Posticipare la sveglia: perché è una brutta abitudine

Posticipare la sveglia, a detta degli esperti, è un'abitudine negativa che mette a repentaglio l'equilibrio dell'orologio biologico.

Suona la sveglia e… altri 5 minuti a letto: sono tantissime le persone che si trovano ogni giorno in questa situazione, scegliendo per esempio di programmare diverse micro sveglie prima di alzarsi definitivamente dalle coperte. Questa abitudine, come già detto estremamente comune, non fa bene alla salute. Scopriamo come mai nelle prossime righe.

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Ritardare la sveglia: perché non fa bene

Secondo gli esperti, ritardare la sveglia non fa bene alla salute in quanto, in questo modo, si favorisce l’affaticamento e la sonnolenza. Generalmente, l’intervallo tra i vari allarmi che vengono fissati sul telefono è infatti troppo breve.

Il risultato è molto chiaro: quando si fissano una o più nuove sveglie dopo quella principale, il corpo non ha il tempo sufficiente per rituffarsi tra le braccia di Morfeo. I pericoli non si limitano a questo aspetto. Agendo in questo modo, infatti, si confonderebbe il cervello sul reale significato del momento della sveglia, mettendo a repentaglio l’equilibrio dell’orologio biologico.

Il punto di vista in questione è supportato da diversi esperti. Tra questi è possibile citare il Dottor Dan Ariely, specialista del comportamento. In un articolo pubblicato sulle pagine del Wall Street Journal, sottolinea l’importanza di impostare la sveglia nel momento esatto in cui ci si deve alzare. firma

Sempre nell’articolo, specifica che l’abitudine di impostare diverse sveglie impedisce al corpo di capire la risposta condizionata tra il momento in cui si sente la sveglia e quello in cui ci si alza.

L’esperto sottolinea che, nel momento in cui si preme il pulsante “snooze”, si manda un messaggio confuso al corpo, che ha la necessità di abituarsi a delle regole chiare. Se non ci si sente pronti ad alzarsi nel momento in cui suona la sveglia, significa che, molto probabilmente, il sonno notturno non è stato sufficiente.

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