Tumore al pancreas: i segnali ci sono quasi sempre — il problema è che assomigliano ad altro

Tumore al pancreas: 13.585 nuovi casi in Italia nel 2024, sopravvivenza a 5 anni all'11-12%. Ittero, dolore a cintura, dimagrimento rapido e diabete improvviso sono i segnali da riconoscere.

In Italia, nel 2024, il tumore al pancreas ha prodotto 13.585 nuove diagnosi — quasi quanto il numero dei decessi registrati nello stesso anno. È questo il dato che fotografa con brutalità il profilo di questa malattia: un tasso di mortalità che si avvicina all’incidenza in modo che nessun altro tumore frequente presenta. La sopravvivenza netta a 5 anni è dell’11% negli uomini e del 12% nelle donne, la più bassa tra tutti i carcinomi maligni. Solo il 5-7% dei casi viene diagnosticato quando il tumore è ancora localizzato e aggredibile chirurgicamente.

La spiegazione di questi numeri non è solo biologica — cioè legata all’aggressività della malattia. È anche e soprattutto diagnostica: il pancreas è un organo retroperitoneale, posto in profondità nell’addome, che nelle sue fasi di alterazione non manda segnali precoci riconoscibili. La malattia avanza in silenzio, a volte per mesi, mentre i disturbi che produce vengono attribuiti a gastrite, stress, colite, lombalgia. Quando la diagnosi arriva, l’80% dei pazienti si trova già in uno stadio avanzato o metastatico.

Un organo che non si fa sentire finché non è tardi

Il pancreas svolge due funzioni distinte. Come ghiandola esocrina produce gli enzimi digestivi che raggiungono il duodeno attraverso il dotto pancreatico. Come ghiandola endocrina secerne insulina e glucagone, ormoni che regolano la glicemia. Un tumore che si sviluppa in questo organo può compromettere entrambe le funzioni — ma la progressione è lenta e spesso asintomatica fino a quando la massa non raggiunge dimensioni tali da comprimere strutture vicine.

La sede del tumore cambia radicalmente il profilo sintomatologico. Il 60-70% dei carcinomi pancreatici si sviluppa nella testa del pancreas, la porzione più vicina al duodeno e al dotto biliare comune. Quando la massa cresce in questa zona, prima o poi comprime il dotto biliare, bloccando il passaggio della bile verso l’intestino. Questo produce ittero — l’unico segnale che in questa malattia può essere precoce e visibile a occhio nudo. I tumori del corpo e della coda del pancreas, invece, crescono in una zona senza strutture adiacenti che ne rivelino la presenza: i sintomi arrivano quasi sempre quando la diffusione è già avvenuta.

I segnali da riconoscere: l’ittero non si ignora

L’ittero — colorazione gialla della pelle e del bianco degli occhi, accompagnata da urine color tè scuro e feci chiare, quasi color argilla — è il segnale più riconoscibile e specifico del tumore alla testa del pancreas. Non è un sintomo da aspettare che passi: richiede una valutazione medica in tempi brevi, indipendentemente dalla causa sospettata. Questo sintomo va indagato nell’immediato, a differenza della sintomatologia dolorosa che può essere confusa più a lungo con disturbi dispeptici.

All’ittero si associa spesso prurito cutaneo diffuso, causato dall’accumulo di bilirubina nel sangue quando il drenaggio biliare è ostruito. Questo prurito — senza eruzioni visibili sulla pelle — in un adulto over 50 è un segnale che merita approfondimento, soprattutto se compare insieme a stanchezza o lieve perdita di appetito.

Il dolore che non spiega se stesso

Il dolore addominale del carcinoma pancreatico ha una caratteristica che lo rende clinicamente sospetto: parte dalla parte alta dell’addome e si irradia verso la schiena, come una cintura. Peggiora in posizione sdraiata, migliora leggermente stando seduti con il busto leggermente inclinato in avanti. Inizialmente intermittente, tende ad aggravarsi nel tempo.

Il problema è che questo dolore viene spesso attribuito per settimane o mesi a disturbi dispeptici, ernia iatale, gastrite o lombalgia. Il paziente gira tra medici diversi senza una risposta. Quando gli accertamenti per le cause più comuni risultano negativi e il dolore persiste, il passo successivo dovrebbe essere un’ecografia addominale, poi una TAC con mezzo di contrasto se l’ecografia non è risolutiva.

