
Anche questa fase si rivelò complessa.
Jenna sviluppò una sindrome da iperstimolazione ovarica, una complicanza che provocò un marcato gonfiore corporeo.
Nel frattempo, l’emergenza Covid portò alla chiusura di numerose cliniche per la fertilità.
“È stato un periodo molto solitario. Ci sentivamo isolati. Non conoscevamo nessuno che stesse affrontando una situazione simile alla nostra. Alcuni parenti continuavano a chiederci quando avremmo avuto dei figli”.
La gravidanza e la nascita dei gemelli
Nel giugno del 2020 Jenna si sottopose al trasferimento dell’embrione presso la Bourn Hall Clinic di Cambridge.
Due settimane dopo arrivò la notizia che attendevano da anni.
La procedura aveva avuto successo.
Jenna era incinta.
La gravidanza procedette senza particolari complicazioni e nel febbraio del 2021 nacquero i gemelli Ray ed Evelyn attraverso un parto cesareo programmato.
Quando parlare diventa una forma di guarigione
Durante il lockdown, poco prima dell’inizio del trattamento, Shaun partecipò a un’intervista televisiva.
Fu in quell’occasione che decise per la prima volta di parlare pubblicamente della propria infertilità.
Per Jenna fu una sorpresa.
“Mi sono chiesta da dove arrivasse tutta quella voglia di raccontarsi. Dopo quell’intervista iniziò a telefonare agli amici per spiegare la sua situazione. Ho visto il peso che portava sulle spalle svanire poco alla volta”.
Da quel momento qualcosa cambiò profondamente.
La battaglia per sensibilizzare sull’infertilità maschile
La coppia ha scelto di essere completamente trasparente anche con i propri figli riguardo al modo in cui sono stati concepiti.
Nel tempo Shaun ha trasformato la propria esperienza personale in una campagna di sensibilizzazione sull’infertilità maschile.
Ha creato il profilo Instagram Knackered Knackers e la piattaforma NeXYs Fertility, dedicata agli uomini che affrontano problematiche analoghe.
Secondo Jenna, uno dei principali ostacoli resta ancora oggi lo stigma sociale.
“Per tutto il percorso nessuno sapeva che stavamo affrontando la fecondazione assistita a causa dell’infertilità di Shaun. I problemi di fertilità riguardano uomini e donne in ugual misura, ma quasi tutti pensano automaticamente che il problema sia femminile”.
Essere genitori va oltre il DNA
Oggi la famiglia vive serenamente la propria storia.
Jenna racconta che molte persone fanno notare quanto il figlio Ray assomigli a Shaun.
Per lei, però, il punto fondamentale è un altro.
“La genetica conta molto meno di quanto si pensi. Shaun è un padre straordinario. Ciò che conta davvero è l’amore che si dà ai propri figli e l’educazione che si offre. Essere genitori significa molto più che condividere gli stessi geni”.
⚕️ Nota editoriale
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