Duemila bambini l’anno: com’era la difterite prima che qualcuno cominciasse a vaccinare

La legge che rese obbligatorio il vaccino contro la difterite in Italia porta la data del 6 giugno 1939. Ma per quindici anni non produsse quasi nulla. L’obbligo era scritto, le coperture no, e i bambini continuarono a morire. La difterite smise di uccidere in Italia non quando la norma venne approvata, ma quando qualcuno cominciò davvero ad applicarla. È la storia che il caso di Palermo riporta d’attualità.

Cosa dice davvero la legge 891

Il testo è breve e il primo articolo è netto.

“È obbligatoria la vaccinazione contro la difterite per tutti i bambini dal secondo al decimo anno di età. Essa, di regola, si associa alla vaccinazione antivaiolosa ed è eseguita nel secondo anno di età”, si legge nell’articolo 1.

C’è poi un secondo passaggio che riguarda la scuola. “Tra i documenti prescritti per la prima ammissione alle scuole primarie è compreso il certificato di aver subita la vaccinazione antidifterica. Analogo certificato è prescritto per l’ammissione alle altre collettività infantili di qualsiasi specie”.

Il meccanismo, quindi, è lo stesso che conosciamo oggi. Obbligo per legge e certificato all’ingresso a scuola.

Cosa c’era prima del 1939

L’Italia non partiva da zero.

La prima vaccinazione di massa obbligatoria era stata quella contro il vaiolo, introdotta dalla legge Crispi-Pagliani nel 1888.

Sulla difterite il Paese si mosse presto rispetto al resto d’Europa. Già nel 1929 il ministero dell’Interno incoraggiava la vaccinazione della popolazione infantile, e nel 1930 il podestà di Genova la rese obbligatoria nel proprio comprensorio.

Il vaccino esisteva da pochi anni. Si basava sull’anatossina e in Francia era stato provato nelle scuole primarie, nei sanatori e nell’esercito.

I primi risultati, comunicati dal 1929, dicevano una cosa sola. Dove la copertura arrivava tra il 66 e il 90 per cento dei bambini, le epidemie si fermavano. Dove restava minima, la difterite continuava a uccidere.

Quanto uccideva la difterite

I numeri di quegli anni vanno presi come ordine di grandezza, perché la registrazione dell’epoca era disomogenea.

Le stime richiamate dalle fonti istituzionali indicano tra i 20mila e i 30mila casi pediatrici l’anno.

Sui decessi le ricostruzioni divergono. Alcune parlano di circa 1.500 morti l’anno, altre si spingono a 1.600, altre ancora arrivano a 2mila.

Era, insieme a tetano e poliomielite, una delle tre malattie infettive con la mortalità più elevata del secolo scorso.

Quindici anni di legge senza copertura

Qui arriva il punto che il 1939 racconta meglio di qualsiasi altro anno.

L’obbligo fu introdotto nel giugno di quell’anno, dodici mesi prima dell’ingresso italiano nella Seconda guerra mondiale. Poi arrivarono il conflitto, la ricostruzione, un sistema sanitario da rimettere in piedi.

La vaccinazione su larga scala cominciò soltanto a metà degli anni Cinquanta. Fino ad allora l’obbligo restava sulla carta.

E quando le campagne partirono davvero, i numeri cambiarono in fretta. Dai trenta casi del 1952 si arrivò allo zero del 1989.

Cosa è successo dopo

L’antidifterica ha fatto da apripista a tutte le altre.

L’antitetanica è arrivata con la legge del 5 marzo 1963, poi modificata nel 1968. L’antipoliomielitica nel 1966, l’antiepatite B nel 1991.

Un decreto del 1967 stabilì che senza il certificato vaccinale l’iscrizione a scuola potesse essere rifiutata. Quella rigidità si è allentata nei decenni successivi, prima con la depenalizzazione delle sanzioni nel 1981, poi con una revisione della posizione dei bambini non vaccinati a scuola nel 1999.

Negli anni Novanta le coperture per difterite, tetano e pertosse hanno toccato il 95 per cento.

Quanto è servito

Uno studio dell’Istituto superiore di sanità, firmato tra gli altri da Giovanni Rezza e Walter Ricciardi e pubblicato sulla rivista Vaccine, ha provato a quantificarlo.

I ricercatori hanno usato i dati di sorveglianza nazionale dal 1900 al 2015 su dieci malattie prevenibili con vaccino.

Il risultato: oltre quattro milioni di casi evitati, di cui circa il 35 per cento nei bambini dei primi anni di vita. Tra difterite, tetano e poliomielite le morti evitate superano le 70mila.

La difterite risulta la malattia con il maggior numero di casi prevenuti.

Il filo che arriva a oggi

La legge del 1939 è ancora in vigore. È stata assorbita dalle norme successive fino all’assetto attuale, ma non è mai stata cancellata.

Il caso di Palermo, con la conferma dell’Istituto superiore di sanità sui campioni della bambina di quattro anni, riporta la questione al punto di partenza.

Un obbligo scritto non protegge nessuno. A proteggere è la dose somministrata.

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