Tumore al pancreas, sopravvivenza raddoppiata nello studio di fase III: ecco cosa significa per chi è malato oggi

Lo studio RASolute 302 di fase III mostra che Daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza nel tumore pancreatico metastatico: 13,2 mesi vs 6,7. Cosa significa per i pazienti italiani oggi.

Avviso medico: Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce diagnosi, consulenza medica né indicazione terapeutica. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute rivolgersi al medico curante o a uno specialista oncologo. I dati riportati si riferiscono a uno studio clinico sperimentale: il farmaco descritto non è ancora approvato per uso clinico routinario.

Daraxonrasib e tumore al pancreas: i dati dello studio RASolute 302 e cosa cambia davvero per i pazienti

Nel tumore al pancreas metastatico la sopravvivenza mediana con le terapie disponibili si è attestata a lungo intorno ai sei-sette mesi dopo la progressione alla prima linea di chemioterapia. Il 13 aprile 2026, l’azienda californiana Revolution Medicines ha rilasciato i risultati dello studio clinico randomizzato di fase III che per la prima volta ha mostrato un vantaggio di sopravvivenza di questa ampiezza in questa popolazione di pazienti. I numeri hanno raggiunto rapidamente i media internazionali. Quello che vale la pena leggere con attenzione è cosa dicono esattamente quei dati — e cosa ancora non dicono.

Il tumore del pancreas in Italia: un quadro epidemiologico che non è cambiato abbastanza

Per comprendere il peso clinico di questo risultato serve partire dal contesto. Secondo i dati più recenti, nel 2024 sono stati stimati 13.585 nuovi casi di tumore al pancreas in Italia, di cui 6.873 tra gli uomini e 6.712 tra le donne. Il tasso di mortalità non si è modificato in modo significativo negli ultimi anni: il tumore del pancreas è il tipo di cancro con la minore sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, arrivando ad appena l’11% negli uomini e il 12% nelle donne.

Solo un paziente su cinque arriva all’osservazione clinica quando il tumore è ancora localizzato e può essere trattato chirurgicamente. L’80% dei casi viene scoperto in fase avanzata, quando le possibilità terapeutiche sono limitate. È in questa fascia — i pazienti in stadio metastatico già trattati — che si inserisce lo studio RASolute 302.

Il dato di mortalità non è immobile per mancanza di investimenti nella ricerca, ma per una ragione biologica precisa. Oltre il 90% dei tumori pancreatici è guidato da mutazioni di un gene chiamato KRAS. Per decenni i ricercatori hanno cercato di bloccare questa proteina difettosa senza riuscirci: era considerata un bersaglio “undruggable”, non attaccabile farmacologicamente. Daraxonrasib è il primo inibitore multi-selettivo di RAS(ON) a superare un trial pivotale di fase III in questa indicazione.

Come funziona Daraxonrasib: il meccanismo molecolare

Fra tutti i principali tipi di cancro, il carcinoma pancreatico è il tumore più dipendente dal sistema RAS, con oltre il 90% dei pazienti che presenta forme causate da mutazioni nelle proteine RAS. Queste mutazioni comprendono una vasta gamma di varianti che alimentano il comportamento aggressivo del cancro.

Daraxonrasib è un inibitore multi-selettivo delle proteine RAS nello stato “attivo” (ON). Come ha spiegato l’oncologa Chiara Cremolini, principal investigator dello studio presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa e ordinaria di Oncologia all’Università di Pisa: il farmaco agisce come un “collante molecolare” — si lega a una proteina presente nelle cellule formando un complesso che si aggancia alla proteina RAS quando questa è nel suo stato attivo, bloccandola. Quando questa proteina ha un’attività elevata manda segnali che fanno proliferare il tumore: è in questa fase che va bloccata.

A differenza degli inibitori precedenti — progettati per colpire una sola variante di RAS — Daraxonrasib è il primo agente di una nuova classe progettata per affrontare uno spettro diversificato e ampio di proteine RAS mutate, incluse varianti come KRAS G12D, G12V e G12R, che insieme rappresentano la stragrande maggioranza dei casi di tumore pancreatico.

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I dati dello studio RASolute 302: cosa dicono i numeri

Lo studio è un trial clinico randomizzato e controllato di fase III, il livello più alto di evidenza prima dell’approvazione regolatoria. Ha arruolato pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico precedentemente trattato, condotto in 60 centri nel mondo, inclusi quattro centri italiani: l’Aoup di Pisa, l’Istituto Oncologico Veneto, l’Istituto Nazionale Tumori di Milano e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

Il risultato primario è netto. I pazienti trattati con Daraxonrasib hanno registrato una sopravvivenza complessiva mediana di 13,2 mesi, rispetto ai 6,7 mesi osservati in chi ha ricevuto solo chemioterapia citotossica per via endovenosa. Il farmaco ha quasi raddoppiato il tempo tipico di sopravvivenza, riducendo il rischio di morte del 60% rispetto alla chemioterapia.

Gli endpoint primari dello studio erano la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) e la sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con tumori portatori di mutazioni RAS G12. Gli endpoint secondari valutavano PFS e OS in tutti i pazienti arruolati (popolazione intent-to-treat), inclusi quelli con tumori con e senza mutazione RAS identificata.

Sul profilo di sicurezza: Daraxonrasib è risultato generalmente ben tollerato, con un profilo di sicurezza gestibile e senza nuovi segnali di sicurezza emersi rispetto a quanto già noto dalle fasi precedenti della sperimentazione.

