Tumore al colon under 50: lo studio che cambia i fattori di rischio noti

Il picloram è un erbicida classificato IARC Gruppo 3 che, secondo uno studio del VHIO pubblicato su Nature Medicine nell'aprile 2026, risulta associato a un aumento del rischio di tumore al colon-retto in pazienti sotto i 50 anni. Lo studio è osservazionale: dimostra un'associazione epigenetica, non un rapporto causale diretto.

⚠️ DISCLAIMER MEDICO I contenuti di questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico. In caso di sintomi o dubbi sulla propria salute, rivolgersi sempre a un professionista sanitario qualificato.

Un erbicida usato da decenni in agricoltura potrebbe imprimere una traccia molecolare nel DNA delle cellule tumorali di chi sviluppa un cancro al colon prima dei 50 anni.

È questa la scoperta al centro di uno studio pubblicato il 22 aprile 2026 su Nature Medicine dai ricercatori del Vall d’Hebron Institute of Oncology di Barcellona: il picloram, un erbicida autorizzato in molti Paesi inclusi gli Stati Membri dell’Unione Europea, emerge come potenziale nuovo fattore di rischio per il carcinoma colorettale early-onset — ovvero la forma che colpisce persone con meno di 50 anni. In Italia, il tumore del colon-retto è già il secondo per frequenza, con circa 49.000 nuovi casi l’anno, e secondo i dati AIOM-AIRC 2025-2026, i casi precoci tra i giovani adulti sono in crescita.

Cosa ha fatto il team di Seoane: impronte epigenetiche come mappa dell’esposizione ambientale

Il gruppo guidato da José A. Seoane, biologo computazionale e principal investigator al VHIO, ha sviluppato un metodo innovativo per ricostruire le esposizioni ambientali passate di un paziente a partire dai pattern di metilazione del DNA nel tessuto tumorale. La metilazione è un meccanismo epigenetico che regola l’attivazione e il silenziamento dei geni: non modifica la sequenza del DNA, ma ne cambia il modo di funzionare. Diversi fattori ambientali — dall’alimentazione al fumo, fino agli agenti chimici — lasciano su questo meccanismo tracce specifiche, che i ricercatori hanno chiamato “fingerprint”, impronte molecolari.

Il team ha costruito punteggi di rischio di metilazione (methylation risk scores, MRS) per 29 esposizioni diverse — stili di vita, inquinamento atmosferico, pesticidi — e li ha applicati comparando tumori di pazienti under 50 (early-onset colorectal cancer, EOCRC) con quelli di pazienti con diagnosi a 70 anni o oltre. La scoperta del picloram è arrivata in modo quasi inatteso: “Quando abbiamo visto il picloram, ci siamo detti: deve essere un errore”, ha dichiarato Seoane al momento della pubblicazione. Il team ha cercato spiegazioni alternative, senza trovarle.

I risultati della fase di scoperta, condotta su 31 tumori EOCRC vs 100 tumori late-onset nel database TCGA (The Cancer Genome Atlas), sono stati replicati in una meta-analisi che ha coinvolto nove coorti indipendenti di carcinoma colorettale, con una significatività statistica aggiustata di P = 3,1 × 10⁻³. Oltre al picloram, il modello ha confermato come fattori di rischio già noti: fumo di sigaretta, dieta povera di alimenti tipici del pattern mediterraneo (legumi, frutta secca, verdure fresche), obesità e basso livello di istruzione.

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Il dato geografico: incidenza nei contee americane e uso del picloram

Per rafforzare la plausibilità biologica, il team ha aggiunto un’analisi su dati di popolazione reale: ha confrontato i tassi di incidenza del tumore al colon-retto under 50 in sette Stati americani — California, Connecticut, Georgia, Iowa, New Mexico, Utah e Washington — con i livelli di utilizzo dei pesticidi su scala locale (county-level) negli ultimi vent’anni, su 81 contee.

Il segnale più forte tra tutti i pesticidi analizzati era quello del picloram, con una significatività statistica di P = 2,87 × 10⁻³. Al secondo posto si trovava il glifosato. Questa convergenza tra dati molecolari tumorali e dati epidemiologici geografici è l’elemento che rende lo studio scientificamente rilevante, pur in assenza di una misurazione diretta dell’esposizione individuale nei pazienti.

Fattore analizzatoTipoAssociazione con EOCRC (under 50)Note
PicloramErbicidaForte (segnale principale)Non misurato direttamente nei pazienti
GlifosatoErbicidaPresente (secondo segnale)Anch’esso non misurato direttamente
Fumo di sigarettaStile di vitaConfermatoFattore già noto
Dieta non mediterraneaStile di vitaConfermatoCarente di legumi, frutta secca, verdure
ObesitàFattore metabolicoConfermatoFattore già noto
Basso livello di istruzioneProxy socioeconomicoConfermatoCorrelato a dieta e accesso alle cure

Fonte: studio VHIO pubblicato su Nature Medicine, aprile 2026

Nota: Il picloram è classificato dall’IARC in Gruppo 3 (“non classificabile come cancerogeno per l’uomo”), ovvero non dispone di prove sufficienti per attribuirgli un profilo cancerogeno nei test regolatori standard. Questo rende la scoperta del VHIO ancora più inattesa: il metodo epigenetico ha rilevato un segnale che le procedure tossicologiche tradizionali non avevano intercettato.

Cosa dice il picloram, cosa non dice ancora

La precisazione metodologica è indispensabile per leggere correttamente i risultati. Lo studio è osservazionale: dimostra un’associazione statisticamente significativa, non un nesso causale. L’esposizione al picloram non è stata misurata direttamente nei pazienti arruolati — è stata dedotta attraverso i punteggi di metilazione, che sono proxy indirettamente validati.

