“Il coronavirus resterà per sempre con noi” ma c’è una buona notizia

Lo scorso novembre l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che il coronavirus «sarà per sempre con noi».

Foto di Daniel Roberts da Pixabay

Lo scorso novembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che il coronavirus «sarà per sempre con noi».

Ora, quando il bilancio delle vittime ha superato la quota dei 2 milioni e dei casi la soglia di 100 milioni, un nuovo studio, pubblicato su Science, ribadisce che l’epidemia potrebbe non avere mai una fine.

Tuttavia, quando un numero sufficiente di adulti sarà immunizzato – dal vaccino o dalla malattia – il Covid-19 diventerà una malattia lieve come un comune raffreddore, che circolerà a livelli relativamente bassi.

Il tempo necessario per raggiungere questo stadio dipende dalla rapidità con cui si raggiungerà l’immunità di massa (o di gregge). «Prima la maggioranza delle persone sarà infettata o vaccinata, prima si raggiungerà questo stadio endemico» ha spiegato Jennie Lavine, autrice principale dello studio.

Come spiegato su Futura-Sciences.com, I ricercatori hanno confrontato il SARS-CoV-2 con gli altri sei coronavirus che colpiscono l’uomo (i quattro comuni virus del raffreddore, SARS e MERS). Ebbene, il nuovo coronavirus si comporta come quelli che provocano il comune raffreddore. Quest’ultimo di solito infetta i bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni per la prima volta e, a quell’età, la malattia è meno grave che negli adulti.

Quindi, le infezioni si ripetono regolarmente fino a quando il sistema immunitario non è abbastanza forte da causare soltanto sintomi lievi. In altre parole, il virus continua a circolare ma non causa più morti. Lo stesso avviene con il vaccino: anche se non previene la trasmissione, aiuta a limitare il numero dei casi gravi.

Tuttavia, ci sono eccezioni a questo scenario relativamente ottimistico. La MERS, ad esempio, non segue questo schema perché provoca un’elevata mortalità nei bambini. In questo caso, la vaccinazione precoce sarebbe essenziale come per il morbillo.

Cosa succederebbe se il virus dovesse mutare? Secondo Jennie Lavine e i suoi colleghi, non cambierebbe molto: «Frequenti re-infezioni [con diversi ceppi] aumentano l’immunità contro altri coronavirus». Ciò potrebbe, però, essere meno vero con l’immunità fornita dal vaccino perché quest’ultimo ha un numero ridotto di epitopi.

Il vaccino, quindi, resta l’unica speranza per eliminare il nuovo coronavirus più velocemente.

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