Coronavirus: tracce di Covid-19 nelle acque reflue di Parigi

Per la seconda volta dall’inizio dell’emergenza, sono state scoperte tracce di Covid-19 nelle acque reflue di Parigi. 

Il progetto Obépine

Nell’ambito di un progetto denominato Obépine, sono stati prelevati campioni di acque reflue dalle fogne della capitale francese, tutto questo dall’inizio dell’epidemia. Sei dei dodici test eseguiti tra il 22 e il 25 giugno, sono risultati positivi. Nelle acque reflue, infatti, è stato trovato il Coronavirus, seppur a livelli minimi.

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La presenza del virus nelle acque reflue desta interesse in quanto viene considerata uno ‘strumento’ per saggiare il terreno in previsione di una seconda ondata. Rilevare le tracce di virus presenti negli escrementi rappresenta infatti una buona cartina di tornasole per capire quante persone nella comunità hanno l’infezione.

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Il metodo in questione è già stato utilizzato da una dozzina di gruppi di ricerca in tutto il mondo. Fino ad ora, ha permesso agli scienziati di trovare tracce del Coronavirus negli USA, nei Paesi Bassi e in Svezia (a ricordarlo ci ha pensato un articolo pubblicato nel mese di aprile sulle pagine della rivista Nature).

Come funziona, in pratica, il monitoraggio delle acque reflue? Gli studi hanno rivelato la possibilità di individuare tracce di Coronavirus nelle feci entro tre giorni dall’infezione. Dal momento che sappiamo che i sintomi più gravi della patologia possono verificarsi dopo circa due settimane dall’infezione, l’analisi delle acque reflue può davvero permettere di portarsi avanti.

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⚕️ Nota editoriale

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