Fentanyl: cos’è, perché è così pericoloso e cosa succede in caso di overdose
Oggi, 3 luglio, ottanta fiale di fentanyl sono sparite dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma senza che la cassaforte mostrasse segni di effrazione. Secondo quanto riportato da Cose dell’Altro Mondo, la chiave era in uso a più dipendenti, e l’allarme è stato lanciato dagli stessi lavoratori della struttura. Palazzo Chigi ha comunicato che quelle ottanta fiale bastano a confezionare fino a circa 20.000 dosi per il consumo illecito. Il governo ha convocato un tavolo di urgenza con il sottosegretario Alfredo Mantovano, attivato i Carabinieri del NAS e disposto un’ispezione ministeriale sulla struttura. Nei prossimi giorni sarà riconvocato il tavolo di monitoraggio sull’attuazione del Piano anti-fentanyl.
La notizia pone una domanda che molti si stanno facendo: cos’è esattamente il fentanyl, e perché genera una reazione istituzionale di questo livello?

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Che farmaco è il fentanyl e come viene usato in medicina
Il fentanyl è un analgesico oppioide sintetico sintetizzato per la prima volta negli anni Sessanta. In ambito clinico viene impiegato per il controllo del dolore cronico severo, in particolare in oncologia, e come componente dei protocolli di anestesia. È disponibile in formulazioni diverse: cerotti transdermici a rilascio lento, compresse sublinguali, spray nasali, fiale per uso endovenoso e intramuscolare.
La sua potenza analgesia è stimata tra le 50 e le 100 volte superiore alla morfina per via parenterale. Questo lo rende straordinariamente efficace nel trattamento del dolore refrattario ad altri analgesici, ma impone la massima precisione nel dosaggio. In ambito ospedaliero l’uso è strettamente controllato da protocolli di somministrazione, monitoraggio della risposta del paziente e disponibilità immediata di antidoto.
Perché il fentanyl è così pericoloso fuori dal contesto clinico
Tre caratteristiche farmacologiche definiscono il profilo di rischio del fentanyl in caso di uso non controllato.
La prima è la finestra terapeutica estremamente ristretta. La differenza tra la dose che allevia il dolore e quella che causa depressione respiratoria grave può essere minima. Un incremento modesto della concentrazione plasmatica rispetto alla dose terapeutica è sufficiente per inibire il centro respiratorio bulbare, con conseguente arresto del respiro.
La seconda riguarda la velocità d’azione. Nelle formulazioni per uso illecito, spesso inalate o iniettate, il fentanyl raggiunge il cervello in pochi secondi o minuti. Questo non lascia tempo per riconoscere i segnali di un’overdose in corso né per intervenire efficacemente senza assistenza medica immediata.
La terza caratteristica è il profilo di dipendenza. Come tutti gli oppioidi, il fentanyl agisce sui recettori mu-oppioidi e produce tolleranza e dipendenza fisica in modo rapido. Chi lo usa ripetutamente tende ad aumentare le dosi in modo progressivo per ottenere gli stessi effetti, avvicinandosi alla soglia letale senza necessariamente percepirla.
Un fattore aggravante nel contesto del mercato nero è la contaminazione: il fentanyl viene spesso miscelato ad altre sostanze (eroina, cocaina, MDMA) a insaputa del consumatore. Poiché è attivo in quantità dell’ordine dei microgrammi, una distribuzione non omogenea nella miscela può creare zone di concentrazione letale all’interno della stessa dose. Questo meccanismo è responsabile di molti dei decessi registrati negli USA.
Come riconoscere i segnali di un’overdose da fentanyl
| Segnale | Descrizione | Urgenza |
|---|---|---|
| Perdita di coscienza | Impossibilità a rispondere agli stimoli | Massima: chiamare il 118 |
| Respiro rallentato o assente | Meno di 12 atti respiratori al minuto o apnea | Massima: iniziare soccorso |
| Cianosi | Colorazione blu di labbra, unghie, cute | Alta |
| Miosi | Pupille puntiformi bilaterali | Alta |
| Rilassamento muscolare | Muscoli completamente ipotonici | Alta |
Fonte: Istituto Superiore di Sanità, scheda oppioidi e overdose
In presenza di uno o più di questi segnali, non aspettare. Chiamare il 118, mettere la persona in posizione di sicurezza se respira ancora, e non abbandonarla.
Il naloxone: come funziona l’antidoto
Il naloxone è un antagonista puro dei recettori oppioidi: si lega agli stessi recettori del fentanyl e li blocca, spiazzando la molecola oppioide e invertendone gli effetti in pochi minuti. In caso di overdose da fentanyl, la somministrazione di naloxone (per via intramuscolare, sottocutanea, endovenosa o intranasale) può essere salvavita.
Esistono però due elementi critici specifici del fentanyl rispetto ad altri oppioidi.
Il primo: la potenza del fentanyl può richiedere dosi di naloxone più elevate rispetto a quelle sufficienti per un’overdose da eroina o morfina. In alcuni casi possono essere necessarie dosi ripetute.
Il secondo: la durata d’azione del naloxone è in genere inferiore a quella del fentanyl nelle sue formulazioni a lunga durata (come i cerotti transdermici). Questo significa che un paziente può sembrare stabilizzato e poi ricadere in overdose quando l’effetto del naloxone svanisce. Per questo motivo, anche dopo la somministrazione dell’antidoto, è obbligatorio il trasporto in pronto soccorso e il monitoraggio per diverse ore.
In Italia il naloxone è disponibile senza prescrizione medica in molte regioni attraverso le farmacie, e i Servizi per le Dipendenze territoriali (SerD) ne forniscono kit ai pazienti e alle loro famiglie.
Il quadro in Italia: tra Piano anti-fentanyl e lacune nei controlli
La risposta istituzionale al furto dell’Israelitico ha evidenziato quanto la questione fentanyl sia già all’attenzione del governo. Il Piano anti-fentanyl, coordinato dalla Presidenza del Consiglio, coinvolge Ministero della Salute, Antidroga, Regioni e forze dell’ordine con l’obiettivo di prevenire la diffusione del farmaco sul mercato illecito italiano.
In ambito ospedaliero, la normativa vigente (DPR 309/1990 e successive modifiche) impone conservazione in armadietti blindati, registro aggiornato di ogni prelievo e accesso limitato al personale autorizzato. Il furto all’Israelitico solleva un interrogativo concreto: se la chiave era in mano a più dipendenti, i protocolli erano effettivamente rispettati?
Le risposte arriveranno dall’ispezione ministeriale e dagli accertamenti del NAS. Quello che è già chiaro è che il rischio fentanyl non è un problema americano: è già arrivato in Italia, ed entra nelle farmacie ospedaliere attraverso le porte, non le finestre.