Tetano dopo una ferita nell’orto: donna ricoverata in Rianimazione
Una donna di 86 anni è ricoverata in Rianimazione a Padova dopo una ferita nell'orto. Il caso riaccende l'attenzione sul tetano negli anziani non rivaccinate.
⚠️ DISCLAIMER MEDICO
Questo articolo ha finalità informativa e divulgativa. Non sostituisce il parere di un medico. In caso di ferita potenzialmente a rischio, rivolgersi immediatamente al pronto soccorso o al proprio medico di base per valutare la necessità di un richiamo vaccinale o di immunoglobuline specifiche.
Il primo maggio 2026, una donna di 86 anni si è presentata al Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti Padova Sud, a Schiavonia, con un sintomo che i medici riconoscono immediatamente come segnale d’allarme: il trisma, cioè il blocco spastico della mandibola che rende impossibile aprire normalmente la bocca. Nei giorni precedenti, lavorando nell’orto di casa, si era ferita. La ferita era apparsa di poco conto. Poi era arrivato il blocco mascellare, poi la rigidità muscolare diffusa.
La diagnosi formulata dai medici del Pronto Soccorso, confermata dagli accertamenti clinici, è stata tetano. La paziente è stata trasferita in Rianimazione al Policlinico di Abano Terme, dove al momento del comunicato dell’ULSS 6 si trovava in condizioni stabili.
“È ricoverata in Rianimazione una signora di 86 anni con diagnosi di tetano”, ha dichiarato il dottor Luca Sbrogiò, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 6 Euganea. “In questo momento la situazione è stabile. Il tetano oggi è una malattia molto rara: in provincia di Padova registriamo mediamente uno o due casi all’anno grazie alla buona copertura vaccinale. Quando però si manifesta richiede cure importanti, spesso in Rianimazione”.
Indice dell'articolo
Cos’è il tetano e come agisce sulla fisiologia
Il tetano non è una malattia contagiosa: non si trasmette da persona a persona. È causato dalla tossina prodotta dal batterio Clostridium tetani, un anaerobo che vive nel terreno, nella polvere e nelle feci degli animali, soprattutto bovini ed equini. Le spore sono estremamente resistenti nell’ambiente e possono sopravvivere per anni. Entrano nell’organismo attraverso ferite, anche superficiali, soprattutto se contaminate da terra o materiale organico.
Una volta dentro, il batterio produce la tetanospasmina, una delle neurotossine più potenti conosciute. Secondo la Fondazione Veronesi, la quantità letale per un essere umano è stimata in circa sette milionesimi di milligrammo. La tossina raggiunge il sistema nervoso attraverso le terminazioni neuromuscolari e blocca i segnali inibitori che normalmente regolano la contrazione muscolare. Il risultato sono spasmi involontari e rigidità progressiva, che in assenza di trattamento possono coinvolgere i muscoli respiratori.
L’incubazione dura generalmente da 4 a 50 giorni, con una media di circa 10 giorni secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Quanto più il periodo di incubazione è breve, tanto più grave tende a essere il quadro clinico.
I sintomi: come si riconosce il tetano
Il sintomo d’esordio caratteristico è il trisma, cioè la contrattura spastica dei muscoli masseteri che provoca difficoltà o impossibilità ad aprire la bocca. Può accompagnarsi a difficoltà a deglutire e a rigidità del collo. In una fase successiva compaiono spasmi muscolari diffusi, scatenati da stimoli anche minimi come una corrente d’aria, un rumore forte, il contatto fisico o una fonte di luce, secondo quanto riportato da ISS Epicentro.
Il paziente durante gli spasmi rimane cosciente, il che rende il quadro clinico particolarmente gravoso. In caso di interessamento dei muscoli respiratori, il rischio di complicanze fatali aumenta significativamente.
La diagnosi si basa interamente sull’osservazione clinica: non esistono test di laboratorio rapidi o esami del sangue in grado di confermare la presenza della tossina. Anche la coltura batterica dalla ferita risulta spesso negativa al momento della comparsa dei sintomi, perché il batterio può non essere più presente nel sito di ingresso.
La terapia: perché si finisce in Rianimazione
Per il tetano conclamato non esiste una cura in grado di rimuovere la tossina già legata alle terminazioni nervose. L’approccio terapeutico, che richiede quasi sempre un contesto di terapia intensiva, si articola su tre fronti, come documentato da ISS Epicentro e dai Manuali MSD.
