Coronavirus: nuove prove sull’origine naturale del SARS-CoV-2

Da due studi internazionali arrivano ulteriori prove dell'origine naturale del Coronavirus.

Da quando il Coronavirus è entrato a far parte della nostra quotidianità, si sono alzate molte voci, infondate, che parlano di una sua origine artificiale. Alcuni tra i fautori di queste teorie, chiamano in causa soprattutto la presenza di specifici aminoacidi che potrebbero costituire un segno della manipolazione umana.

Secondo il Dottor Weifeng Shi, professore presso la Shandong First Medical University, la loro presenza nel virus può essere frutto di un processo che avviene in natura.

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Lo studio cinese

Prima di parlare delle nuove prove relative all’origine naturale del SARS-CoV-2, facciamo un passo indietro specificando che, ormai dal 2005, è noto che i pipistrelli rappresentano il serbatoio naturale della SARS. Da allora, l’interesse della scienza nei confronti di questi animali è cresciuto tantissimo.

Nel caso dello studio sopra citato, si parla dell’analisi di 227 campioni di pipistrelli provenienti dalla provincia dello Yunnan. Monitorando le loro caratteristiche in laboratorio, gli studiosi cinesi hanno scoperto un nuovo Coronavirus che condivide con il SARS-CoV-2 il 97,2% del proprio RNA.

Questo Coronavirus, battezzato dai ricercatori RmYN02, ha ‘inserimenti’ di aminoacidi simili a quelli presenti nel SARS-CoV-2. Secondo alcuni dei fautori della teoria dell’origine artificiale, si tratterebbe di una prova della nascita del virus del Covid-19 in laboratorio.

A detta degli esperti cinesi, il fatto che gli ‘inserimenti’ siano simili ma non uguali costituisce un segnale di un processo che può accadere solo in natura. Analizzando i principali genomi noti fino ad oggi, il Coronavirus le cui caratteristiche si avvicinano di più a quelle del SARS-CoV-2 è conosciuto come RaTG13.

Lo studio USA

A ribadire l’origine naturale del SARS-CoV-2 ci ha pensato anche un team di ricercatori dello Scripps Research Institute (USA). Concentrandosi in particolare sulle proteine del virus che si legano alle cellule umane, hanno specificato che lo fanno con tale efficacia da non poter assolutamente parlare di un’origine artificiale del virus.

Questa conclusione è supportata dalla struttura molecolare generale del virus, il cui ‘scheletro’ è diverso da quello degli altri Coronavirus noti alla scienza. Gli studiosi sono convinti che, nel caso in cui qualcuno avesse voluto progettare un nuovo patogeno, avrebbe utilizzato uno ‘scheletro’ in grado di causare malattie.

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