Robin Mesnage, ricercatore al King’s College London che studia il microbioma intestinale, ha commentato lo studio definendolo “affascinante e ben condotto,” aggiungendo però che non è possibile concludere che il picloram causi questi tumori. Mesnage ha anche segnalato che nelle formulazioni commerciali il picloram non è mai isolato: è spesso miscelato con altri composti, tra cui contaminanti come l’esaclorobenzene, noto cancerogeno, che potrebbero essere essi stessi responsabili di parte del segnale rilevato.

“Ciò che si trova nel contesto reale non è solo il principio attivo, ma anche i co-formulanti e i potenziali contaminanti,” ha scritto Mesnage nella sua analisi per lo Science Media Centre.

Il picloram è stato sviluppato negli anni Sessanta dalla Dow Chemical e impiegato dai militari americani in Vietnam come defoliante — in combinazione con il 2,4-D — nel quadro delle operazioni che includevano l’Agente Arancio. Ha un profilo di persistenza nel suolo elevata: può restare attivo per anni prima di degradarsi.

La situazione in Europa e in Italia

Nell’Unione Europea, il picloram è inserito nell’elenco delle sostanze attive autorizzate negli Stati Membri, con variazioni nazionali: Belgio e Paesi Bassi non riconoscono prodotti che lo contengono. In Italia risultano registrati prodotti fitosanitari a base di picloram per usi specifici (erbicida non selettivo). Tuttavia, il quadro regolatorio non include al momento una revisione urgente della sostanza alla luce di questo studio, anche perché — come sottolineano gli stessi ricercatori — la causalità non è dimostrata.

Negli USA, l’incidenza del tumore colorettale cresce del 3% l’anno nella fascia 20-49 anni, un ritmo che non ha precedenti nell’oncologia moderna per questa fascia d’età. In Italia, i casi tra le persone sotto i 50 anni sono aumentati negli ultimi anni: anche nel nostro Paese si registra un aumento dei casi, con diagnosi che spesso giungono in ritardo perché a 35 o 40 anni è difficile sospettare un tumore del colon, e i sintomi vengono scambiati per disturbi benigni.

Gli altri filoni di ricerca aperti: batteri intestinali e fattori precoci

Il picloram non è l’unico fronte investigativo. Un anno fa, nel 2025, un altro team di ricercatori aveva segnalato un’associazione tra infezioni precoci da batteri del genere Escherichia coli produttori di colibactina e il rischio di tumore colorettale early-onset: la colibactina è una tossina che danneggia direttamente il DNA. L’ipotesi — ancora da confermare — è che alcune esposizioni nelle prime fasi di vita, anche in età infantile, possano “preparare il terreno” a livello molecolare per un tumore che si manifesta decenni dopo.

Rebecca Siegel, senior scientific director of surveillance research all’American Cancer Society e non coinvolta nello studio VHIO, ha sintetizzato la posizione della comunità scientifica: “Tutto è ancora sul tavolo. Questo è un passo avanti nell’esplorazione di esposizioni recenti che potrebbero contribuire all’aumento”.

Per chi ha meno di 50 anni e lamenta sintomi come alterazioni persistenti dell’alvo, sanguinamento rettale, dolori addominali o perdita di peso inspiegabile, il messaggio clinico rimane quello delle linee guida: non aspettare. Rivolgersi al medico di medicina generale senza rinviare, indipendentemente dall’età.

Il picloram è vietato in Italia?

No. Il picloram è una sostanza attiva autorizzata nell’Unione Europea e in Italia risultano registrati prodotti fitosanitari che lo contengono. Belgio e Paesi Bassi fanno eccezione e non riconoscono formulazioni a base di picloram. L’IARC lo classifica in Gruppo 3: prove insufficienti per definirlo cancerogeno.

Come funziona la metilazione del DNA citata nello studio?

La metilazione è un processo epigenetico che regola l’espressione dei geni senza modificarne la sequenza. Alcune esposizioni — fumo, sostanze chimiche, dieta — lasciano tracce specifiche su questi meccanismi di regolazione. I ricercatori del VHIO hanno usato questi “segni” come fossero un archivio biologico per risalire a cosa aveva incontrato il paziente nel corso della sua vita.

Il tumore al colon colpisce davvero sempre più spesso persone giovani?

Sì. In Italia il carcinoma colorettale è il secondo tumore per frequenza, con circa 49.000 nuovi casi l’anno. I dati AIOM-AIRC 2025-2026 confermano un aumento dei casi precoci tra i giovani adulti, con diagnosi spesso tardive perché i sintomi vengono scambiati per disturbi funzionali. Nei Paesi anglosassoni è già la prima causa di morte oncologica tra gli under 50.

Questo studio prova che il picloram causa il tumore?

No. Lo studio è osservazionale e dimostra un’associazione statistica, non la causalità. L’esposizione al picloram non è stata misurata direttamente nei pazienti: è stata stimata tramite punteggi di metilazione. Gli autori e la comunità scientifica indipendente concordano che sono necessarie ricerche ulteriori con misurazioni dirette dell’esposizione.

Cosa fare se si hanno meno di 50 anni e si temono sintomi sospetti?

I segnali da non trascurare includono: alterazioni persistenti dell’alvo (diarrea o stipsi che durano più di qualche settimana), presenza di sangue nelle feci, dolori addominali ricorrenti, perdita di peso non spiegata, senso di evacuazione incompleta. In presenza di uno o più di questi sintomi, è indicato consultare il medico di medicina generale per una valutazione clinica senza attendere.

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