Il primo è la neutralizzazione della tossina ancora circolante: si somministrano immunoglobuline umane antitetaniche (TIG), che bloccano la tossina non ancora legata al sistema nervoso. Il secondo è il controllo dell’infezione batterica: antibiotici, tipicamente metronidazolo o penicillina, per fermare la produzione di nuova tossina e pulire accuratamente la ferita, con rimozione di eventuali tessuti necrotici. Il terzo è la gestione degli spasmi: miorilassanti, sedativi e anestetici per controllare le contrazioni muscolari, ridurre il rischio di fratture da spasmo e proteggere la funzione respiratoriaSecondo i dati dell’Ospedale Bambino Gesù, senza trattamento la mortalità è di circa il 25%. Con un trattamento adeguato in terapia intensiva scende al 15%, con variazioni legate all’età e alle condizioni del paziente.
Chi è più esposto: anziane, orti e mancanza di richiami
Il dottor Sbrogiò ha indicato con precisione le categorie più a rischio: “Sono più esposte le persone anziane, perché gli uomini effettuavano richiami durante il servizio militare, e le persone che svolgono attività agricole, orticoltura o giardinaggio”. Le donne anziane sono la categoria più vulnerabile per due ragioni che si sommano: la protezione immunitaria conferita dalle vaccinazioni effettuate decenni fa si è esaurita, e l’attività in giardino o nell’orto le espone sistematicamente al terreno contaminato da spore.
Il Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 6 Euganea ha sottolineato che la copertura vaccinale in provincia è complessivamente buona, ma che negli anziani, e in particolare nelle donne, può esistere un deficit di protezione immunitaria non rilevato. Il vaccino antitetanico va rinnovato ogni dieci anni. Chi non sa con certezza quando ha ricevuto l’ultimo richiamo deve rivolgersi al medico di base o all’Igiene pubblica per verificarlo.
Un precedente caso nella stessa provincia risale al 2023, quando un’altra donna si era ferita nell’orto con un arnese e aveva sviluppato tetano grave. Anche in quel caso il ricovero era avvenuto in Rianimazione a Schiavonia.
Cosa fare dopo una ferita a rischio
Qualunque ferita da terreno, da oggetto arrugginito, da utensile da giardino o da puntura con materiale organico va considerata potenzialmente a rischio in chi non sa con certezza di essere protetto. Le indicazioni di ISS Epicentro prevedono: lavaggio immediato della ferita con acqua e sapone, disinfezione con acqua ossigenata (che crea un ambiente sfavorevole al batterio anaerobio), e valutazione medica urgente per decidere se sia indicato un richiamo vaccinale o la somministrazione di immunoglobuline.
Le immunoglobuline antitetaniche somministrate in fase preventiva, immediatamente dopo la ferita in un soggetto non protetto, sono efficaci nell’impedire che la tossina raggiunga il sistema nervoso. Intervenire tempestivamente cambia radicalmente il quadro clinico.
Questo articolo non costituisce parere medico. In caso di ferita potenzialmente esposta, rivolgersi al Pronto Soccorso o al proprio medico di base senza attendere la comparsa dei sintomi.
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Sì. Le spore di Clostridium tetani sono presenti nel terreno e possono penetrare nell’organismo attraverso qualunque soluzione di continuità della cute, comprese abrasioni superficiali o punture da spine. La profondità della ferita non è un indicatore affidabile del rischio. Ciò che conta è la presenza di terreno o materiale organico nella ferita e lo stato vaccinale del soggetto esposto.
Il richiamo del vaccino antitetanico è raccomandato ogni 10 anni per tutta la vita, secondo il calendario vaccinale italiano. Chi ha completato il ciclo di base da bambino ma non ricorda l’ultimo richiamo deve rivolgersi al medico di base o agli ambulatori di Igiene pubblica della propria ULSS per un aggiornamento. La protezione immunitaria si riduce nel tempo e può diventare insufficiente, in particolare negli anziani.
Gli uomini della generazione attualmente anziana hanno ricevuto richiami vaccinali durante il servizio militare obbligatorio, mantenendo una copertura più recente. Le donne anziane, in assenza di questa occasione, possono avere l’ultima vaccinazione risalente a decenni addietro. La protezione conferita dal vaccino si riduce nel tempo e, se non rinnovata, può non essere sufficiente.
La procedura consigliata da ISS Epicentro prevede: lavaggio abbondante con acqua e sapone, disinfezione con acqua ossigenata per creare un ambiente sfavorevole al batterio anaerobio, e valutazione medica urgente. Il medico o il Pronto Soccorso valuterà lo stato vaccinale e, se necessario, effettuerà un richiamo o somministrerà immunoglobuline antitetaniche preventive. Non attendere la comparsa dei sintomi.
No. Il tetano non si trasmette da persona a persona. Non è quindi necessario l’isolamento del paziente durante il ricovero. La malattia si sviluppa esclusivamente per contaminazione diretta di una ferita con le spore batteriche presenti nell’ambiente, non per contatto con altri individui malati.