Difterite a Palermo, dieci positivi tra i familiari della bimba morta: stanno bene perché vaccinati

Difterite a Palermo, dieci positivi tra i familiari di Anna Rosa: stanno bene perché vaccinati. Timori sulla profilassi, quaranta persone sotto esame.

Avvertenza medica. Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico curante, del pediatra di libera scelta o degli operatori del servizio vaccinale dell’azienda sanitaria. Per verificare il proprio stato vaccinale o quello del proprio bambino occorre rivolgersi al pediatra o all’Asp di competenza.

Provette per tamponi disposte in una rastrelliera su un banco di laboratorio

Sono dieci le persone risultate positive alla difterite tra i familiari di Anna Rosa Bartolotta. Si tratta per lo più di minori. Stanno tutti bene. Il motivo è uno solo: erano vaccinati, con almeno una dose o con il ciclo completo. Dovranno comunque restare in isolamento. Il dato emerge dall’indagine epidemiologica dell’Asp di Palermo. Lo riporta BlogSicilia.

Dieci positivi e nessun caso grave

I tamponi hanno rilevato la presenza del batterio in una decina di persone della cerchia familiare.

Nessuno di loro è in condizioni preoccupanti. La copertura vaccinale ha cambiato la natura dell’infezione. È qualcosa di molto diverso da quello che ha colpito la bambina.

L’isolamento resta comunque necessario. Un positivo può trasmettere il batterio ad altre persone. Accade anche quando i sintomi sono lievi o assenti.

Cosa succede quando un vaccinato contrae la difterite

Il punto clinico è questo, e spiega tutto il resto.

Chi è vaccinato può contrarre la difterite. Non ne muore però, e nemmeno si ammala nella forma grave.

L’infezione si presenta in versione attenuata. Il quadro corrisponde grosso modo a una tonsillite. I sintomi somigliano a quelli della difterite vera e propria, ma l’evoluzione è diversa.

È quanto accaduto al cugino della bambina. Il piccolo aveva ricevuto una dose. È ricoverato ma non è considerato grave, e le sue condizioni continuano a migliorare.

I quattro fratelli vaccinati d’autorità

Anna Rosa non era l’unica figlia non immunizzata della famiglia.

I genitori non avevano vaccinato nemmeno gli altri quattro figli. Le dosi sono arrivate dopo la morte della sorella. Sono state somministrate d’autorità, su disposizione dell’Asp.

Il timore che la profilassi non venga assunta

C’è un passaggio dell’indagine che riguarda direttamente il contenimento del focolaio.

I sanitari temono che i familiari non stiano seguendo la profilassi antibiotica prescritta. Il ragionamento è semplice. Se la terapia fosse stata assunta correttamente, la positività non sarebbe emersa ai tamponi.

Da qui una decisione operativa. Per avere la certezza che il farmaco venga preso, gli operatori dell’Asp hanno dovuto somministrarlo di persona.

Controlli e profilassi sono stati estesi a tutti i contatti del possibile focolaio. Nell’elenco rientrano anche i sanitari. E gli investigatori che hanno ascoltato familiari e vicini.

Quaranta persone e la pista del conoscente

La ricerca del paziente zero riguarda circa quaranta persone.

I sospetti iniziali sono caduti su un conoscente della famiglia. Sarebbe un portatore sano, quindi privo di sintomi perché vaccinato. Era reduce da un viaggio.

Secondo quella ricostruzione quella persona sarebbe entrata in contatto ravvicinato con Anna Rosa. La bambina non era protetta. Ha contratto la malattia nella forma violenta.

Resta un’ipotesi di lavoro. L’individuazione del paziente zero serve a isolare tutti coloro che a loro volta hanno avuto contatti con quella persona.

Cosa hanno tentato i medici

I sanitari hanno provato ogni strada. Sono state impiegate anche la dialisi e la circolazione extracorporea. L’obiettivo era ripulire gli organi vitali della bambina.

Quegli organi erano però già stati colpiti dall’infezione in modo irreversibile.

Mercoledì l’autopsia

L’esame autoptico sul corpo della bambina si svolgerà mercoledì, nell’istituto di Medicina legale del Policlinico.

Sarà il passaggio che accerta la causa del decesso. Accanto all’inchiesta penale procede quella civile della Procura per i minorenni. Riguarda la potestà genitoriale.

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Perché un vaccinato può risultare positivo alla difterite?

Perché il vaccino agisce contro la tossina prodotta dal batterio e non impedisce in assoluto la colonizzazione delle vie respiratorie. Chi ha completato il ciclo può quindi ospitare il patogeno e risultare positivo al tampone, sviluppando al massimo una forma lieve. La protezione riguarda le complicanze gravi.

Che cos’è la profilassi antibiotica post-esposizione?

È la somministrazione di antibiotici alle persone entrate in contatto con un caso, indipendentemente dalla presenza di sintomi. Serve a eliminare il batterio dalle vie respiratorie e a interrompere la catena di trasmissione. Va assunta per l’intero ciclo prescritto: l’interruzione anticipata ne compromette l’efficacia.

Perché un positivo asintomatico deve restare in isolamento?

Perché la trasmissibilità non dipende dalla gravità dei sintomi. Una persona con infezione lieve o assente elimina comunque il batterio e può contagiare chi non è protetto. L’isolamento è previsto dai protocolli di sanità pubblica per le malattie soggette a notifica obbligatoria.

Che cos’è la circolazione extracorporea impiegata nei casi gravi?

È una tecnica che sostituisce temporaneamente la funzione di cuore e polmoni attraverso una macchina esterna, ossigenando il sangue del paziente. Viene impiegata nelle insufficienze acute quando gli organi non riescono più a garantire gli scambi. Non cura la causa, ma guadagna tempo perché le terapie agiscano.

Un genitore può rifiutare la vaccinazione dei figli in presenza di un focolaio?

In situazioni di rischio sanitario le autorità competenti possono disporre interventi obbligatori a tutela della salute pubblica e del minore. La valutazione spetta all’azienda sanitaria e, per i profili di responsabilità genitoriale, all’autorità giudiziaria minorile.

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