Un segnale spesso sottovalutato è la posizione del dolore rispetto al pasto: nel carcinoma pancreatico il dolore peggiora dopo aver mangiato, a differenza del dolore ulceroso che tende a migliorare con il cibo.

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Dimagrimento rapido: quando il corpo perde peso senza motivo

La perdita di peso involontaria — senza aver cambiato alimentazione, senza una causa evidente — è uno dei segnali più sensibili (anche se non specifici) di patologia oncologica addominale. Nel carcinoma pancreatico il dimagrimento è spesso rapido: 5-10 kg in poche settimane. Le cause sono molteplici: l’insufficiente produzione di enzimi digestivi riduce l’assorbimento dei nutrienti, il dolore abbassa l’appetito, il metabolismo alterato dal tumore consuma riserve muscolari e adipose.

Associato al dimagrimento si trova spesso la steatorrea: feci chiare, untuose, difficili da sciacquare, a volte maleodoranti. È il segno che i grassi non vengono digeriti perché gli enzimi pancreatici non arrivano in quantità sufficiente al duodeno. Da sola può sembrare un fastidio minore; in combinazione con dimagrimento e dolore addominale superiore è un segnale che richiede valutazione gastroenterologica.

Cancro al pancreas
Cancro al pancreas

Il diabete che compare senza spiegazione

Uno degli aspetti meno conosciuti del carcinoma pancreatico è la sua associazione con la comparsa improvvisa di diabete. Fino a un quarto dei pazienti sviluppa diabete di tipo 2 de novo nelle settimane o nei mesi precedenti la diagnosi, oppure vede peggiorare bruscamente un diabete preesistente ben controllato. Il meccanismo è diretto: il tumore altera la produzione di insulina delle cellule beta del pancreas.

Questo segnale è uno dei più sottovalutati: un diabete che compare in un adulto non sovrappeso, senza familiarità, dovrebbe spingere il medico curante a richiedere almeno un’ecografia addominale. I diabetologi informati su questa associazione già adottano questo protocollo informale, ma la pratica non è ancora sistematizzata a livello nazionale.

Segnali clinici del tumore al pancreas — guida alla valutazione

SegnaleSede tumorale più associataUrgenza clinicaEsame di primo livello consigliato
Ittero (pelle/occhi gialli, urine scure, feci chiare)Testa del pancreasAlta — valutazione entro giorniEcografia addominale + funzionalità epatica
Dolore addominale superiore irradiato alla schienaCorpo/testa del pancreasMedia-alta se persistenteEcografia addominale, poi TAC
Perdita di peso rapida (>5 kg in 4-6 settimane)Qualunque sedeMedia-alta se combinataEsami ematici, ecografia
Diabete di nuova insorgenza senza sovrappesoQualunque sedeMedia — da monitorareEcografia addominale
Steatorrea (feci chiare, untuose, maleodoranti)Testa/corpo (dotto pancreatico)MediaFunzionalità pancreatica esocrina
Nausea cronica, senso di sazietà precoceTesta del pancreasBassa se isolataValutazione gastroenterologica
Prurito cutaneo senza cause dermatologicheTesta del pancreas (ittero)AltaBilirubina totale e frazionata

Nota redazionale: nessuno di questi segnali è specifico per il carcinoma pancreatico se considerato isolatamente. La combinazione di due o più segnali, la loro persistenza oltre 2-3 settimane e la presenza di fattori di rischio rendono la valutazione urgente. Fonte: elaborazione su linee guida AIOM, schede cliniche AIRC, Fondazione Veronesi.

Chi è a rischio: i fattori che aumentano la probabilità

Non tutti hanno lo stesso rischio di sviluppare un carcinoma pancreatico. I fattori di rischio modificabili più documentati sono il fumo di sigaretta — indicato da Francesco Perrone, presidente di Fondazione AIOM, come “il principale fattore di rischio” — seguito da obesità, sedentarietà, consumo abituale di alcol, dieta povera di fibre e ricca di grassi saturi. Il diabete di lunga durata è sia un fattore di rischio che, come descritto sopra, un segnale precoce della malattia stessa: una doppia valenza clinica che raramente viene comunicata con chiarezza.

