I 3 comportamenti che i medici collegano ai tumori del sangue

Il fumo di sigaretta causa circa il 30% di tutti i decessi per cancro. Non è una stima: è il dato che emerge dal volume L’impatto dell’ambiente e degli stili di vita nel rischio onco-ematologico, pubblicato raccogliendo gli atti del Convegno Nazionale AIL 2024 — l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma. Per i tumori del sangue nello specifico, gli studi citati mostrano associazioni statisticamente significative tra abitudine al fumo e leucemia mieloide acuta, oltre che con il mieloma multiplo.

Il messaggio che emerge dal volume è diretto: i fattori di rischio comportamentali modificabili — fumo, consumo di alcol, alimentazione, peso corporeo e sedentarietà — non sono variabili marginali nella probabilità di sviluppare neoplasie ematologiche. Sono variabili misurabili, quantificabili, e in buona parte reversibili.

Il fumo: il singolo fattore di rischio più pesante

Tra tutti i comportamenti analizzati, il fumo di sigaretta viene identificato come il fattore di rischio individuale più rilevante per il cancro in assoluto. Il 30% dei decessi oncologici gli viene attribuito. Per quanto riguarda i tumori del sangue, la ricerca epidemiologica ha documentato associazioni significative con due patologie in particolare: la leucemia mieloide acuta e il mieloma multiplo.

La leucemia mieloide acuta è un tumore che colpisce i globuli bianchi e progredisce rapidamente; il mieloma multiplo è un tumore delle plasmacellule, le cellule del midollo osseo che producono anticorpi. Entrambi rientrano nella categoria delle neoplasie ematologiche — tumori che interessano il sangue, il midollo osseo o il sistema linfatico.

Alcol: il rischio parte da quattro drink al giorno

Il secondo fattore analizzato è il consumo cronico ed eccessivo di alcol. Gli studi caso-controllo citati nel volume AIL mostrano una relazione tra un’assunzione giornaliera superiore a quattro drink e un aumento significativo del rischio di alcune neoplasie ematologiche, in primo luogo il linfoma non-Hodgkin — e in particolare i suoi sottotipi a cellule B. La stessa soglia di consumo è associata anche a un aumento del rischio di cancro allo stomaco.

Il linfoma non-Hodgkin è il termine che raggruppa oltre 60 tipi diversi di tumori del sistema linfatico. I sottotipi a cellule B sono i più diffusi tra questi, e la ricerca ha identificato nell’alcol una variabile che ne modifica il profilo di rischio in modo statisticamente rilevabile.

Obesità: ogni punto di IMC oltre la norma vale il 10-15% in più

Più recente rispetto agli altri due è il riconoscimento dell’obesità come fattore di rischio per le neoplasie ematologiche. La correlazione è documentata con il mieloma multiplo e con alcuni sottotipi di linfoma diffuso a grandi cellule B. I dati prospettici citati sono precisi: per ogni unità di aumento dell’indice di massa corporea al di sopra dei valori normali, il rischio di mieloma multiplo cresce tra il 10 e il 15%.

Per chi non ha familiarità con l’indice di massa corporea — comunemente indicato con la sigla IMC o BMI — si tratta di una misura che mette in relazione peso e altezza. Un valore normale è compreso tra 18,5 e 24,9. Ogni punto oltre questa soglia comporta, secondo i dati disponibili, un incremento rilevante nella probabilità di sviluppare mieloma multiplo.

Dieta mediterranea: meno 35% di rischio per il linfoma non-Hodgkin

I dati non riguardano solo i fattori che aumentano il rischio. Altrettanto solidi sono quelli che documentano un effetto protettivo dei comportamenti positivi.

La dieta mediterranea è il caso più studiato. In numerosi studi osservazionali, la sua adozione regolare è stata associata a una riduzione significativa del rischio di linfoma non-Hodgkin. Lo studio più ampio disponibile su questo tema è EPIC — European Prospective Study into Cancer and Nutrition — condotto su oltre 500.000 soggetti in diversi Paesi europei. I risultati mostrano che una maggiore aderenza al modello alimentare mediterraneo è associata a una riduzione del rischio del 35%.

