Perché non bisogna fare pipì in piscina?

A chiarire la risposta a questa domanda ci ha pensato un esperto della Purdue University.

Alzi la mano chi non l’ha mai fatto almeno una volta! La pipì in piscina è un’abitudine comune a tantissime persone. Per rendersene conto, basta ricordare che, secondo uno studio francese del 2017, una piscina pubblica è caratterizzata da una media di 75 litri di urina.

Nonostante per via delle sostanze necessarie per la manutenzione delle piscine sia difficile notare il quadro appena descritto, sotto i colpi delle nostre gambe e alle bracciate c’è un cocktail che, secondo la scienza, può provocare dei problemi di salute.

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I pericoli della pipì in piscina

A sottolineare i pericoli del fare pipì in piscina ci ha pensato Ernest Blatchey, ingegnere ambientale presso la Purdue University. L’esperto in questione, che ha paragonato il fatto di urinare in piscina al fumo passivo, ha sottolineato il fatto che, quando una persona fa pipì in piscina, l’urina si mescola al cloro, dando vita a due sostanze nocive: la tricloramina e il cloruro cianogenico.

Per quanto riguarda la prima, ricordiamo che può provocare fastidiose irritazioni agli occhi e alle vie respiratorie. Si tratta di una situazione che non deve assolutamente essere sottovalutata: nei casi più gravi, infatti, il rischio è quello di avere a che fare con degli attacchi d’asma.

Anche il cloruro cianogenico è un potente irritante, in grado di causare criticità di natura respiratoria. Nel 2016, diversi dipendenti di una piscina USA hanno sofferto di problemi respiratori e alla vista per via dell’esposizione a queste sostanze, il cui effetto è risultato amplificato dalla mancanza di ventilazione dei locali.

Concludiamo facendo presente che, secondo quanto specificato da Baltchey, gli effetti dell’urina unita al cloro si rivelano ancora più rischiosi se, una volta finita la nuotata, non si fa la doccia.

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