Covid-19, quanto dura l’immunità dopo aver contratto l’infezione?

Sono molte le domande a cui il nuovo Coronavirus sottopone gli esperti, una tra queste è la durata dell'immunità dopo l'infezione.

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Negli ultimi giorni, il primo caso di re-infezione da SARS-CoV-2. Sono molte le domande a cui il nuovo Coronavirus sottopone gli esperti, una tra queste: “Quanto dura l’immunità dopo aver contratto il Covid-19?”. Uno studio di un gruppo di ricerca della Dr.ssa Lauren Rodda, ricercatrice presso l’University of Washington School of Medicine, suggerisce: “L’immunità potrebbe durare 3 mesi o più a lungo”. Dopotutto, quando ad emergere sono nuovi casi di studio, il tempo per una risposta attendibile e condivisa non può che avvenire dopo prolungati studi, ricerche e osservazioni.

Verso un’immunità di gregge?

L’immunità di gregge si può raggiungere in modo spontaneo, come accade già per l’influenza, o con il vaccino, permettendo di proteggere anche coloro che, per via di problemi legati alla propria salute, non possono approcciarsi al vaccino.

A chiarirne il concetto è la Dr.ssa Lauren Rodda: «L’immunità di gregge è il concetto che se un numero sufficiente di persone è protetto dall’infezione, ottenendo l’immunità da questa o ricevendo un vaccino, la possibilità che una persona contragga la malattia è estremamente bassa», continua «Questo è importante perché ci sono persone nella nostra comunità (bambini, anziani, persone che hanno un sistema immunitario indebolito) che non possono essere immunizzati e devono fare affidamento sul fatto che tutti noi prendiamo precauzioni per proteggerli. Tuttavia, sarebbe una cattiva idea consentire semplicemente all’infezione di diffondersi in modo incontrollato per raggiungere più rapidamente l’immunità di gregge».

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Il vaccino è la soluzione per un’immunità di gregge?

Secondo la Dr.ssa Lauren Rodda «Il vaccino è il modo ideale per raggiungere l’immunità di gregge, il Covid-19 può essere fatale a qualsiasi età e il costo per un gran numero di vite umane è spaventoso». Il Dr. Steven Sperber, capo della divisione di malattie infettive dell’Hackensack University Medical Center, concorda, ribadendo, «Il vaccino è il miglior percorso da seguire, il loro uso è fondamentale, non sottoporsi può provocare la continua diffusione del virus».

Le ricerche continuano ad essere in via di sviluppo. Per garantire che dopo il contagio possa non esserci una re-infezione è doveroso attendere con fiducia. «Determinare se ci si riammala dopo il contagio, richiederebbe il monitoraggio della riesposizione di un numero significativo di persone», afferma ancora la Dr.ssa Lauren Rodda.

Un ruolo fondamentale è svolto anche dall’immunità naturale attiva che permette al nostro corpo di acquisire la capacità di produrre anticorpi specifici che proteggano dall’invasione del patogeno. La Dr.ssa Lauren Rodda ha infatti scoperto che le persone che si sono riprese da Covid-19 lieve avevano cellule B e T della memoria; queste, specifica «Danno al nostro sistema immunitario la memoria dei precedenti invasori microbici, permettendogli di avere una risposta più rapida e forte la prossima volta che li incontriamo. Ciò significa che se le persone vengono riesposte al virus, queste cellule, insieme agli anticorpi, proteggeranno le persone dai sintomi e dall’ulteriore trasmissione».

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