La dieta mediterranea si basa su un’elevata assunzione di verdura, legumi, frutta, cereali integrali, pesce e olio d’oliva, con un consumo ridotto di carni rosse e processate e di grassi saturi. Non è un regime alimentare elaborato: è il modello alimentare storicamente seguito nelle regioni del bacino del Mediterraneo, inclusa l’Italia.

Attività fisica: 20-30% di riduzione del rischio nei soggetti attivi

L’altra variabile protettiva documentata è l’attività fisica regolare. Per le neoplasie ematologiche, i dati prospettici mostrano che i soggetti fisicamente attivi presentano un rischio relativo di linfoma non-Hodgkin inferiore tra il 20 e il 30% rispetto ai soggetti sedentari.

Il termine «rischio relativo» indica il confronto tra il rischio di chi ha una determinata caratteristica — in questo caso l’abitudine all’esercizio fisico — rispetto a chi non ce l’ha. Una riduzione del 20-30% non è un effetto marginale: è un dato che la ricerca considera clinicamente significativo.

Gli studi prospettici citati non precisano una soglia minima di attività necessaria per ottenere questo beneficio, ma le linee guida internazionali raccomandano in genere almeno 150 minuti settimanali di attività moderata.

Prevenzione ematologica: un terreno ancora da esplorare

Il volume AIL 2024 non si limita a elencare i rischi: pone le basi per un’agenda di prevenzione specifica per i tumori del sangue, categoria storicamente meno associata — nell’immaginario collettivo — agli stili di vita rispetto ai tumori solidi come quello del polmone o del colon.

I dati mostrano che questa percezione è parzialmente errata. Leucemie, linfomi e mielomi non sono impermeabili alle scelte quotidiane. Il fumo, l’alcol, il peso corporeo, l’alimentazione e il livello di attività fisica sono variabili che la ricerca epidemiologica ha imparato a misurare con strumenti sempre più precisi. E i numeri che emergono — il 35% di riduzione del rischio con la dieta mediterranea, il 20-30% con l’esercizio fisico, il 10-15% di aumento per ogni punto di IMC in eccesso — sono abbastanza precisi da orientare comportamenti concreti.

FAQ

F1. Il fumo aumenta il rischio di leucemia?

R: Sì. Studi epidemiologici hanno dimostrato un’associazione statisticamente significativa tra abitudine al fumo e rischio di leucemia mieloide acuta e mieloma multiplo. Il fumo di sigaretta è considerato il singolo fattore di rischio comportamentale più rilevante per il cancro in generale, responsabile di circa il 30% dei decessi oncologici.

F2. Quanti drink al giorno aumentano il rischio di linfoma?

R: Gli studi caso-controllo citati nel volume AIL 2024 indicano una soglia di oltre 4 drink al giorno come associata a un aumento significativo del rischio di linfoma non-Hodgkin, in particolare nei sottotipi a cellule B, e di cancro allo stomaco.

F3. L’obesità causa tumori del sangue?

R: L’obesità è riconosciuta come fattore di rischio per mieloma multiplo e alcuni sottotipi di linfoma diffuso a grandi cellule B. Ogni unità di aumento dell’indice di massa corporea oltre i valori normali è associata a un incremento del rischio di mieloma multiplo tra il 10 e il 15%.

F4. La dieta mediterranea protegge dai linfomi?

R: I dati dello studio EPIC, condotto su oltre 500.000 soggetti europei, mostrano che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea riduce il rischio di linfoma non-Hodgkin del 35%. L’associazione protettiva è stata confermata in numerosi studi osservazionali indipendenti.

F5. L’attività fisica riduce il rischio di tumori del sangue?

R: Sì. Studi prospettici mostrano una riduzione del rischio relativo di linfoma non-Hodgkin del 20-30% nei soggetti fisicamente attivi rispetto ai sedentari. L’effetto protettivo è documentato anche per altri tipi di neoplasie.

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