Bere caffè fa bene o male? Ecco cosa devi sapere

Bere caffè fa bene o male? Ecco parte delle risposte a una delle domande più diffuse sulla bevanda che celebra l'italianità nel mondo.

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Il caffè fa bene o male? Bevanda più popolare al mondo e simbolo incontrastato dell’italianità, è da sempre al centro di un interesse molto alto. Le domande relative ai suoi benefici e ai danni che può causare sono tra le più frequenti.

Se vuoi scoprire in che modo ha risposto la scienza nel corso degli anni, non ti resta che seguirci nelle prossime righe.

Il caffè fa male al cuore?

Quando si nomina il caffè, tra gli interrogativi più diffusi troviamo senza dubbio quelli relativi alle sue ripercussioni sulla salute del cuore. Premettendo il fatto che ogni situazione fa storia a sé e che prima di procedere all’aumento della quantità di caffeina nella dieta è bene consultare il medico, ricordiamo che, negli ultimi anni, la scienza ha contribuito notevolmente ad approfondire gli effetti di questa sostanza sulla salute cardiovascolare.

Come ricordato da istituzioni scientifiche di primaria importanza come l’Institute for Scientific Information on Coffee, grazie alla forte carica antiossidante di alcuni suoi componenti, in primis i polifenoli, il caffè può rivelarsi un portentoso alleato della salute del nostro cuore.

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Caffè, un toccasana per l’umore

Non è un caso che il caffè sia la bevanda più celebre del mondo. Solo a citarlo si apre infatti una parentesi dedicata ai benefici che definire ampia è poco. Tra le proprietà in questione è possibile citare la capacità di migliorare l’umore.

Per capire le cause è necessario sottolineare il fatto che, quando raggiunge il cervello, la caffeina si lega ai recettori che, in sua assenza, hanno il compito di ricevere l’adenosina, sostanza responsabile delle sensazioni di sonnolenza e affaticamento.

In virtù del meccanismo appena descritto possiamo apprezzare l’effetto anti soporifero che il caffè provoca non appena viene assunto. Non bisogna però fermarsi qui se si vuole comprendere fino in fondo l’impatto del caffè.

I sopra citati recettori dell’adenosina sono infatti collegati a quelli della dopamina, neurotrasmettitore che, come ben si sa, ricopre un ruolo di grande rilevanza nella regolazione del tono dell’umore. Grazie alla caffeina, la sensibilità dei recettori nei confronti della dopamina aumenta, con conseguenti vantaggi riguardanti la percezione di una generale sensazione di benessere.

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Quanto caffè bere?

A questa domanda si può rispondere in due modi. Il primo chiama in causa la sensibilità del singolo individuo, che dipende dal sesso, dal peso, dallo stile di vita e dal fatto di essere abituato o meno a consumare caffeina.

Il secondo, invece, fa riferimento alle indicazioni dell’EFSA (European Food Safety Authority), che raccomanda, in linea generale, di non superare i 400 mg di caffeina al giorno. 

Se non sussistono controindicazioni è possibile apprezzare benefici riguardanti non solo la salute cardiovascolare, ma anche la prevenzione di patologie degenerative gravi come il Parkinson.

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