Un dato da tenere presente nella lettura dei risultati: i dati completi dovrebbero arrivare all’ASCO Annual Meeting 2026 in programma a Chicago dal 29 maggio al 2 giugno. Oggi non esiste ancora una nuova terapia standard da prescrivere nella pratica ordinaria. Esiste però un segnale clinico che assegna per la prima volta a un inibitore multi-selettivo di RAS(ON) un vantaggio registrativo randomizzato di questa ampiezza nel pancreas.

Lo stato regolatorio: quanto manca all’accesso in clinica

Questo è il punto su cui la comunicazione mediatica ha creato più confusione. Il farmaco non è approvato. Non esiste un programma di uso compassionevole attivo in Italia. La distanza tra un risultato di trial e la disponibilità in clinica è misurata in mesi, a volte anni.

Revolution Medicines intende presentare i nuovi dati alle autorità regolatorie globali, inclusa la Food and Drug Administration statunitense, con una futura domanda di autorizzazione all’immissione in commercio (New Drug Application) nell’ambito del programma pilota Commissioner’s National Priority Voucher. La FDA aveva già concesso a Daraxonrasib la Breakthrough Therapy Designation e l’Orphan Drug Designation, due strumenti che consentono una revisione accelerata ma non sostituiscono l’iter di approvazione.

Lo ha detto senza ambiguità la principal investigator italiana Chiara Cremolini: “Non siamo ancora pronti per utilizzare routinariamente il farmaco nella nostra pratica clinica. Non esistono programmi di uso nominale o compassionevole e sarà necessario attendere l’approvazione delle autorità competenti, che ci auguriamo avvenga rapidamente, ma non frettolosamente”.

In Italia, la catena regolatoria prevede che dopo l’approvazione FDA si proceda con la domanda all’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali), e solo successivamente all’AIFA per la negoziazione del prezzo e la rimborsabilità. I tempi complessivi raramente scendono sotto i 18-24 mesi dall’approvazione americana.

Il contesto delle sperimentazioni italiane attive

Anche chi non ha accesso al farmaco approvato può, in alcuni casi, accedere a sperimentazioni cliniche attive. In Italia sono in fase di attivazione sperimentazioni di questo farmaco nel trattamento del tumore al pancreas anche in stadi meno gravi e in linee terapeutiche più precoci. Per questo specifico tipo di tumore esistono anche altre sperimentazioni promettenti con altre molecole con meccanismi d’azione simili.

Il registro delle sperimentazioni cliniche attive in Italia è consultabile tramite l’Osservatorio Nazionale sulla Sperimentazione Clinica dell’AIFA, che consente la ricerca per patologia e per fase di studio. Il ricercatore principale Brian M. Wolpin del Dana-Farber Cancer Institute ha commentato: i risultati indicano che Daraxonrasib rappresenta un passo avanti chiaro e significativo per i pazienti con carcinoma pancreatico che hanno manifestato una progressione della malattia dopo precedenti trattamenti. Questo nuovo approccio potrebbe ridefinire il panorama terapeutico.

Cos’è la proteina RAS e perché è così importante nel tumore del pancreas?

La proteina RAS funziona come un interruttore molecolare che regola la crescita e la divisione delle cellule. Nel tumore del pancreas, mutazioni di questa proteina — soprattutto nella variante KRAS — sono presenti in oltre il 90% dei casi. Quando mutata, la proteina rimane permanentemente “accesa”, inviando segnali continui alle cellule tumorali di proliferare. Per decenni è stata considerata non attaccabile farmacologicamente.

Cosa si intende per trial clinico di fase III e perché è rilevante?

Un trial di fase III è uno studio randomizzato e controllato su larga scala che confronta il nuovo trattamento con la terapia standard. È il livello di evidenza più alto prima della richiesta di approvazione alle autorità regolatorie. Il superamento degli endpoint primari in uno studio di fase III è il requisito minimo per avviare la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio (NDA) presso FDA o EMA.

Il Daraxonrasib è già disponibile in Italia o in Europa?

No. Al 18 aprile 2026 il farmaco non è approvato in nessun Paese. Revolution Medicines prevede di presentare una New Drug Application alla FDA dopo l’ASCO Annual Meeting di Chicago (29 maggio-2 giugno 2026). L’approvazione europea tramite EMA e la successiva negoziazione con AIFA per la rimborsabilità richiedono ulteriori passaggi, con tempi indicativi di 18-24 mesi dall’approvazione americana.

Esiste in Italia un programma di accesso compassionevole a Daraxonrasib?

No. La principal investigator italiana Chiara Cremolini ha dichiarato esplicitamente che non esistono programmi di uso nominale o compassionevole attivi. Chi volesse accedere al farmaco può verificare l’eventuale apertura di sperimentazioni cliniche tramite l’Osservatorio Nazionale sulla Sperimentazione Clinica dell’AIFA, che cataloga i trial attivi per patologia e centro.

La sopravvivenza mediana di 13,2 mesi vale per tutti i pazienti con tumore al pancreas?

No. I dati si riferiscono a pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico già trattato con chemioterapia. Non riguardano le fasi localizzate della malattia né la prima linea di trattamento. Lo studio ha incluso pazienti con un’ampia gamma di varianti di mutazione RAS, ma i risultati sono specifici per questa popolazione e non generalizzabili all’intera categoria diagnostica.

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