Covid-19, Omicron 2 anche in Italia, quali sono le differenze con Omicron?

Si sta diffondendo l’ultima variante del coronavirus: Omicron 2. Quali sono le differenze con Omicron 1.

In questo periodo si sta diffondendo l’ultima variante del virus Covid-19: l’Omicron 2. Dato l’aumento dei casi sul territorio nazionale, scopriamo insieme le differenze rispetto ad Omicron.

Omicron 2 raggiunge l’Italia

L’ultima variante del virus, detta Omicron 2, si sta velocemente diffondendo nelle varie regioni italiane. Secondo i dati rilasciati dall’Istituto Superiore della Sanità, la sottovariante dell’Omicron è già presente all’interno dei territori di Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Sicilia, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte e Toscana.

Nonostante attualmente risulti meno diffusa rispetto ad Omicron (che spiega il 95% dei casi di coronavirus segnalati in Italia), è bene non sottovalutare quest’ultima variante, poiché mostra una contagiosità maggiore rispetto alla prima. Ma in cosa differiscono Omicron 1 e Omicron 2?

Omicron e Omicron 2: differenze e sintomi

Seppur le due varianti condividano lo stesso ceppo, l’Omicron 2 differisce a causa di alcune mutazioni sulla proteina Spike grazie alla quale il coronavirus aggancia le cellule, come si può leggere nel Corriere.it.

La nuova variante risulta essere 1,5 volte più contagiosa rispetto ad Omicron, a fronte però di una minore gravità dei sintomi ad essa associati. Tra questi, i più comuni sono:

raffreddore
• mal di testa
• dolore articolari
• rinorrea (naso che cola)
• febbre
• mal di gola
• affaticamento
• sudorazioni notturne
mal di schiena

Inoltre, in alcuni casi Omicron e Omicron 2 possono causare anche: confusione, perdita dell’appetito, forte diarrea, irritazioni agli occhi ed eruzioni cutanee.

Omicron 2, casi in aumento

In generale, è previsto un aumento dei casi di Omicron 2, che circolerà insieme alla prima variante dello stesso ceppo. Il quadro clinico risulta comunque sempre migliore rispetto a quello associato a Delta e si segnala una forte riduzione delle ospedalizzazioni (minori del 60%).

Quindi, nonostante l’incremento del 50% dei casi di positività, diminuisce il numero delle persone ricoverate in terapia intensiva e ciò segnala l’efficacia dei vaccini nel prevenire le forme più gravi di coronavirus.

Se volete restare aggiornati, seguiteci su Facebook cliccando qui.