Escherichia coli, i 5 segnali che richiedono il medico subito

Dopo la morte di Mattia Maestri, cosa sapere sull'infezione da Escherichia coli STEC: sintomi, complicanze e precauzioni con i prodotti a latte crudo.

Questo articolo ha finalità informativa. Non sostituisce il parere del medico curante. In caso di sintomi sospetti dopo il consumo di alimenti, rivolgiti al medico o al pronto soccorso.

Latte e formaggio su un tavolo, tema sicurezza dei prodotti a latte crudo

Un pezzo di formaggio, mangiato a quattro anni. Poi nove anni in stato vegetativo, fino alla morte. È la storia di Mattia Maestri, scomparso a tredici anni. Una vicenda che riporta l’attenzione su un tema poco conosciuto: i rischi del latte non pastorizzato.

Cosa è accaduto nel 2017

Il formaggio consumato dal bambino era contaminato da Escherichia coli produttore di Shiga tossina, indicato con la sigla STEC.

L’infezione ha provocato la sindrome emolitico-uremica. È una grave complicanza. Nel suo caso ha causato danni neurologici irreversibili.

Dopo un lungo ricovero e numerosi tentativi terapeutici, Mattia è caduto in stato vegetativo. Vi è rimasto per oltre nove anni. Ad assisterlo, la sua famiglia.

Ad annunciarne la morte è stato il padre, Giovanni Battista Maestri: “Il nostro Mattia ci ha lasciato e a nome suo vi ringrazio per aver contribuito a rendere meno dolorosa la sua scomparsa”.

Cos’è l’Escherichia coli STEC

L’Escherichia coli è un batterio comune. La maggior parte dei ceppi è innocua e vive normalmente nell’intestino.

Alcuni ceppi, però, producono una tossina chiamata Shiga. Sono quelli indicati con la sigla STEC. Il batterio vive soprattutto nell’intestino dei bovini e degli altri ruminanti. Questi animali non si ammalano.

La contaminazione può arrivare a carne e latte durante le fasi di lavorazione. Nel latte crudo il batterio può sopravvivere. Il latte crudo è quello non sottoposto a pastorizzazione.

Cos’è la sindrome emolitico-uremica

È la complicanza più temuta dell’infezione da STEC. Viene indicata con la sigla SEU.

Colpisce soprattutto i bambini piccoli. Il meccanismo è questo. La tossina danneggia i vasi sanguigni più piccoli, in particolare quelli dei reni.

Da qui i tre elementi che caratterizzano la sindrome. La distruzione dei globuli rossi. La riduzione delle piastrine. Il danno renale acuto.

Nei casi più gravi il danno può estendersi ad altri organi, incluso il sistema nervoso centrale.

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I sintomi da non ignorare

L’infezione da STEC si manifesta di norma con sintomi gastrointestinali. La diarrea può diventare sanguinolenta nel giro di alcuni giorni.

Ci sono però segnali che devono far pensare a una possibile evoluzione verso la sindrome emolitico-uremica:

  • riduzione della quantità di urine emesse
  • pallore marcato
  • stanchezza intensa e improvvisa
  • gonfiore a viso, mani o gambe
  • sonnolenza o difficoltà a rimanere svegli

Sono situazioni che richiedono una valutazione medica immediata. Vale soprattutto per un bambino con diarrea nei giorni precedenti.

Perché il latte crudo è diverso

La pastorizzazione è un trattamento termico. Serve a eliminare i microrganismi dannosi presenti nel latte.

Il latte crudo non subisce questo passaggio. Mantiene quindi caratteristiche di gusto diverse. Ma conserva anche gli eventuali batteri presenti.

Lo stesso vale per i formaggi prodotti con latte crudo. Il rischio resta quando la lavorazione non prevede fasi capaci di abbattere la carica microbica.

Chi rischia di più

Non tutte le persone sono ugualmente esposte. Le categorie più fragili sono quattro.

I bambini piccoli, il cui organismo è più vulnerabile alle complicanze. Le persone immunodepresse. Le donne in gravidanza. Gli anziani.

Sono le stesse categorie citate nel disegno di legge nato dalla battaglia della famiglia Maestri. Lo ha ricordato la senatrice Dolores Bevilacqua in una nota diffusa dopo la scomparsa del ragazzo.

Cosa dice l’etichetta

Sui prodotti realizzati con latte non pastorizzato la dicitura deve essere riportata in etichetta.

È il punto su cui si è concentrata la campagna portata avanti dal padre di Mattia. Negli anni ha chiesto un rafforzamento delle norme sulla sicurezza alimentare e sull’etichettatura.

L’impegno è proseguito con il libro “La verità sui pericoli dei formaggi a latte non pastorizzato“, presentato lo scorso febbraio al Senato.

Come ridurre il rischio

Alcune precauzioni riducono la probabilità di contrarre l’infezione:

  • leggere l’etichetta e verificare la presenza della dicitura sul latte crudo
  • evitare latte crudo e derivati non pastorizzati per i bambini piccoli
  • far bollire il latte crudo prima del consumo
  • lavare accuratamente frutta e verdura
  • cuocere adeguatamente la carne, in particolare quella macinata
  • lavare le mani dopo il contatto con animali da allevamento

Chi ha dubbi sul consumo di questi prodotti può parlarne con il pediatra o con il medico di famiglia. Vale soprattutto in presenza di bambini piccoli o persone fragili in casa.

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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