Tra i fattori non modificabili, la familiarità ha un peso rilevante. Chi ha un parente di primo grado con tumore al pancreas ha un rischio circa due volte superiore alla media. Le mutazioni genetiche BRCA1, BRCA2, PALB2 e alcune sindromi ereditarie come la sindrome di Lynch aumentano ulteriormente la probabilità. Per questi soggetti, alcuni centri specializzati prevedono protocolli di sorveglianza con ecografia endoscopica periodica, anche se non esiste ancora uno screening universale validato.

L’incidenza aumenta nettamente dopo i 60 anni, anche se negli ultimi anni si registra un aumento dei casi tra i 40 e i 50 anni, in parte correlato alla crescita dell’obesità giovanile e alla diffusione del fumo tra le donne.

Come funziona il percorso diagnostico

Quando il medico sospetta un carcinoma pancreatico, il percorso diagnostico segue una sequenza definita. Il primo esame è solitamente un’ecografia addominale: rapida, non invasiva, capace di individuare masse o dilatazione delle vie biliari. Ma il pancreas, per la sua posizione profonda, è difficile da visualizzare completamente con l’ecografia standard — soprattutto se il paziente è in sovrappeso o presenta meteorismo.

Il passaggio successivo è la TAC addome con mezzo di contrasto, che rimane l’esame di riferimento per valutare le dimensioni del tumore, i suoi rapporti con le strutture vascolari vicine e l’eventuale presenza di metastasi epatiche o linfonodali. La risonanza magnetica e la colangiopancreatografia magnetica (CPRM) offrono dettagli aggiuntivi sulle vie biliari e sui dotti pancreatici.

L’ecoendoscopia — una sonda ecografica introdotta per via endoscopica, che visualizza il pancreas dallo stomaco o dal duodeno — permette la biopsia mirata della lesione: è il metodo più preciso per ottenere il tessuto necessario alla diagnosi istologica definitiva.

Il marcatore tumorale CA19-9 viene dosato nel sangue non per fare diagnosi — non è abbastanza specifico — ma per orientare il quadro clinico e, soprattutto, per monitorare la risposta alla terapia dopo l’intervento o durante la chemioterapia. Un CA19-9 in calo dopo la chirurgia è associato a una resezione completa; valori che rimangono alti o che risalgono indicano recidiva o progressione. Va ricordato che in presenza di ittero il CA19-9 può risultare molto elevato anche in assenza di tumore, per semplice ostruzione biliare: un dato che può generare falsi allarmi e che richiede interpretazione specialistica.

La ricerca che sta cambiando la traiettoria

Nonostante i numeri pesanti, qualcosa si muove. Per la prima volta la sopravvivenza complessiva a 5 anni ha superato la soglia delle due cifre, passando dal 9% al 12% secondo i dati del registro statunitense SEER. È un miglioramento modesto in termini assoluti, ma segna una direzione.

Sul fronte della diagnosi precoce, i ricercatori stanno sviluppando sistemi di intelligenza artificiale applicati alla radiologia, capaci di rilevare alterazioni del tessuto pancreatico invisibili all’occhio umano durante esami TAC eseguiti per altre ragioni. Un algoritmo sviluppato dal gruppo del MIT e pubblicato su Nature Medicine nel 2023 ha dimostrato la capacità di predire il rischio di carcinoma pancreatico fino a tre anni prima della diagnosi clinica, analizzando dati delle cartelle cliniche elettroniche.

La ricerca sui biomarcatori circolanti — frammenti di DNA tumorale nel sangue, microRNA, molecole esosomiali — punta a un test di screening ematico che possa essere proposto alla popolazione over 60 ad alto rischio. Nessun biomarcatore ha ancora ottenuto la validazione clinica necessaria per l’uso su larga scala, ma i protocolli sperimentali si stanno moltiplicando in centri italiani e internazionali.

Lo studio CASSANDRA, presentato al congresso ASCO nel maggio 2025, ha mostrato che la combinazione chemioterapica PAXG somministrata prima dell’intervento chirurgico aumenta la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti operabili, migliorando la risposta al trattamento e riducendo il rischio di progressione precoce. È un risultato che sta modificando i protocolli preoperatori nei centri ad alto volume chirurgico.

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