Tumore al colon: i sintomi che molti adulti scambiano per emorroidi (e che meritano attenzione)
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Il tumore del colon-retto colpisce sempre più spesso adulti che lavorano, hanno figli piccoli o si sentono ancora lontani dall’età in cui questo tipo di diagnosi sembrava una possibilità remota. Un’ampia analisi pubblicata nel marzo 2026 su CA: A Cancer Journal for Clinicians, la principale rivista scientifica dell’American Cancer Society, ha registrato un andamento divergente: mentre nelle persone con 65 anni o più l’incidenza del tumore colorettale è calata di circa il 2,5% ogni anno tra il 2013 e il 2022, nelle persone tra i 20 e i 49 anni è cresciuta del 3% ogni anno nello stesso periodo, e dello 0,4% annuo nella fascia 50-64 anni.
Nel 2026, negli Stati Uniti, si stimano quasi 159.000 nuovi casi di tumore colorettale, l’equivalente di 440 diagnosi ogni giorno. Il risultato complessivo di questo cambiamento nella distribuzione per età è che oggi circa il 45% delle nuove diagnosi riguarda persone sotto i 65 anni, una quota che era inferiore a un quarto qualche decennio fa.
Il fenomeno non è circoscritto agli Stati Uniti. Un articolo pubblicato a gennaio 2025 su The Lancet Oncology ha analizzato l’incidenza del cancro colorettale nei giovani rispetto agli adulti più anziani in 50 Paesi e territori: l’incidenza della forma a esordio precoce è in aumento in 27 di essi, con incrementi maggiori o esclusivi nella fascia più giovane in 20 Paesi. In Italia, secondo i dati AIOM del 2024, sono state stimate circa 48.706 nuove diagnosi di tumore del colon-retto, 27.473 uomini e 21.233 donne. I casi precoci nei giovani adulti, in particolare nella fascia 40-49 anni, raggiungono già il 10-12% di tutte le nuove diagnosi.
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Perché le diagnosi arrivano spesso in stadio avanzato
La causa clinicamente più rilevante del ritardo diagnostico non è biologica ma percettiva. Il tumore del colon-retto continua ad essere associato a un’età avanzata, sia dai pazienti sia, talvolta, da chi li valuta in prima istanza. Questo porta a trascurare sintomi che in un soggetto più anziano verrebbero valutati con più attenzione.
Il dato di esito è diretto: tra gli adulti under 50 con diagnosi di cancro colorettale, circa tre su quattro ricevono la diagnosi quando il tumore ha già superato lo stadio localizzato. Una diagnosi tardiva corrisponde a opzioni terapeutiche più complesse e a una prognosi mediamente meno favorevole rispetto a una diagnosi precoce.
Il cancro del retto, che per decenni era in calo costante, è tornato ad aumentare dell’1% annuo tra il 2018 e il 2022 e rappresenta ora il 32% di tutti i tumori colorettali, contro il 27% di circa venti anni fa.
I sintomi che non bisogna attribuire automaticamente ad altro
I segnali che possono indicare un problema a carico del colon o del retto non sono sempre evidenti. Sangue nelle feci è il sintomo più noto, ma viene spesso attribuito a emorroidi, in particolare nei più giovani. Anemia sideropenica senza una spiegazione evidente, cambiamento persistente delle abitudini intestinali (stipsi, diarrea o alternanza tra le due), dolore addominale ricorrente, senso di evacuazione incompleta e calo di peso non intenzionale sono altri segnali da riferire al medico se persistono nel tempo o si ripetono.
Questi sintomi, nella grande maggioranza dei casi, non indicano un tumore. Ma quando si ripresentano senza una causa chiara, soprattutto in associazione tra loro, meritano una valutazione. Non aspettare che spariscano da soli è la raccomandazione più semplice e più utile che la letteratura clinica ripete da anni.
Cosa sappiamo sulle cause: ipotesi e limiti
Lo studio dell’American Cancer Society del 2026 non identifica una causa certa per l’aumento dell’incidenza tra i giovani. Si tratta di un report epidemiologico che descrive un trend, non uno studio che ne dimostra l’origine.
Le ipotesi discusse dalla letteratura scientifica includono obesità, sedentarietà, alimentazione ricca di cibi ultraprocessati e povera di fibre, consumo di alcol, alterazioni del microbiota intestinale legate anche all’uso di antibiotici, e possibilmente l’esposizione a inquinanti ambientali. Studi italiani condotti da strutture come IFOM e l’Istituto Niguarda suggeriscono che nei giovani il tumore del colon-retto possa avere una crescita più rapida rispetto agli adulti più anziani.
Un punto da chiarire riguarda la componente genetica. Secondo la professoressa Chiara Cremolini, ordinaria di Oncologia medica all’Università di Pisa e membro del direttivo AIOM, nell’80% dei casi di cancro al colon nei giovani la causa non è genetica. Questo significa che non serve una storia familiare positiva per prestare attenzione ai sintomi o per discutere con il proprio medico di prevenzione. Solo una minoranza dei casi è riconducibile a mutazioni ereditarie note come la sindrome di Lynch o la poliposi adenomatosa familiare.
Screening in Italia: cosa prevede il SSN e cosa sta cambiando
In Italia il programma di screening per il tumore del colon-retto rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza ed è attivo per la popolazione tra i 50 e i 74 anni, con offerta del test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni. Se il test risulta positivo, il percorso prevede la colonscopia di approfondimento. La colonscopia di conferma non va mai rimandata: l’aderenza all’esame endoscopico dopo un test positivo rimane uno degli ostacoli principali all’efficacia dei programmi di screening.
La discussione su abbassare l’età di inizio è aperta. Il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 cita esplicitamente l’obiettivo di ampliare la fascia di età per gli screening del colon-retto, alla luce del trend internazionale.
Le linee guida aggiornate dell’American Cancer Society del 2026 (CA: A Cancer Journal for Clinicians, DOI 10.3322/caac.70083) raccomandano lo screening a partire dai 45 anni per le persone a rischio medio. In Italia, al momento, lo screening organizzato dal SSN parte a 50 anni.
Il progetto pilota Diagnosi precoce del tumore del colon-retto nei giovani adulti, avviato nel 2026 dall’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, si rivolge alla fascia 35-49 anni, normalmente esclusa dallo screening previsto dai LEA. Tutta la popolazione in questa fascia d’età può rispondere a un questionario di autovalutazione disponibile sul sito del San Camillo Forlanini: chi risulterà idoneo verrà contattato per una visita specialistica e, se necessario, una colonscopia.
Cosa fare in concreto in base alla propria situazione
Chi ha 50 anni o più e non ha ancora aderito al programma di screening regionale può farlo attraverso il medico di medicina generale o contattando direttamente l’ASL di riferimento. L’invito arriva per lettera, ma è possibile attivarsi autonomamente senza aspettarlo.
Chi ha meno di 50 anni e presenta sintomi persistenti (sangue nelle feci, cambiamento dell’alvo, anemia non spiegata) o ha un familiare di primo grado con diagnosi di tumore colorettale sotto i 60 anni deve riferirlo al medico, che valuterà se avviare una colonscopia al di fuori del programma di screening ordinario.
Chi ha fattori di rischio ereditari documentati (storia familiare positiva per sindrome di Lynch o poliposi adenomatosa) ha in genere indicazioni a iniziare lo screening molto prima dei 50 anni, attraverso una consulenza oncologica o genetica dedicata.
⚕️ Nota editoriale
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