Mangiare lentamente fa perdere peso? Cosa dice uno studio

Mangiare più lentamente: è questa la chiave per una dieta di successo? Cosa dice uno studio giapponese.

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Mangiare più lentamente: è questa la chiave per una dieta di successo?

Uno studio giapponese, che ha coinvolto quasi 60mila persone e pubblicato sulla rivista BMJ Open nel 2018, ha dimostrato che masticare lentamente e fare pause tra una forchetta e l’altra ha un impatto sulla circonferenza della vita.

Il cambiamento di ritmo con il consumo dei pasti – come riportato su MaxiSciences.com – può creare cambiamenti nell’obesità, nell’indice di massa corporea e nella circonferenza della vita.

Ridurre la velocità con cui mangiamo potrebbe essere efficace nel prevenire l’obesità e diminuire i rischi per la salute associati a questa malattia, hanno spiegato i ricercatori della Kyushu University (Giappone).

L’indice di massa corporea (BMI) è una misura che valuta i rischi per la salute a seconda che la persona sia in sovrappeso o troppo magra.

La ricerca è durata cinque anni. Durante questo periodo, i partecipanti, tutti con diagnosi di diabete di tipo 2, sono stati monitorati regolarmente. Durante questo periodo, gli scienziati hanno raccolto dati su età, sesso, IMC, circonferenza della vita, pressione sanguigna, abitudini alimentari, consumo di alcol e sigarette.

Secondo i risultati dello studio, coloro che hanno mangiato lentamente (4.192 persone) avevano una circonferenza della vita più piccola e un BMI di circa 22 e un minor numero di persone obese nel loro gruppo, il 21,5% in totale. In confronto, il 44% delle persone nel gruppo che mangiava più velocemente era obeso.

«La scoperta principale indica che mangiare più lentamente può abbassare l’obesità e il BMI», affermano gli scienziati. Un altro fattore interessante che emerge dallo studio è l’impatto significativo degli spuntini dopo cena o due ore prima di andare a letto sul peso.

Tuttavia, Katrina Kos, una scienziata che studia il sovrappeso alla Exeter Medical School (Inghilterra), afferma che è necessario fare ricerche simili con le persone senza diabete, al fine di identificare il ruolo dei farmaci che combattono la malattia.