Alcuni pazienti con il coronavirus manifestano anche ‘delirio’

Come rivelato da diversi esperti intervistati da Fox News, diversi pazienti affetti da Coronavirus e ricoverati in terapia intensiva manifestano delirio.

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In questi mesi, abbiamo imparato tantissime cose sul Coronavirus. La comunità scientifica ha permesso di mettere in primo piano diverse informazioni in merito ai sintomi del Covid-19. Tra gli aspetti su cui molti esperti hanno riferito, rientra il fatto che, molto spesso, i pazienti affetti dalla patologia provocata dal SARS-CoV2 manifestano delirio mentale.

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Il parere dell’esperto

A fornire chiarimenti in merito a questo aspetto ci ha pensato il Dottor George Pravin, specialista di neuroterapia intensiva presso la Cleveland Clinic. Intervistato da Fox News, ha specificato che il delirio di cui parla è definibile come un brusco cambiamento del cervello e delle funzioni cerebrali.

Le conseguenze si concretizzano in confusione mentale e disturbi psicologici. Il delirio nei pazienti affetti da Coronavirus è generalmente più comune negli anziani. A volte, si verifica nei soggetti che, di base, hanno deficit cognitivi.

A esprimersi in merito ci ha pensato un altro esperto, ossia il Dottor Marty Makary della John Hopkins University. Intervistato sempre da Fox News, ha fatto presente che si tratta di una situazione abbastanza comune, soprattutto in terapia intensiva.

In questi contesti, quando i pazienti avvertono segnali acustici o allarmi – ma anche nei casi in cui gli infermieri entrano per svolgere determinate operazioni – possono avere a che fare con episodi di delirio.

Makary ha parlato anche di uno studio, la cui pubblicazione è prevista a giorni sulle pagine del New England Journal of Medicine, che parla di due terzi dei pazienti affetti da Covid-19, giovani compresi, che manifestano delirio in terapia intensiva, condizione che, in alcuni casi, sfocia nella paranoia.

Come specificato tra le colonne di un articolo del New York Times, anche se i casi di delirio tra pazienti affetti da Covid-19 riguardano soprattutto soggetti anziani, non mancano i giovani che, prima di contrarre la malattia, non avevano manifestato alcun problema cognitivo.

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