Emma Bonino, la malattia: che cos’è il microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015
Avvertenza. Questo contenuto ha finalità informative e divulgative. Non sostituisce il parere del medico, la diagnosi o la prescrizione di un professionista sanitario. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute rivolgersi al medico curante o a uno specialista.

Emma Bonino è morta a Roma la mattina dell’11 settembre 2026, a 78 anni. Undici anni prima aveva annunciato in diretta radiofonica di avere un tumore al polmone sinistro. Era il 12 gennaio 2015. Era un microcitoma, la forma più aggressiva di carcinoma polmonare. Nell’ottobre 2023 aveva dichiarato di essere guarita. Le cause della morte non sono state rese note.
Indice dell'articolo
- 1 La diagnosi del 2015 e come la rese pubblica
- 2 Che cos’è il microcitoma polmonare
- 3 Perché il suo caso partiva da una posizione migliore
- 4 La radioterapia al cranio e il foulard
- 5 Che cosa significa “guarigione” in oncologia
- 6 Gli ultimi anni e il ricovero di settembre
- 7 Cosa non sappiamo
- 8 Perché il suo racconto ha avuto un effetto misurabile
La diagnosi del 2015 e come la rese pubblica
Bonino comunicò la diagnosi ai microfoni di Radio Radicale, senza intermediari e senza comunicati. Parlò di una massa al polmone sinistro. La descrisse come “una forma localizzata e ancora asintomatica”. Annunciò l’avvio immediato della chemioterapia, con un percorso previsto di almeno sei mesi.
Disse anche che non avrebbe interrotto l’attività politica. L’avrebbe riorganizzata in base alle esigenze mediche. Insistette su un punto che nel 2015 era meno scontato di oggi: una persona non coincide con il proprio tumore.
Che cos’è il microcitoma polmonare
Il microcitoma, o carcinoma polmonare a piccole cellule, rappresenta il 10-15 per cento dei tumori del polmone. Nasce nei bronchi di calibro maggiore, dalle cellule neuroendocrine. Prende il nome dall’aspetto delle sue cellule al microscopio.
È la forma a crescita più rapida. Tende a diffondersi presto ai linfonodi e ad altri organi. Per questo la prognosi è mediamente peggiore rispetto ai tumori polmonari non a piccole cellule.
Il legame con il tabacco è molto stretto. Secondo la Fondazione Umberto Veronesi il fumo è responsabile di oltre il 90 per cento dei casi. Il dato comprende fumatori ed ex fumatori. Nei non fumatori il microcitoma è raro. Bonino non aveva mai nascosto di fumare.
Il trattamento standard si basa sulla chemioterapia. Spesso viene associata la radioterapia. Negli stadi estesi l’aggiunta dell’immunoterapia ha migliorato i risultati. La chirurgia resta un’opzione limitata ai casi individuati in fase iniziale. Sono una minoranza.
Perché il suo caso partiva da una posizione migliore
Qui sta l’elemento clinicamente più rilevante della vicenda. Circa l’80 per cento dei pazienti con microcitoma ha già una malattia metastatica al momento della diagnosi. Il dato è riportato dai manuali di riferimento.
Bonino rientrava nella quota minoritaria opposta. Tumore localizzato, nessun sintomo, scoperto durante controlli di routine. È la condizione in cui la chemioterapia associata alla radioterapia dà i risultati migliori.
La risposta fu rapida. Il 21 maggio 2015 Bonino tornò sulla stessa emittente. Gli esami non mostravano più evidenza di malattia. Erano passati poco più di quattro mesi dall’annuncio.
La radioterapia al cranio e il foulard
Un passaggio del suo percorso ha reso riconoscibile la sua immagine pubblica per un decennio. Bonino raccontò di avere ricevuto radioterapia diretta alla testa. Serviva a impedire che la malattia raggiungesse il cervello. “Mi hanno fatto molta radioterapia perché non mi arrivasse al cervello”, disse. Da lì derivava la perdita definitiva dei capelli.
Il trattamento a cui fa riferimento è noto in oncologia come irradiazione cranica profilattica. Viene proposto ad alcuni pazienti con microcitoma che hanno risposto bene alle terapie. Questo tumore ha infatti una tendenza documentata a produrre metastasi cerebrali. È una scelta preventiva, non una cura di lesioni già presenti.
Da quel momento Bonino comparve in pubblico con il foulard, senza mai trasformarlo in un tema.
Che cosa significa “guarigione” in oncologia
Tra la remissione del maggio 2015 e l’annuncio della guarigione passarono otto anni. Non è una lentezza, è il protocollo.
In oncologia la remissione completa indica che gli esami non rilevano più malattia. La guarigione è un concetto diverso e più esigente. Se ne parla quando il rischio di ricaduta si è avvicinato a quello della popolazione generale. Il tempo necessario dipende dal tipo di tumore. Per le forme aggressive la sorveglianza si misura in anni. Servono controlli periodici di imaging e visite specialistiche.
Bonino annunciò quel traguardo nell’ottobre 2023, in televisione. Lo disse a Belve: “sono guarita dal tumore”.
Gli ultimi anni e il ricovero di settembre
Dopo il 2023 Bonino affrontò diversi ricoveri. Erano legati soprattutto a problemi respiratori. L’ultimo risale alla fine del 2025.
Il 7 settembre 2026 è stata portata d’urgenza all’ospedale Santo Spirito di Roma. È stata ricoverata in terapia intensiva. Il 10 settembre ha lasciato il reparto. È stata trasferita in una struttura privata, con una situazione definita delicata. È morta la mattina successiva.
Cosa non sappiamo
Nessuna fonte ufficiale ha comunicato la causa del decesso. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno ipotizzato un collegamento con esiti a distanza delle terapie oncologiche. La stessa ipotesi esclude una recidiva. Restano ipotesi non confermate da comunicazioni mediche.
In termini generali, chi ha ricevuto radioterapia toracica e cicli prolungati di chemioterapia può sviluppare effetti tardivi sul tessuto polmonare. La riduzione della funzione respiratoria può comparire anche anni dopo la fine delle cure. È una possibilità descritta in letteratura, non un’informazione riferita a questo caso specifico.
Perché il suo racconto ha avuto un effetto misurabile
Il contributo di Bonino alla salute pubblica non si esaurisce nella sua vicenda personale. La battaglia che la rese nota fu quella sull’interruzione volontaria di gravidanza. Nacque da un problema sanitario prima che politico: la mortalità e le complicanze legate agli aborti clandestini nell’Italia degli anni Settanta.
Sul suo tumore scelse la strada opposta al riserbo, ma anche opposta all’esibizione. Comunicò la diagnosi, la remissione e la guarigione. Nel mezzo continuò a lavorare, con il foulard in testa.
Nell’immaginario collettivo questo tumore coincide ancora con una sentenza. Una figura pubblica che racconta una diagnosi precoce, una risposta alle terapie e otto anni di controlli produce un effetto informativo difficile da ottenere con una campagna istituzionale.
Approfondimenti clinici sul microcitoma anche su Ospedale San Raffaele. Su SaluteLab: 10 cose da sapere sul tumore ai polmoni.