Leptospirosi, cos’è la malattia dei casi a Zante: sintomi e come si prende
Questo articolo ha finalità informativa. Non sostituisce il parere del medico curante. In caso di febbre alta e dolori muscolari dopo un viaggio, rivolgiti al tuo medico.

Un focolaio sull‘isola greca di Zante ha riportato l’attenzione su una malattia poco conosciuta: la leptospirosi. Sull’isola i casi sono saliti a cinque, con un decesso. Si tratta di un’infezione batterica legata ad acqua e fango contaminati, più frequente in estate. In Italia i contagi restano rari, ma la sorveglianza resta alta.
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Cos’è la leptospirosi
È un’infezione provocata da batteri del genere Leptospira. Questi batteri vivono nell’ambiente e si diffondono soprattutto attraverso le urine di animali infetti. I serbatoi principali sono topi e ratti. Ma anche cani, bovini e suini possono ospitare il batterio.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è una delle zoonosi più diffuse al mondo. Si stima circa un milione di casi ogni anno, con decine di migliaia di morti. I numeri reali sono probabilmente più alti, perché i sintomi somigliano a quelli di altre malattie febbrili.
Come ci si contagia
Il contagio avviene per contatto. La pelle lesa o le mucose toccano acqua dolce, fango o terreno contaminati. Basta una piccola ferita.
Il passaggio diretto da persona a persona è eccezionale. C’è poi un dettaglio utile per chi va in vacanza. L’acqua di mare, per la sua salinità, difficilmente ospita il batterio. Il rischio riguarda soprattutto le acque dolci.
Le attività estive più a rischio
Bagni nei laghi. Trekking lungo i torrenti. Escursioni in zone fangose dopo un temporale. Sono attività comuni in estate, e sono quelle in cui il contatto con acqua dolce contaminata diventa più probabile.
Cosa è successo a Zante
Sull’isola greca i contagi si registrano da aprile 2026. Secondo l’Organizzazione Nazionale per la Sanità Pubblica greca, il bilancio iniziale era di tre casi confermati. Un uomo di 74 anni è morto dopo il ricovero. Altri due pazienti, di 21 e 34 anni, sono guariti senza conseguenze. Tra i tre casi non è stato trovato alcun collegamento epidemiologico.
Nelle settimane successive sono emersi altri due casi. L’ultimo riguarda un uomo di 56 anni, ricoverato in terapia intensiva per una grave insufficienza multiorgano. La diagnosi è stata confermata da un test molecolare eseguito a Salonicco.
Le autorità sanitarie collegano l’aumento dei contagi alle forti piogge e agli allagamenti registrati in primavera sull’isola. Zante presenta condizioni ambientali particolarmente favorevoli alla sopravvivenza del batterio, rispetto ad altre zone della Grecia. Per questo è stato inviato sul posto un team di esperti.
I sintomi da riconoscere
L’incubazione dura tra 2 e 30 giorni. In genere si aggira tra 5 e 14 giorni. Poi la malattia si manifesta con un quadro simile a quello influenzale:
- febbre a insorgenza improvvisa
- forte mal di testa
- dolori muscolari concentrati su polpacci e schiena
- brividi
- nausea e vomito
- stanchezza marcata
- arrossamento della congiuntiva
In molti casi l’infezione resta lieve. A volte è del tutto asintomatica.
Quando la malattia si aggrava
In una quota minoritaria di pazienti il quadro può evolvere. Si tratta della forma severa nota come sindrome di Weil. Comporta ittero, danno renale acuto, emorragie e, nei casi più gravi, complicanze polmonari o meningee.
C’è però un elemento che fa la differenza. Una diagnosi precoce, seguita da terapia antibiotica tempestiva, riduce in modo significativo il rischio di queste complicanze.
La situazione in Italia
Nel nostro Paese la leptospirosi era un tempo endemica, soprattutto al Nord. Il legame storico era con il lavoro nelle risaie e il contatto con acque stagnanti.
Oggi i casi umani sono sporadici. Secondo l’ultimo report dell’Ecdc, in Italia le notifiche confermate sono scese a 8 nel 2022, in calo dal 2018. Nello stesso anno, in tutta l’area Ue e See, i casi complessivi sono stati 765.
La minore diffusione tra le persone non significa che il batterio sia scomparso. Gli studi degli Istituti Zooprofilattici confermano la presenza di diversi sierogruppi patogeni in cani, bovini, suini e roditori selvatici su tutto il territorio nazionale.
Sul tema è intervenuto più volte l’infettivologo Matteo Bassetti. Parlando dei rischi legati ai roditori nelle aree urbane, ha ricordato che i topi “trasmettono anche la leptospirosi, che è una malattia mortale”, invitando a evitare ogni contatto con feci e urine degli animali.
Il legame con il clima
Diversi studi pubblicati su riviste come Pathogens, The Lancet e PLoS Neglected Tropical Diseases indicano un nesso sempre più stretto tra eventi meteorologici estremi, alluvioni e aumento dei casi. La leptospirosi è oggi considerata tra le zoonosi più sensibili ai cambiamenti climatici. Anche in Europa viene monitorata con crescente attenzione.
Come proteggersi in vacanza
Gli esperti raccomandano alcune precauzioni per chi viaggia:
- evitare il contatto con acque dolci stagnanti o aree allagate dopo forti piogge
- proteggere ferite e abrasioni con cerotti impermeabili
- indossare calzature chiuse durante le escursioni in zone fangose
- lavare accuratamente le mani dopo le attività all’aperto
- bere solo acqua di provenienza sicura
In caso di febbre alta e dolori muscolari dopo un soggiorno in aree rurali o dopo attività in acqua dolce, conviene rivolgersi subito a un medico. È importante segnalare l’eventuale esposizione, così da avviare la terapia più adatta senza perdere tempo.
⚕️ Nota editoriale
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