Un vaccino potrebbe fermare il tumore al pancreas prima che inizi?

Il vaccino sperimentale mKRAS-VAX ha attivato risposte immunitarie nel 90% di 20 persone ad alto rischio. La prevenzione resta da dimostrare.

Un vaccino sperimentale diretto contro sei comuni mutazioni del gene KRAS ha provocato una risposta immunitaria in 18 delle 20 persone coinvolte in uno studio di fase 1. I partecipanti avevano una predisposizione ereditaria al tumore del pancreas e un’anomalia già visibile agli esami. Le cellule T indotte dal vaccino sono rimaste rilevabili fino a due anni. Il risultato riguarda sicurezza e attività immunologica: non dimostra ancora che il trattamento impedisca la comparsa del cancro.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e pubblicato su Cancer Discovery. Il prodotto, chiamato mKRAS-VAX, è un vaccino a peptidi sintetici progettato per riconoscere le sei mutazioni di KRAS più frequenti nelle lesioni precancerose e nell’adenocarcinoma duttale pancreatico.

Ricercatori analizzano la risposta immunitaria al vaccino mKRAS-VAX.

Intervenire prima che il tumore si formi

L’adenocarcinoma duttale pancreatico può svilupparsi nel corso di anni a partire da lesioni precursori, comprese alcune cisti e alterazioni microscopiche. Questa evoluzione offre una finestra nella quale sorveglianza e trattamenti sperimentali potrebbero tentare di bloccare la trasformazione maligna.

Le mutazioni di KRAS sono presenti in oltre il 90% di questi tumori e compaiono anche in molte lesioni precancerose. Il vaccino espone il sistema immunitario a frammenti della proteina KRAS mutata, con lo scopo di addestrare le cellule T a individuare ed eliminare le cellule anomale prima che formino un tumore invasivo.

Non si tratta di un vaccino destinato alla popolazione generale. I ricercatori lo hanno testato in persone selezionate perché presentavano sia una predisposizione ereditaria sia un’anomalia pancreatica rilevata attraverso diagnostica per immagini.

Somministrare quattro dosi in tredici settimane

I 20 partecipanti hanno ricevuto mKRAS-VAX tra aprile 2022 e febbraio 2026. Il protocollo prevedeva tre dosi iniziali nelle settimane 1, 3 e 5, seguite da un richiamo alla settimana 13. I ricercatori hanno eseguito prelievi di sangue e controlli successivi per misurare sicurezza e risposta immunitaria.

Elemento dello studioDato
Partecipanti20
Persone con risposta immunitaria18
Percentuale di risposta90%
Dosi somministrate4
Durata del ciclo13 settimane
Follow-up mediano16,5 mesi
Persistenza massima delle cellule TFino a 2 anni

L’aumento mediano delle risposte delle cellule T specifiche contro KRAS mutato è stato pari a 18,2 volte rispetto ai valori iniziali. Sono state osservate sia cellule T CD4-positive sia cellule T CD8-positive, insieme a cellule della memoria capaci di persistere nel tempo.

Valutare una risposta immunitaria duratura

La persistenza delle cellule T rappresenta uno dei dati più interessanti dello studio. Un intervento pensato per intercettare il tumore prima della diagnosi deve produrre una sorveglianza immunitaria capace di durare, non una risposta limitata ai giorni successivi alla vaccinazione.

I cloni specifici contro KRAS mutato sono rimasti rilevabili nel sangue fino a due anni. Questo risultato dimostra che il vaccino può creare memoria immunologica, almeno in una parte dei partecipanti.

Resta da capire se quelle cellule raggiungano davvero le lesioni pancreatiche, riconoscano le cellule precancerose e ne impediscano la progressione. Il nuovo studio avviato dal gruppo analizzerà proprio il tessuto rimosso chirurgicamente in persone con cisti ad alto rischio.

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Separare sicurezza ed efficacia preventiva

Tutti gli eventi avversi collegati al trattamento sono stati classificati come lievi o moderati. I più frequenti comprendevano reazioni nel punto di iniezione, stanchezza, brividi e sintomi simili all’influenza. Si sono risolti senza bisogno di cure specifiche.

Dopo un follow-up mediano di 16,5 mesi, nessuno dei 20 partecipanti aveva sviluppato un tumore pancreatico o una lesione ad alto rischio tale da richiedere un intervento chirurgico. Il dato non può però essere interpretato come prova di prevenzione.

Lo studio non prevedeva un gruppo di controllo randomizzato ed era stato costruito per verificare tollerabilità e risposta immunitaria. Con un campione così piccolo e un’osservazione relativamente breve, non è possibile stabilire quanti tumori sarebbero comparsi senza vaccino.

Leggere con cautela la regressione delle cisti

Le immagini di controllo hanno mostrato la completa scomparsa radiografica di piccole cisti in cinque partecipanti e una regressione parziale in altri tre. Le restanti lesioni sono rimaste stabili.

Nell’analisi esplorativa pubblicata dall’AACR, la riduzione o risoluzione delle cisti è risultata più frequente nel gruppo vaccinato rispetto a una coorte non vaccinata con caratteristiche simili: 37,5% contro 6,8%. Non si trattava però di un confronto randomizzato previsto come obiettivo principale.

Le cisti pancreatiche possono modificarsi nel tempo per ragioni diverse. Per attribuire la regressione al vaccino serviranno studi più grandi, controllati e con criteri radiologici stabiliti prima dell’inizio.

Capire chi potrebbe beneficiare del vaccino

Il possibile impiego riguarda persone con un rischio elevato, non chiunque voglia prevenire il tumore del pancreas.

Tra i gruppi studiati rientrano soggetti con mutazioni ereditarie associate alla malattia, storia familiare e anomalie pancreatiche già identificate. Circa il 10% degli adenocarcinomi duttali pancreatici è collegato a una predisposizione ereditaria trasmessa attraverso specifiche varianti genetiche.

Oggi queste persone vengono seguite attraverso programmi di sorveglianza con esami periodici. Quando una lesione mostra caratteristiche considerate pericolose, la strategia disponibile può includere la chirurgia, un intervento impegnativo che comporta rischi e non elimina sempre la possibilità di recidiva.

Un vaccino efficace potrebbe aggiungere un’opzione meno invasiva, ma questa prospettiva richiede nuove fasi cliniche.

Considerare i conflitti di interesse dichiarati

Johns Hopkins e AACR riportano che alcuni autori, tra cui Elizabeth Jaffee, Neeha Zaidi, Amanda Huff e Mark Yarchoan, hanno legami economici con Adventris Pharmaceuticals. La società ha ottenuto in licenza dalla Johns Hopkins University una tecnologia descritta nello studio. Alcuni ricercatori e l’ateneo potrebbero quindi ricevere royalties.

I rapporti sono stati dichiarati e sottoposti alle procedure interne sui conflitti di interesse. La loro presenza non invalida i risultati, ma deve essere conosciuta quando si valuta una tecnologia ancora in sviluppo.

Lo studio ha ricevuto finanziamenti dal National Cancer Institute, dalla Lustgarten Foundation e da Stand Up To Cancer.

Aspettare studi più ampi prima di parlare di prevenzione

Il prossimo passaggio sarà verificare se la risposta immunitaria osservata nel sangue si traduca in un effetto dentro le lesioni precancerose e, nel tempo, in una riduzione delle diagnosi di tumore.

Serviranno più partecipanti, un gruppo di confronto, follow-up più lungo e risultati clinici definiti in anticipo. Fino ad allora mKRAS-VAX resta un vaccino sperimentale, non disponibile nella pratica clinica e non sostitutivo dei programmi di sorveglianza per le persone ad alto rischio.

«Questo è solo l’inizio, ma i risultati suggeriscono che il sistema immunitario si sta attivando», afferma Elizabeth Jaffee, MD coautrice senior dello studio. «Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma questo è un buon inizio, mirato alla prevenzione, un aspetto a cui nessuno aveva pensato prima».

⚕️ Nota editoriale

I contenuti pubblicati su SaluteLab hanno scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche di un medico o di un professionista sanitario qualificato. In caso di dubbi o sintomi, consulta sempre il tuo medico di fiducia.

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